Mufasa – Il Re Leone, il capolavoro di Jenkins

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Un’esclusiva anteprima per vedere i primi 40 minuti del prossimo film di Natale in casa Disney

Simba, guarda le stelle. I grandi re del passato ci guardano da quelle stelle. Quando ti senti solo ricordati che quei re saranno sempre lì per guidarti. E ci sarò anch’io”. Le parole di Mufasa, dopo 30 anni, hanno ancora lo stesso potere comunicativo e non perdono la loro magia. In un’atmosfera che profumava di grandi eventi, al The Space Moderno di Roma direttamente dagli Stati Uniti è arrivato Barry Jenkins per presentare in una speciale anteprima i primi 40 minuti di Mufasa – Il Re Leone, il live action firmato Disney in arrivo nelle sale il 19 dicembre.

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Il premio Oscar per Moonlight firma la regia di MufasaIl Re Leone, il film di Natale Disney che racconta l’ascesa dell’amato re delle Terre del Branco. Attraverso il racconto di Rafiki alla cucciola di leone Kiara, figlia di Simba e Nala, di fronte a Timon e Pumbaa, conosceremo la leggenda di Mufasa. Il flashback racconterà la storia di Mufasa cucciolo orfano che incontra un leone comprensivo, Taka, erede di una Mufasastirpe reale. L’incontro casuale darà il via al viaggio di uno straordinario gruppo di sventurati alla ricerca del proprio destino.

Soltanto 40 minuti di proiezione hanno dato la possibilità di renderci conto della meraviglia di questo live action e della grande sfida tecnologica che c’è dietro, un lavoro di ben quattro anni e mezzo che unisce le tecniche cinematografiche con immagini fotorealistiche generate al computer.

Abbracciare la sfida

«Non avevo capito come mai la Disney volesse che dirigessi questo film, non pensavo fossi la persona perfetta, non volevo farlo. Dopo otto giorni mia moglie ha detto che sarebbe stato infantile dire di no senza leggere di cosa si trattava, ho letto la sceneggiatura e ho pensato ci fosse qualcosa di speciale. È stata proprio la sceneggiatura che mi ha conquistato», racconta Barry Jenkins durante l’incontro stampa.

Franchise mood

Diversi registi indipendenti come Chloe Zhao o Greta Gerwig e il suo Barbie, hanno deciso di lanciarsi in franchise, cosa spinge un autore a lanciarsi in una sfida differente?

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«Negli anni Sessanta/Settanta non esistevano i franchise. Siamo la prima generazione che è cresciuta con film come il Re Leone, Toy Story, Terminator, Die Hard, Independence Day, e questo è il cinema con il quale sono cresciuto prima di approdare alla scuola di cinema. È il trentesimo anniversario de Il Re Leone, penso che tutti possano diventare re», aggiunge il regista.

Siamo tutti esseri complessi

La mamma di Mufasa gli dice di lasciarsi guidare dai sogni e allora in sala chiedono cosa sogna per il futuro dell’America, ma il regista non si espone più di tanto. «Siamo tutti esseri umani complessi, anche i cattivi lo sono. Tutto dipende dalle scelte che si fanno e questo vale anche per gli altri Paesi».

Jenkins si racconta ai giornalisti, descrivendo i film Disney con i quali è cresciuto, da La Sirenetta a Fantasia e Il Re Leone. «Ho sempre pensato che ci fosse qualcosa di bello nel modo in cui la Disney utilizzava le immagini come metafore. Quando ho iniziato ad affrontare questo film ho pensato di voler portare un po’ della magia di Fantasia nell’universo», prosegue.

La narrazione e la nascita di un leader

Qual è la poetica che si nasconde dietro la realizzazione di questo film? Il regista spiega come un film sia costruito da tre parti: il direttore della fotografia, il montatore e lo scenografo insieme.

Mufasa – Il Re Leone ci mette di fronte a una serie di riflessioni e a un messaggio ben preciso che vuole diffondere.

«Siamo tutti esseri umani complessi. I bambini pensano di non poter mai diventare re. In questo film mi piace aver deprogrammato l’idea di quel che ci vuole per diventare un leader. Mai visto un film in cui un figlio adottato è al centro della storia! La nostra narrazione si è evoluta in questo senso. È fantastico perché dice che non è impossibile», prosegue.

Mufasa è la figura paterna per eccellenza nel mondo Disney e in questo film le figure genitoriali che vediamo seguono sin dall’inizio una narrazione rilevante.

