Si potrebbe pensare che il presidente Usa e la sua amministrazione abbiano fatto calcoli scientifici per arrivare alle percentuali, la realtà è un po’ diversa
Quasi ogni singolo Governo del Mondo si sta preparando a rispondere ai dazi che il presidente Usa, Donald Trump, ha annunciato dalla Casa Bianca. 34% per la Cina, 20% per l’Unione europea, 46% per il Vietnam, 31% per la Svizzera. E così via, da un numero all’altro. I dazi al 10%, oltre che a Regno Unito e Brasile, saranno applicati anche a Singapore, Cile, Australia, Colombia, Turchia e a una serie di Stati “minori”. «Abbiamo applicato dazi dimezzati rispetto a quelli imposti a noi», ha sostenuto.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen è diretta: «Siamo nella tempesta. Chi colpisce uno di noi colpisce tutti e siamo pronti a rispondere. Non è troppo tardi per i negoziati, ma l’Europa ha tutto ciò che serve per affrontare la tempesta».
Ma il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, avverte: «Non reagite, evitate un’escalation».
La mossa rappresenta un duro colpo ai rapporti economici internazionali, che potrebbe innescare escalation di guerre commerciali. Da subito ha scosso Wall Street: nel dopo mercato e nella notte i future legati all’indice Dow Jones hanno mostrato perdite del 2,5%, quelli sull’S&P 500 del 3,6% e sul Nasdaq di quasi il 5 per cento. Citigroup ha definito la manovra molto superiore a quella attesa dagli operatori e dagli analisti, in grado a conti fatti di portare le tariffe medie effettive statunitensi oltre il 25% contro un previsto 10 per cento.
L’Europa colpita ma non crolla
Il dollaro continua a indebolirsi sulle principali valute dopo l’avvio dei dazi. L’euro sale dell’1,6% sul biglietto verde a 1,1032. In aumento anche la sterlina a 1,3175 (+1,3%) e il franco svizzero a 1,1560 (+1,9%).
Le Borse europee proseguono la seduta in netto calo ma non crollano. Sui mercati si registra un clima di nervosismo per l’impatto che avrà una guerra commerciale sull’economia globale. L’indice stoxx 600, che raccoglie 600 delle principali capitalizzazioni di mercato europee, registra una flessione dell’1,3%. In rosso Parigi (-1,8%), Francoforte (-1,5%), Londra (-1,3%) e Madrid (-1,2%).
L’amministrazione Trump sfida però il consenso economico. Un funzionario della Casa Bianca ha confermato che i dazi reciproci base, ovvero quelli al 10%, saranno applicati da sabato 5 aprile, quelli con aliquote maggiori, invece, da mercoledì 9 aprile. Nel decreto presidenziale firmato, è elencato ogni singolo Paese con l’aliquota applicata.
Reazioni
Roma
«L’introduzione da parte degli Usa di dazi verso l’Unione europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti». Il premier italiano, Giorgia Meloni, ha aspettato un’ora dalla fine del discorso di Donald Trump e poi, per la prima volta, ha criticato apertamente la scelta del presidente statunitense, dopo aver evitato di sbilanciarsi rispetto agli annunci scanditi in queste settimane da Washington.
E anche se la Casa Bianca ha chiarito che non ci saranno negoziati, il commento del premier lascia intendere che conta su margini di trattativa: «Faremo tutto quello che possiamo per lavorare a un accordo, con l’obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre, agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei».
Parigi
Per il primo ministro francese, Francois Bayrou, i nuovi dazi annunciati dal presidente Trump rappresentano «una catastrofe per il mondo economico», ha affermato. «È una difficoltà immensa per l’Europa. Credo che sia anche una catastrofe per gli Stati Uniti e per i cittadini americani», ha sottolineato.
Londra
«È chiaro che le decisioni prese dagli Stati Uniti avranno un impatto economico, sia qui che a livello globale. Ma voglio essere chiaro: siamo preparati, anzi uno dei grandi punti di forza di questa Nazione è la nostra capacità di mantenere la calma». Così il premier britannico, Keir Starmer, sull’imposizione di misure doganali sulle esportazioni verso gli Usa. «La nostra intenzione rimane quella di concludere un accordo, ma nulla è escluso».
Berlino
La Germania ha dichiarato di sostenere l’Unione europea nella ricerca di una “soluzione negoziata” con Washington, ricordando che l’Europa è pronta a reagire. «È positivo che la Commissione continui a puntare a una soluzione negoziata con gli Stati Uniti», ha affermato il vicecancelliere tedesco Robert Habeck. In caso di fallimento, «l’Ue darà una risposta equilibrata, chiara e determinata. Ci siamo preparati», ha aggiunto, temendo che questa valanga di tasse americane «trascinerà i Paesi nella recessione e causerà danni considerevoli in tutto il Mondo».
