Come si è arrivati alla guerra in Ucraina?

0
925
Ucraina

Le divergenze tra Nato, Stati Uniti e Russia risalgono già ai primi anni 90 e si poteva prevedere che qualcosa di “grosso” sarebbe successo

Trump ha interrotto gli aiuti e le forniture di armi all’Ucraina, bloccando così le spedizioni di munizioni e attrezzature autorizzate e finanziate durante l’amministrazione Biden.

C’è una notevole divergenza tra Usa e Ucraina, resa ancora più evidente dalle recenti dichiarazioni, oltre ovviamente al confronto tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale. Il presidente ucraino ha dichiarato alla Bbc che «l’Ucraina è pronta a firmare un accordo sulle terre rare con gli Stati Uniti», nonostante il suo acceso confronto con il leader di Washington. E Trump lo ha confermato al Congresso Usa. Ma vediamo come si è potuto giungere alla situazione attuale e più o meno come è partita questa guerra tre anni fa.

L’accordo

Con la fine della Guerra Fredda e la caduta del muro di Berlino nel 1989, gli Usa e l’Alleanza nordatlantica hanno assicurato a Mosca che “la Nato non si espanderà di un centimetro verso est”. Ma ha iniziato a espandersi verso est negli anni ’90. Tuttavia, nel 1997 è stato firmato l'”Atto istitutivo” tra la Nato e la Russia, attraverso il quale Mosca ha accettato l’allargamento in cambio del fatto che l’Alleanza non disponesse di forze permanenti nell’Europa orientale. Il risultato fu un clima di distensione e di cooperazione tra le due parti. E poi tutto è stato capovolto. La Nato ha fatto una serie di mosse che Mosca, a torto o a ragione, ha visto come uno sforzo concertato di accerchiamento.

Dopo il crollo dell’Urss, gli Usa hanno seguito, in relazione al nuovo Stato russo, la dottrina Brzezinski, secondo la quale la Russia avrebbe dovuto evolversi, in termini di potere, in uno Stato molto simile all’odierna Germania o Francia, pienamente integrato nel quadro istituzionale occidentale, sotto il dominio Usa. L’espansione della Nato a tutti i Paesi della formazione orientale e, soprattutto, la completa separazione dell’Ucraina dal controllo russo attraverso la sua ammissione nella Nato e nelle istituzioni europee sarebbe l’atto catalizzatore per la realizzazione di questo piano.

Separazione dell’Ucraina

Scrive Brzezinski: “La cosa più inquietante (per la Russia) di tutte è stata la perdita dell’Ucraina. L’emergere di uno Stato indipendente non è stata solo una sfida per tutti i russi, che sono stati chiamati a ripensare la natura della propria identità politica ed etnica, ma ha anche rappresentato un ritiro geopolitico vitale per lo Stato russo. La rinuncia alla storia imperiale russa, che durò oltre trecento anni, significò la perdita di un’economia industriale e agricola potenzialmente ricca e di 52 milioni di individui sufficientemente legati ai russi etnicamente e religiosamente da rendere la Russia uno Stato imperiale veramente grande e sicuro di sé”.

L’indipendenza dell’Ucraina ha anche privato la Russia della sua posizione dominante nel Mar Nero, dove Odessa fungeva da porta vitale per il commercio con il Mediterraneo e oltre. La perdita dell’Ucraina è stata cruciale da un punto di vista geopolitico, perché ha ridotto drasticamente le scelte geo strategie del Cremlino. L’unica vera opzione – quella che potrebbe dare alla Russia un ruolo internazionale realistico e anche massimizzare il suo potenziale di trasformazione e modernizzazione sociale – è l’Europa”.

“E non un’Europa qualsiasi, ma quella transatlantica di un’Unione europea che si allarga e di una Nato che si allarga. Questa è l’Europa a cui la Russia dovrebbe essere legata se vuole evitare un pericoloso isolamento geopolitico. Per l’America, è troppo debole per essere un partner, ma è ancora troppo forte per essere semplicemente un cliente. È molto probabile che sia un problema a meno che gli Usa non creino un ambiente che aiuti a convincere i russi che l’opzione migliore per il loro Paese è una relazione sempre più organica con l’Europa transatlantica“.

