Australia: al via la legge che vieta i social ai minori di 16 anni

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Un provvedimento con pareri divergenti sulla messa in opera, dato che non possono essere richiesti i documenti, e sull’utilità

L’Australia ha approvato una legge rivoluzionaria, diventando il primo Paese al Mondo a vietare l’accesso ai social media per i minori di 16 anni. La normativa, approvata nell’ultimo giorno utile dal Senato, è stata riportata dai principali media australiani. Promessa a lungo dal primo ministro Anthony Albanese, leader del Partito Laburista, arriva alla scadenza del suo mandato, con le elezioni federali previste per l’anno prossimo. Durante la votazione, il sostegno è arrivato anche dall’opposizione, composta da Partito Liberale e Partito Nazionale, a seguito di modifiche che garantiscono che non saranno richiesti documenti d’identità governativi per verificare l’età degli utenti.

La portavoce dell’istruzione dell’opposizione, Sarah Henderson, ha definito le restrizioni per i minori di 16 anni “fondamentaliper contrastare l’impatto negativo dei social media sulla salute mentale dei giovani. Ha ricordato il caso di Charlotte O’Brien, una dodicenne alunna di una nota scuola privata di Sydney che si è tolta la vita dopo anni di bullismo online, sottolineando che questa legge rappresenta un passo necessario.

La senatrice laburista, Jenny McAllister, ha evidenziato i rischi legati agli algoritmi che promuovono contenuti dannosi, come autolesionismo, disturbi alimentari e ideologie estremiste. Ha dichiarato che i genitori cercano supporto, ma le piattaforme non offrono soluzioni adeguate.

Non sono mancate le critiche

AustraliaI senatori dell’opposizione, Alex Antic e Matt Canavan, hanno votato contro, definendo il provvedimentofrettoloso” e dubitando della sua efficacia nel ridurre i danni dei social media. Sarah HansonYoung, senatrice dei Verdi, ha criticato duramente la legge, definendola unafarsa” che offre una “falsa sensazione di sicurezza” e accusando il Governo di non aver coinvolto i giovani nella discussione.

La proposta di legge è stata presentata, discussa e approvata in tempi record, suscitando perplessità sul breve periodo dedicato alla consultazione pubblica. La senatrice laburista Karen Grogan ha sottolineato che, sebbene le leggi siano necessarie, non rappresentano unasoluzione magica”. Ha insistito sull’importanza di includere i giovani nel dialogo per creare connessioni costruttive.

Durante le audizioni parlamentari, gli esperti hanno espresso opinioni contrastanti. La psicologa clinica, Danielle Einstein, ha sostenuto l’aumento dell’età minima per l’accesso ai social media, affermando di non vedere benefici per la salute mentale dei giovani. Al contrario, Nicole Palfrey di Headspace ha evidenziato i vantaggi dei social media, come il supporto online per i giovani che vivono in aree remote. Anche Lucy Thomas di Project Rockit ha invitato alla cautela, avvertendo che il divieto potrebbe spingere i giovani verso situazioni di maggiore isolamento.

Soluzioni contro il cyberbullismo

La legge entrerà in vigore tra 12 mesi e riguarderà piattaforme come TikTok, Facebook, Snapchat, Instagram, X e Reddit, ma non includerà alcune app di messaggistica come Facebook Messenger e WhatsApp. Restano però dubbi su come le piattaforme determineranno l’età degli utenti senza l’uso di documenti d’identità, considerando anche i rischi di sicurezza legati a violazioni informatiche, come il caso “Medibank” del 2022.

Tra i metodi possibili ci sono sistemi di verifica gestiti dal Governo (un po’ come lo Spid in Italia) oppure basati su dati biometrici: in entrambi i casi i genitori potrebbero aggirare il divieto accedendo con la propria identità per poi consegnare il dispositivo ai figli con meno di 16 anni, come successo in altri casi in cui si è tentato di imporre un divieto di questo tipo. Alcuni sono anche preoccupati dall’eventualità di dover fornire o comunque far gestire dati sensibili alle grandi aziende che gestiscono le piattaforme social.

La legge che vieta ai minori di 16 anni di accedere ai social media è solo l’inizio di un lungo dibattito. Da una parte c’è chi la vede come un passo necessario per proteggere i giovani da rischi ormai innegabili, dall’altra c’è chi teme che questa misura sia solo un modo per aggirare problemi più complessi, come l’educazione digitale e il supporto psicologico.

Negli ultimi tempi, atti di bullismo sui social media hanno avuto conseguenze drammatiche, portando al suicidio studenti di scuole pubbliche e private. In un Paese civile e democratico come l’Australia, dove la sicurezza e il benessere dei giovani dovrebbero essere una priorità, questo è semplicemente inaccettabile. La legge, quindi, si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione per la salute mentale dei ragazzi e il bisogno urgente di trovare soluzioni efficaci contro il cyberbullismo.

Modalità da perfezionare

A livello politico, la normativa ha visto un’ampia convergenza: la Coalizione, composta dal Partito Liberale e dal Partito Nazionale, ha votato insieme al Governo laburista per approvarla, mentre i Verdi si sono opposti, accompagnati da alcuni esponenti liberali e nazionali. Nonostante questo raro accordo bipartisan, il dibattito resta acceso, con critiche rivolte alla gestione “frettolosa” del processo legislativo e alla mancanza di consultazione pubblica.

In Australia, questa legge ha già acceso la propaganda elettorale in vista delle prossime elezioni federali. Mentre il primo ministro, Anthony Albanese, rivendica il successo della legge come una promessa mantenuta, alcuni deputati dell’opposizione che hanno votato contro la legge sottolineano le criticità nell’implementazione e il rischio che la normativa non raggiunga gli obiettivi prefissati. Il futuro dipenderà non solo dalla sua applicazione pratica, ma anche da come influirà sul dibattito pubblico e politico. Per ora, resta il messaggio che qualcosa andava fatto: proteggere i più giovani è una responsabilità che non si può ignorare, anche se le modalità possono ancora essere perfezionate.

 

Giovanni Maria Pontieri

Foto © NPR, Pregativadi, AFR, Nikkei Asia

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Giovanni Maria Pontieri
Giovanni Maria Pontieri lavora nel settore dell'assistenza agli anziani in Australia come social support worker e wellbeing assistant ed è anche giornalista freelance per il bisettimanale italo-australiano "La Fiamma" di Sydney. Nato e cresciuto a Pieve Torina, in provincia di Macerata, ha mosso i suoi primi passi nel mondo del giornalismo grazie al settimanale marchigiano "Orizzonti della Marca." Giovanni per "Eurocomunicazione," scrive articoli riguardanti la società e la politica australiana, con qualche incursione anche sugli argomenti legati all'Unione Europea. Con una passione per la storia, Giovanni ama immergersi in eventi musicali e culturali, e non rinuncia mai a una piacevole chiacchierata con gli amici per rilassarsi e stare in buona compagnia.

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