Madrid
«Se non c’è spazio per i negoziati con l’amministrazione Trump sui dazi per la Ue prenderemo misure per proteggere le nostre imprese e i nostri consumatori», ha affermato il ministro spagnolo dell’Economia, Carlos Cuerpo, nel deplorare la guerra tariffaria scatenata dal presidente statunitense che Madrid considera «ingiusta e ingiustificata».
Il ministro ha sottolineato che provocherà «un mondo più frammentato e povero e colpirà tutti». Il titolare dell’Economia ha confermato che il Governo prepara «una rete di sicurezza» per i settori più colpiti dall’aumento dei dazi, sia per aiuti e breve termine che «per rilanciarli sul medio periodo», favorendone l’accesso a nuovi mercati e cercando nuovi soci strategici, con l’accelerazione della ratifica dell’accordo della Ue con Mercosur, così con «lo sfruttamento dei mercati interni» soprattutto all’Unione europea.
Budapest
“L’economia europea e i suoi cittadini stanno ancora una volta pagando il prezzo dell’incompetenza di Bruxelles”, scrive su X il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó. “La decisione sui dazi di ieri degli Stati Uniti ha chiarito una cosa: la Commissione europea avrebbe dovuto negoziare. Hanno avuto due mesi e mezzo di tempo. Non hanno fatto nulla”.
Kiev
Gli Usa hanno introdotto un dazio del 10% sull’Ucraina che determinerà una situazione «critica ma non complicata», afferma il ministro dell’Economia ucraino, Yulia Sviridenko, che poi aggiunge che nel 2024 l’Ucraina ha esportato negli Stati Uniti 874 milioni di dollari e nello stesso periodo, negli Usa sono stati acquistati beni per un valore di 3,4 miliardi di dollari.
Ottawa
Dall’altra parte dell’Oceano il premier canadese Mark Carney fa sapere che «ci sarà una risposta forte».
Hanoi
Il primo ministro del Vietnam, Pham Minh Chinh, ha richiesto l’immediata istituzione di una “squadra di risposta rapida” agli ingenti dazi del 46% imposti dagli Stati Uniti. Lo si legge sul portale di informazione ufficiale del Governo di Hanoi. Durante una riunione del comitato permanente, il primo ministro ha affermato che i ministeri devono essere «calmi, coraggiosi e elaborare risposte proattive, flessibili, tempestive ed efficaci a tutti gli sviluppi», si recita il comunicato.
Isole disabitate
Ebbene si, la scure di Trump si è abbattuta anche su isole disabitale, senza persone ma con pinguini, privi di attività imprenditoriale e men che meno di esportazioni. Si tratta delle isole antartiche Heard e McDonald, territorio esterno australiano nell’Oceano Indiano meridionale, che sono state colpite da una tariffa del 10%. O dell’isola di Norfolk a nord-est di Sidney o dell’isola norvegese di Jan Maden. La Cnn e il Guardian hanno analizzato la lista elencata ieri dal presidente Usa dei Paesi colpiti da dazi e hanno scoperto che, come ha sostenuto il premier australiano Antony Albanese, «nessun posto sulla terra è sicuro».
I calcoli
Nell’annuncio dei dazi Trump ha illustrato il metodo utilizzato con una spiegazione che non appare esaustiva e convincente per esperti di tutto il Pianeta. Il presidente e i suoi collaboratori hanno utilizzato un sistema apparentemente elementare, come evidenziato da diversi osservatori. È stato considerato il rapporto tra deficit commerciale degli Stati Uniti e surplus commerciale di un’altra Nazione, la cifra è stata divisa per due e il risultato è diventato il “dazio”.
Un esempio? Nel 2024 il deficit commerciale Usa verso la Cina ammontava a 295,4 miliardi di dollari. Washington ha importato beni cinesi per 439,9 miliardi. Pechino, in sostanza, può vantare un surplus del 67%. La metà, arrotondata per eccesso, porta a 34: appunto, il dazio applicato.
E da dove viene il 20% assegnato all’Unione europea, Italia compresa?. Export: 531,6 miliardi. Import 333,4 miliardi. Il deficit ammonta a 198,2 miliardi. Calcolatrice alla mano, 198,2 rispetto a 531,6 rappresenta il 37%, stretto parente del 39% che – secondo Trump – equivale ai dazi applicati dall’Ue nei confronti degli Usa.
Ginevra Larosa
Foto © RSI, Barron’s, Euroinnova Formazione, The Financial Express