L’amministrazione Biden e l’appoggio indiscusso da parte dei Paesi europei

In totale, da gennaio 2022 a dicembre 2024, l’Ucraina ha ricevuto 246 miliardi di euro (quasi 80 miliardi di euro all’anno) in aiuti militari, economici e umanitari. Negli ultimi tre anni, gli Stati Uniti hanno stanziato 132 miliardi di euro e l’Unione europea 114, per un totale di 246 miliardi. Altri 19 provengono da Stati europei non appartenenti al blocco Ue (principalmente Regno Unito).

Incompetenza umana e politica

Nella storia, il caso dell’Ucraina, il cui obiettivo era “contenere e logorare” la Russia risorta, Ucrainaè iniziato con le manovre congiunte della Nato nel 2008, culminate nel colpo di Stato di Maidan del 2014 e nella guerra civile. A questo seguirà l’assedio dei russi nel Donbass. E tutto questo periodo in Ucraina culmina nella storica sconfitta politica dell’Occidente, il 2 febbraio 2022, con la firma del “Patto di amicizia fraterna e illimitata” tra la Federazione russa e la Repubblica popolare cinese. Il patto, che ha aperto la strada all’invasione russa, crea potenzialmente la più grande potenza umana, militare, industriale, estrattiva e commerciale della storia, già esistente in tutti i mercati della Terra.

Aver provocato l’Operazione Speciale, il rifiuto degli accordi di Istanbul e l’imposizione di sanzioni alla Russia sono stati errori di incompetenza umana e politica, sottolineati da militari e storici imparziali. La Nato non ha mai avuto l’opportunità di far prevalere le truppe ucraine nel teatro di guerra, se non nella “Trappola di Kiev”, una fase iniziale controversa – e ancora da chiarire – del conflitto.

Le sanzioni hanno ampliato i mercati russi, aumentato il suo Pil e dato sostanza, con piani “laici”, a un’integrazione “illimitata” con la Cina. Le fasi attuali, il loro svolgimento, la fine del conflitto bellico e le sorti di ciò che resterà in Ucraina sembrano (ceteris paribus) scelte della Federazione russa, che nessuna potenza o alleanza esterna potrà influenzare.

Cosa dicevano della guerra in Ucraina

Inoltre, sembra che il futuro appartenga al Sud del Mondo, purtroppo per noi europei. Tutte le previsioni di esperti, analisti e giornalisti di quasi tutto l’Occidente sul tema della guerra Ucraina-Russia si sono rivelate sbagliate: “la Russia, a causa delle sanzioni, dovrà collassare economicamente entro due mesi dall’inizio della guerra”. Al contrario, sembra che sia l’Europa a fallire, proprio a causa di queste sanzioni.

“I russi avrebbero presto esaurito le munizioni e le riserve e avrebbero combattuto con le pale!” Il corso degli eventi ha dimostrato il contrario: secondo gli stessi ucraini, “se spariamo un proiettile, rispondono con 100 proiettili“. “L’invasione della Kursk russa è stata un genio strategico che avrebbe cambiato le sorti della guerra!” Al contrario, sembra che 20-30 mila uomini delle unità d’élite dell’esercito ucraino siano finiti in trappola. Allo stesso tempo, ha causato l’indebolimento delle difese nel Donbass, che – secondo tutte le prove esistenti – se il tempo lo permetterà, sarà occupato nella sua interezza.

Tutte queste informazioni errate creano ovviamente enormi problemi agli europei. O no? A quanto pare sì. E problemi che non sono solo legati alle loro condizioni di vita materiali – il caro energia, ad esempio, che mette in pericolo l’industria dell’Ue e, soprattutto, la Germania. I problemi sorgono nel manipolare la percezione e il comportamento e, di conseguenza, nel modo di analizzare gli eventi e il modo necessario per risolverli. Chi sono i beneficiari dell’intera situazione? A chi serve nascondere la verità?

