Un libro ripercorre la nascita e l’evoluzione dello strumento principe della musica occidentale
Ottimi libri sulla storia del pianoforte, tra gli strumenti più iconici dell’universo musicale, non mancano, a cominciare dal noto studio di Piero Rattalino. Non era dunque impresa agevole quella intrapresa da Enzo Beacco, apprezzato critico musicale, del quale Il Saggiatore ha dato alle stampe “Galassia pianoforte“. Una storia di compositori, interpreti e costruttori.
L’originalità di quest’opera risiede nella multidisciplinarietà dell’approccio alla materia: Beacco non si limita alla ricostruzione diacronica dei vari passaggi che hanno portato dai prototipi agli attuali strumenti, un percorso lungo tre secoli, ma vi affianca le biografie dei geniali costruttori, degli accordatori e dei mercanti, dei grandi compositori, insegnanti e interpreti le cui creazioni hanno stimolato e accompagnato l’evoluzione del pianoforte, lesti come furono a intuire e mettere a frutto le sue nuove potenzialità tecniche ed espressive dando vita a forme musicali più complesse.
Sinergia
Suggestiva la metafora proposta dall’autore per abbordare una storia così intricata: quella delle “galassie” (degli autori e degli interpreti) e degli “orbitali” (la scansione diacronica), così spiegata nell’introduzione (“Telescopio”): “Un universo fatto di 2 galassie parallele, comunicanti ma distinte, formate ognuna da quattro orbitali (orbite tridimensionali) che contengono 6 Pianeti”.
“Il doppio percorso in due tappe di 24 stazioni” continua l’autore, “vuol essere una griglia artificiosa ma rassicurante entro cui collocare alcuni degli infiniti eventi che hanno
accompagnato la vita dello strumento degli ultimi secoli”. Ad aggiungere un tocco di classicità, ogni capitolo è preceduto dalla sintesi del contenuto, come si usava nei romanzi coevi alla nascita e al primo sviluppo del pianoforte. Dunque, accanto ai nomi dei musicisti (da Scarlatti, “il primo tra i grandi compositori a mettere le mani sulla tastiera di quello che sarebbe diventato il moderno pianoforte”, a Scott Joplin), figurano quelli dei pianisti (da Cortot a Pollini), poiché la tecnica compositiva, l’evoluzione dell’interpretazione pianistica, l’innovazione dello stile esecutivo e del modo di comunicare la musica al pubblico si sono evolute con lo strumento, in una proficua sinergia tra artigiani, costruttori e musicisti.
Gli attori principali
Si parte dall’invenzione di Bartolomeo Cristofori realizzata a cavallo dei secoli XVI e XVII, che ha permesso di superare i limiti dinamici del clavicembalo grazie alla possibilità di variare l’intensità del suono in base alla forza con cui si premono i tasti (non più corde pizzicate da salterelli ma percosse con martelletti). Si passa quindi al PianoFort di Gottfried Silbermann (amico di Bach, che fu il primo ad abbandonare progressivamente il clavicembalo), scaltro costruttore che subito intuì le potenzialità della nuova invenzione, da lui innovata con vari prototipi, anche con l’apporto creativo dell’eccelso musicista tedesco. Poi abbiamo il fortepiano di Andreas Stein, allievo di Silbermann e “geniale sperimentatore” inventore della cosiddetta “meccanica tedesca” (poi rinominata “viennese”), i cui prototipi furono scoperti da Mozart, incontro che portò alla scrittura di alcune straordinarie sonate per pianoforte solo (K 309, 310, 311, 333).
Il ruolo avuto da Haydn e del boemo Dussek; l’impatto di Beethoven, Schumann, Chopin e altri mostri sacri; l’importanza del padre della didattica, Carl Czerny, allievo di Beethoven, che forgiò “una scuola pianistica giunta sino ai nostri giorni”, e di Franz Schubert, “capace di capire l’anima stessa del pianoforte”.
“L’irruzione” di Liszt, che produce “una sequenza di sommovimenti tellurici”; il talento e il lavoro di diffusione di Clara Wieck; il “fanciullo prodigio” Anton Rubinštejn e la prolifica scuola pianistica russa; e così via, con il progressivo passaggio dal protopianoforte al pianoforte, la nascita e l’affermarsi di marchi che avrebbero segnato la storia dello strumento (Erard, Beckstein, Steinway e numerosi altri), il ruolo dei centri irradianti creatività, mode, ispirazioni – Dresda, Berlino, Vienna, Londra, Parigi, Weimer –, degli agenti professionali che organizzavano le tournee dei concertisti (a partire dal leggendario Phineas Taylor Barnum), dei conservatori musicali, delle corti nobiliari e dei salotti borghesi – una storia troppo densa per riassumerla qui.
La nuova frontiera
Il lungo viaggio si chiude con l’arrivo dell’era digitale e degli strumenti elettronici come il Clavinova della Yamaha, che hanno rappresentato una nuova frontiera per il
pianoforte, ampliando ancor oltre le possibilità sonore e di fruizione musicale, sino alle innovazioni più recenti, come i modi di riproduzione regolati con l’intelligenza artificiale, o lo strumento a nove ottave e 108 tasti introdotto dall’australiana Stuart & Sons nel 2018. La lenta transizione che dai primi prototipi conduce ai pianoforti attuali è quindi ricostruita con piglio filologico attraverso le trasformazioni tecnologiche e stilistiche che ne hanno mutato struttura, meccanica, materiali e applicazioni, ed è lodevole l’aver evidenziato il legame profondo tra musica e costume, contestualizzato un processo dinamico in cui il pianoforte, e in generale l’arte musicale, riflettono e influenzano i mutamenti culturali, sociali e tecnologici, nell’alveo degli eventi storici.
Particolarmente utili le appendici, con una cronologia generale che parte dalle prime forme di salterio a corde risalenti al V secolo a.C., comprensiva delle composizioni per pianoforte, l’origine e i passaggi di proprietà delle ditte costruttrici, anche geolocalizzate, le date della fondazione dei conservatori, la nascita e lo sviluppo delle incisioni e delle invenzioni tecnologiche legate all’universo sonoro; la sezione I protagonisti, divisa per costruttori con le varie scuole nazionali, l’ascesa e la concentrazione della grandi case discografiche, illustrate con illuminanti grafici cronologici. Né manca il sempre comodo indice dei nomi e un agile apparato di note.
Uno strumento immortale
Con una prosa accessibile, aperta ad ogni tipo di lettore, il pianoforte tratteggiato in queste pagine è insomma elemento vivo, in continua mutazione, “un vero prodotto industriale, inserito nel segmento merceologico dei beni di largo consumo durevoli”, oggetto di una evoluzione “drammatica”, paragonabile a quella avuta dal calcolatore elettronico, con le sue varianti professionali e domestiche. Una “galassia”, evocata appunto sin dal titolo, in cui ci si può anche perdere, vista la vastità dell’argomento, la densità delle informazioni, degli aneddoti e delle curiosità. Sarebbe comunque un dolce smarrirsi, poiché da queste pagine sembrano davvero risuonare le note immortali dei tanti geni che hanno contribuito alla meravigliosa storia di questo strumento.
Giuseppe Costigliola
Foto © Christian Salerno pianista, Progetto Montecristo, Circolo dei lettori / Torino













