L’occasione per scoprire l’origine e le ragioni che fanno del cane il migliore amico dell’uomo
Il 4 ottobre, giorno in cui si ricorda frate Francesco d’Assisi, si celebra la Giornata mondiale degli animali. Il legame col francescano è stato scelto per il suo amore e il suo rispetto per la natura. La leggenda lo vuole anche predicatore agli uccelli e pellegrino accompagnato da un lupo addomesticato. È ben noto il suo “Cantico delle Creature” un antico testo poetico che celebra gli elementi naturali come il sole, il vento, l’acqua. In esso esprime un profondo sentimento di fraternità universale e un’intima connessione tra l’uomo e il creato.
L’ideatore della Giornata dedicata agli animali
L’ideatore di questa ricorrenza fu lo scrittore tedesco Heinrich Zimmermann, editore della rivista Mensch und Hund (L’uomo e il cane). Zimmermann organizzò la prima Giornata mondiale degli Animali nel 1925 a Berlino e la spostò al 4 ottobre nel 1929. Inizialmente trovò un seguito solo in Germania, Austria, Svizzera e Cecoslovacchia. Solo nel maggio del 1931, durante un congresso delle organizzazioni mondiali volte alla protezione degli animali a Firenze, propose di rendere universale la data da dedicare agli animali. L’accettazione fu unanime.
Obiettivo della celebrazione
La celebrazione è volta a sensibilizzare le società sullo status degli animali per migliorarne il trattamento in tutto il Mondo. Per raggiungere questo scopo le organizzazioni degli animali, le varie comunità, le aziende e gli individui vengono
incoraggiati ad pianificare eventi che parlino della fauna, della sua importanza per l’ecosistema e di quella a rischio di estinzione. È ben noto come le vite degli animali siano profondamente influenzate dalle azioni di individui, aziende e Nazioni. Negli ultimi anni l’interesse dei Paesi per i danni provocati dall’uomo alla natura e per la salvaguardia del Pianeta sta crescendo notevolmente. I programmi volti alla sostenibilità coinvolgono ogni cultura a prescindere dalla fede o dall’ideologia politica. L’azione antropica di deforestazione, l’agricoltura intensiva, il cambiamento climatico, ha le sue conseguenze anche sul mondo animale.
Gli allevamenti intensivi, le sperimentazioni, l’invasione dell’habitat della fauna selvatica stanno infliggendo ferite alla biodiversità. Attraverso una maggiore consapevolezza e istruzione, possiamo aiutare a sviluppare una cultura compassionevole che alimenta la riforma legale e il progresso sociale per portare un equilibrio più grande tra l’uomo e la natura.
Uomo e cane, un rapporto privilegiato
In questo quadro, senza dubbio, il cane ha avuto con l’uomo un rapporto di amicizia privilegiato che ha origini antichissime, nel Neolitico. Il cane deriverebbe dal cambiamento genetico nel lupo, avvenuto grazie alla vicinanza umana. E nel corso dei secoli hanno progressivamente modificato i loro geni sviluppando comportamenti sociali simili a quelli umani. Numerosi reperti archeologici testimoniano l’uso che gli individui facevano dei cani. È probabile che vicino ai villaggi avessero cominciato ad accogliere lupi singoli che approfittavano della compagnia umana per reperire più facilmente cibo e riparo, in cambio di un loro ruolo come protezione dagli altri predatori. Possiamo immaginare che, intenerito dai cuccioli dei lupi, qualcuno li abbia accolti all’interno dell’insediamento, avviandone il processo di addomesticamento.
Dalla funzionalità all’attaccamento
Accanto all’originaria funzione di protezione da altri predatori, si andò formando il loro utilizzo come animali da soma per l’agricoltura e per la caccia. A questi ruoli si
aggiunsero nel procedere della storia, quelli di guida, di accompagnamento, di salvavita e anche di terapia. Per esempio lo psicologo Boris Levinson scoprì che un bambino autistico da lui curato interagiva in modo positivo quando, durante le sedute, il medico portava con sé il suo cane. Oltre alla capacità di collaborare con gli uomini, interagiscono emotivamente: provano un amore incondizionato verso il padrone che considerano un benefattore, ricevendone cibo e protezione. Entrambi godono della reciproca compagnia e si supportano nelle situazioni pericolose. Una componente cruciale della loro competenza sociale è proprio l’abilità di creare attaccamento.
Una relazione benefica
L’empatia dei cani consente loro di esprimere emozioni con sguardi e vocalizzazioni, reagendo alle sfumature emotive dei suoni emessi dall’uomo. Armonizzano i propri bisogni alla vita familiare, seguendone le regole imparate attraverso l’osservazione. Addirittura se maltrattati, dimostrano sintomi psicologici simili a quelli che dimostrano i bambini per il medesimo disagio. In sintesi la relazione degli uomini con i cani è senza dubbio positiva. Sono animali che aiutano a combattere la solitudine e l’isolamento di molte persone anziane, delle persone malate. Contribuiscono a ridurre i sintomi della depressione, dell’ansia, dando uno scopo e dando l’occasione di avere una vita più salutare: la regolarità della routine, l’esercizio fisico, qualcuno di cui avere cura. In ultimo, le coccole che si riservano al cane fanno rilasciare al corpo l’ossitocina ormone associato alla felicità che crea tra l’altro anche affetto e legami più forti.
“Veterani in Sella”
Il Centro di riferimento per le scienze comportamentali e la salute mentale (Scic) dell’Istituto superiore di sanità in collaborazione con lo Stato Maggiore dell’Esercito, ha preso parte al progetto “Veterani in Sella”, uno dei primi studi a livello europeo a focalizzarsi sulla salute mentale dei veterani, dal quale è emerso che la relazione con un cavallo può aiutare anche nella gestione dei disturbi da stress post-traumatico.
Lo studio, i cui risultati saranno pubblicati sul numero di gennaio-febbraio 2025 della rivista di psichiatria, ha evidenziato un effetto positivo della relazione con il cavallo sulla gestione
dei disturbi stress e sulle difficoltà di adattamento conseguenti agli eventi traumatici vissuti, favorendo anche le abilità relazionali interpersonali. Sono stati arruolati un gruppo di veterani per un intervento della durata complessiva di 9 mesi, durante i quali è stato effettuato un monitoraggio e la valutazione del benessere psico-fisico. I risultati hanno evidenziato miglioramenti nelle attitudini e nei comportamenti dei partecipanti (autonomia, fiducia nelle proprie capacità), ma anche nella gestione dell’ansia e nel superamento delle difficoltà interpersonali.
Salute mentale e disturbi motori
«Il cane e il cavallo» – sottolinea Francesca Cirulli, dirigente dello Scic – «sono nel complesso gli animali maggiormente coinvolti poiché condividono con l’uomo una lunga storia di co-evoluzione che ha consentito loro di sviluppare un sofisticato sistema di comunicazione non verbale, che è alla base della loro capacità di interagire con il sistema emozionale umano». La relazione con il cane può essere un aiuto valido in patologie che hanno come ambito la salute mentale al fine di ridurre sintomi di ansia, depressione o solitudine. La sollecitazione motoria ritmica fornita dal cavallo, invece, lo rendono un importante ausilio in pazienti con disturbi motori o posturali, ma anche in patologie psichiatriche complesse, con effetti benefici su funzioni adattive ed esecutive del cervello.
Veronica Tulli
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