Sostegno militare

Con 114 miliardi di euro, gli Usa hanno fornito più aiuti di tutti i 27 membri dell’Ue messi insieme, anche se meno dell’intera Regione europea (compresi Norvegia, Regno Unito, Svizzera e Islanda). Dell’importo totale, circa la metà – più di 120 miliardi di euro – era costituita da aiuti militari. Il sostegno dell’Europa è rimasto relativamente stabile nel tempo e all’inizio del 2024 ha raggiunto quello statunitense dopo essere rimasto inizialmente indietro. Gli Usa rimangono il Paese donatore più importante in termini assoluti, con un ampio margine, anche se il loro sostegno è rallentato in modo significativo durante la “crisi degli aiuti” tra la metà del 2023 e l’inizio del 2024, quando il Congresso ha bloccato il nuovo sostegno all’Ucraina.

Il forte supporto di Washington si vede chiaramente quando si guardano gli aiuti a livello dei singoli Paesi, con la Germania al secondo posto con “appena” 17 miliardi di euro. In sintesi, nei primi tre anni di guerra, il 43% degli aiuti è stato consegnato a Kiev dai soli Usa. Ciò che rende Washington indispensabile, tuttavia, è la dimensione militare: dei 130 miliardi di euro in materiale e strumenti bellici consegnati finora, più di 64 miliardi di euro sono arrivati dagli Usa (quasi la metà di tutti gli aiuti militari), rispetto ai 50 miliardi di euro (39%) dei Paesi dell’Ue. È facile capire che gli europei sono teoricamente e praticamente impossibilitati a colmare il vuoto che si creerà.

Fornitura di armi ed equipaggiamenti

Uno degli sviluppi più notevoli negli aiuti militari all’Ucraina negli ultimi tre anni è stata la graduale transizione della fornitura di armi e attrezzature dalle scorte esistenti dei donatori a quelle di nuova produzione. Questo cambiamento non è sorprendente. Già nel settembre 2022, in particolare all’interno dell’Ue, era chiaro che gli arsenali dei Paesi membri erano gravemente “esauriti” dai trasferimenti di armi su larga scala all’Ucraina. Alla luce di questi sviluppi, le fonti di assistenza militare di Kiev sono classificate in due grandi gruppi: “appalti”, che includono finanziamenti e donazioni in natura attraverso acquisti dall’industria della difesa, e “scorte”, che si riferisce alle attrezzature fornite direttamente dagli arsenali di donatori o forze armate di Paesi terzi. Nel 2024, almeno il 66% degli aiuti militari concessi all’Ucraina proveniva da appalti dell’industria della difesa.

I donatori di armi europei hanno iniziato a procurarsene dall’industria della difesa ucraina. Nell’ultimo anno, diversi paesi hanno firmato accordi bilaterali di cooperazione in materia di difesa con l’Ucraina, tra cui Francia e Germania, nonché Lussemburgo e Lituania. I funzionari dell’Ue hanno inoltre sottolineato l’opportunità di testare l’efficacia delle armi europee, poiché le attrezzature prodotte in Ucraina sono costantemente testate sul campo di battaglia.

Quindi c’è uno sviluppo di maggiore cooperazione Ue-Ucraina che deve essere registrato, perché potrebbe non essere significativo (per il 2024 gli ordini ammontano a un miliardo di euro) ma evidenzia chiaramente il coinvolgimento degli europei nell’economia di guerra e la loro interconnessione con le compagnie militari ucraine. Se prendiamo in considerazione anche gli accordi tra l’Ue e la leadership ucraina per sfruttare le ricchezze minerarie dell’Ucraina, gli interessi economici che fino ad ora sono coperti sotto le fragorose corone morali dei leader dell’Ue cominciano a essere compresi.

 

George Labrinopoulos

Foto © La nostra Patria Europa, La Storia Universale, Wikipedia, Stimson Center, Euronews

Articolo precedenteGuerra in Ucraina, l’Europa si riorganizza attorno a Starmer
Articolo successivoMickey 17 e il lancio nel vuoto dell’ignoto
George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui