Martin Scorsese, premiato a Torino

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Scorsese

«Non intendo dire arrivederci al cinema, voglio fare ancora tanti film!»

Torino omaggia il cineasta italo americano. Martin Scorsese ha ricevuto la Stella della Mole alla carriera durante un gala in suo onore. Ha incontrato i giornalisti al Museo Nazionale del Cinema, dopo aver ricevuto, dal presidente Enzo Ghigo, una raccolta di rare pellicole anni Venti di Pastrone. «Amo così tanto Cabiria che ho inserito un suo manifesto in Toro scatenato», dichiara stringendo tra le mani le pellicole. Gli appuntamenti torinesi sono proseguiti con la masterclass al Cinema Massimo che ha preceduto una retrospettiva a lui dedicata.

Cos’è il cinema? «La passione di raccontare una storia che alla fine anima il successo di un progetto». E questo sicuramente Martin Scorsese lo sa bene. A più di sessant’anni dal suo esordio, rappresenta la celebrazione della settima arte, di un tipo di cinema che ha fatto la storia e che lascia un segno indelebile nella cinematografia. La grandezza di un regista non sta tanto in ciò che ci lascia nel corso di tutta la sua carriera, ma in quel che è in grado di trasmettere lungo il percorso. Emozioni, ispirazioni, turbamenti, rivoluzioni, sentimenti contrastanti o semplicemente storie in grado di arrivare a tutti. Martin Scorsese si è fatto portavoce di messaggi più o meno espliciti, ma a volte sono quelli più silenziosi ad avere una valenza tale da sconfinare e bucare il grande schermo. E questa è certamente prerogativa di pochi!

Il cinema da salvaguardare

La conservazione e il restauro sono due temi che stanno molto a cuore a Martin Scorsese, ecco perché la sua presenza a Torino lo entusiasma. Il Museo del Cinema rappresenta un luogo proprio deputato alla conservazione e al restauro. Il celebre regista ha fondato la World Cinema Foundation, un’organizzazione per salvaguardare dal tempo i film. Un lavoro che il cineasta ha raccontato nei dettagli.

Dal progetto alla realizzazione

«Tutto ha avuto inizio quando abbiamo cercato di trovare buone copie di film che volevamo vedere. All’epoca c’erano poche possibilità di trovare materiale, tranne con i repertory theatre, ovvero piccoli cinema dove si potevano vedere piccoli film. A Los Angeles nel 1970/’71 con Brian De Palma, James Cocks e anche Spielberg ci rendemmo conto che i film che guardavamo, senza ottenere l’autorizzazione a vedere i negativi originali, sarebbero andati perduti. Mi riferisco a opere dal 1935 al 1960, film che ci avevano ispirato a diventare registi. Lo studio system era collassato, nessuno si prendeva cura della longevità del lavoro. Non solo dei negativi, ma anche delle stampe e fino al 1952 si parlava di nitrati che potevano esplodere e bruciali. Ad esempio i negativi originali di Quarto Potere bruciarono negli anni Settanta in un magazzino di Santa Monica», rivela.

In pellegrinaggio per salvare la settima arte

Un obiettivo molto importante per il regista era quello di non dissolvere un capitale artistico così immenso.

Scorsese racconta di come chiesero film in giro, facendo un vero e proprio pellegrinaggio nelle sale, trovando versioni complete di film perduti, in bianco e nero e a colori.

«Al tempo la stampa a colori divenne molto costosa e la qualità era limitata, in pochi anni i rossi diventarono rosa. Poi con la ZChannel cambiò ogni cosa, i film venivano mostrati senza interruzioni e lì iniziai a scoprire il cinema di Polanski», aggiunge.

La svolta con Warner Bros.

Il 1990 è l’anno che segnò in qualche modo un cambiamento nella sua carriera.

«Girò la voce che stavo iniziando a girare Quei bravi ragazzie Warner Bros. mostrò interesse. Con Lucas, Kopler, Kubrick, Allen, Pollack ci unimmo per fondare la The Film Foundation. E così presentammo agli studi un volume di film che avevamo. Mentre giravo Quei bravi ragazzi mi occupavo anche di questo e pensai di mettere insieme questi volumi per Warner, MGM, Columbia, Paramount, Universal e arrivare al fron-office. Volevamo salvare il cinema, selezionare i titoli per la conservazione e per gli Studios. Ottenuti i finanziamenti riuscimmo a sviluppare oltre duemila film», prosegue.

Cinema, patrimonio dell’umanità

Scorsese rimarca che l’idea era quella che considerassero tutto questo arte e cultura da diffondere alle future generazioni. «Il cinema è patrimonio dell’umanità e i produttori sono i primi responsabili della sua conservazione, perché ogni film è un pezzo di memoria».

Scorsese e il futuro

Per chi pensa a un suo ritiro smentisce categoricamente, spiegando che il film su Sinatra è rimandato e a quello su Gesù ci sta lavorando. «Non intendo dire arrivederci al cinema, voglio fare molti film e spero che Dio i dia la forza per realizzarli», sintetizza.

Appassionato del mondo antico e degli scavi archeologici, Scorsese è executive in un docufilm sull’archeologia, realizzato nel Sud Italia. «Voglio visitare il luogo dov’è nato mio nonno, Francesco Scorsese, anzi, Scorzese, sono gli americani che glielo hanno cambiato», puntualizza.

La violenza nei film

Il cinema di Martin Scorsese ha sempre trattato argomenti di un certo peso, scandagliando le proprie storie in maniera intensa. Il regista ha spaziato sui temi connessi all’identità italoamericana, senza trascurare le questioni legate alla religione cattolica, ma non ha disdegnato anche di puntare l’attenzione molto spesso sul crimine che ha profondamente segnato la storia americana.

Per chi gli chiede una riflessione sulla presenza della violenza nei suoi film, Scorsese specifica: «Fa parte della quotidianità, io sono cresciuto in un contesto in cui era irrinunciabile».

D’altronde basti pensare all’ultimo film che ha scritto e diretto, il thriller Killers of the Flower Moon con Leonardo Di Caprio e Robert De Niro. Tratto dal bestseller di David Grann, il film racconta una storia americana di crimini a sfondo razzista e la violenza è parte integrante. Killers of the Flower Moon è un film complesso, una storia d’amore e tradimenti, delitti e misteri. Un avvincente intrigo tratto da una vicenda realmente accaduta negli anni Venti e passata alla storia come “il regno del terrore”.

Ed è proprio questo il cinema di Martin Scorsese, il racconto della realtà, la ricerca, attraverso una macchina da presa, della scoperta della verità, quella che si intravede attraverso uno sguardo curioso e attento al dettaglio, a ciò che sfugge agli occhi di chi non sa osservare, se non con quel che gli altri vogliono farci vedere. La capacità di un autore si differenzia nella ricerca di un’identità, fortemente impregnata di una visione personale e non di ciò che il contesto nel quale viviamo e lo star system vuole farci vedere.

 

Alessandra Caputo

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