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«Il Mondo è cambiato e penso dobbiamo dare ai bambini un’illustrazione più complessa di sé stessi ma anche di noi come genitori, solo così possiamo prepararli al Mondo. Penso che i genitori in questo film siano più complessi rispetto al passato, ma penso anche che i ragazzi vedano nella quotidianità qualcosa di più articolato», conclude il regista.

Le voci italiane

La versione italiana di Mufasa – Il Re Leone avrà al doppiaggio Luca Marinelli (Mufasa), Alberto Boubakar Malanchino (Taka), Elodie (Sarabi), Edoardo Stoppacciaro (giovane Rafiki), Riccardo Suarez Puertas (Zazu) e Dario Oppido (Kiros).

Il cast di voci italiane dietro il film è da sempre fan del mondo Disney, ognuno di loro racconta quanto quest’esperienza di doppiaggio sia stata una grande soddisfazione personale. Il doppiaggio non è soltanto una questione di voce, come spiega Malanchino. «C’è sempre una dimensione psichica e fisica, ci deve essere tecnica e competenze, ma al servizio di un altro essere umano che ha fatto quel lavoro prima di te. Il doppiaggio è una grande scuola che può far diventare gli attori ancora più bravi e non devono mai mancare cuore e passione».

A tu per tu con il bambino che trent’anni fa ha guardato il Re Leone

«Gli direi andrà tutto bene», risponde Edoardo Stoppacciaro.

«Direi a quel bambino che le cose andranno bene, anche se manca ancora la sicurezza e l’armatura che devi costruire nel tempo per stare nel Mondo, sai che c’è qualcosa dentro di te, hai un ruolo e devi dimostrare chi sei. Gli direi di non preoccuparsi, di crederci e continuare nella sua strada. Credici perché ci sarà la luce alla fine», dice Riccardo Suarez Puertas.

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«Mi sono sempre sentita un piccolo cucciolo di leone e pensavo che aggredire fosse il primo modo per difendersi. Mi fa sorridere che mi trovo in qualche modo a fare sempre delle cose che mi somigliano. Sto imparando a gestire questa paura dell’esterno, paura di non essere all’altezza, di non essere abbastanza di non essere capita. Questo ruolo penso sia arrivato in un momento di serenità e comprensione dei miei limiti, li sto abbracciando», rivela Elodie.

Milele “per sempre”

«Vorrei dire a quel bambino “vai verso il tuo Milele”, questa terra fantastica che poi loro trovano. Penso sia qualcosa che ho fatto nella mia carriera ma non da solo, accanto ho avuto la mia famiglia e i colleghi», specifica Luca Marinelli.

«Al bambino che guardava Il Re Leone in vhs vorrei dire di non avere paura e andare avanti, perché i sogni esistono e si possono realizzare ma portano anche tante responsabilità. Tante porte si possono aprire e questo spero sia un elemento che dia forza a tanti ragazzi che vengono da condizioni fragili. Se potessi tornare indietro più che a me stesso, direi qualcosa ai miei amici quando erano più piccoli, a chi non ha trovato la loro Milele personale e non hanno mai fatto quel salto dell’età adulta. Darei un abbraccio e rincuorerei tutte le persone che mi sono state accanto», aggiunge Alberto.

«Parlare di Disney significa parlare di qualcosa di enorme nella mia esistenza. Ho vissuto Il Re Leone da ragazzo e ho avuto la fortuna di farlo vedere ai miei figli», evidenzia Dario.

Il fascino dei cattivi

Il mondo Disney è stato parte integrante dell’infanzia di tanti e anche dei doppiatori di Mufasa – Il Re Leone. Ognuno ha nel cuore un personaggio in particolare.

«Sono sempre stata innamorata degli antagonisti, perché credo che abbiano una bella tridimensionalità. Ursula su tutti è la mia preferita. Mi sono sempre innamorata dei reietti che nessuno voleva, avrei voluto abbracciarli», confida Elodie che porta avanti parallelamente il suo percorso di attrice e cantante.

«In questo momento della mia vita sto studiando, facendo quel che purtroppo non ho fatto da ragazzina. Sto abbracciando tutte le possibilità e opportunità che arrivano, per essere una donna risolta, per scoprirmi, darmi una possibilità ed esprimermi. Ho davvero tanto bisogno di esprimermi. Nella mia vita avevo tanta paura e non mi accorgevo di averla. Il cinema ha un linguaggio incredibile, ti dà la possibilità di essere empatico, capire e scoprire gli altri e te stesso attraverso gli altri. Per questo motivo sto abbracciando questa strada e si vedrà piano piano», conclude Elodie.

 

Alessandra Caputo

Foto © Giulia Parmigiani – 2024 Disney Enterprises, Inc. All Rights Reserved.

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