Focus sul Bhutan, il Paese della felicità, e sulla visione di Gelephu Mindfulness City: un centro urbano moderno dove cultura e innovazione si incontrano
Come ogni anno, numerosi Paesi prendono parte alla Biennale Architettura 2025. Quest’anno sono 66 le partecipazioni nazionali con mostre organizzate nei padiglioni ai Giardini (26), all’Arsenale (25) e nel centro storico di Venezia (15). Le nuove adesioni sono quattro: Togo, Qatar, Sultanato dell’Oman e Repubblica dell’Azerbaigian.
La 19ª Mostra Internazionale di Architettura si svolge dal 10 maggio al 23 novembre 2025, ed è curata dall’architetto e ingegnere Carlo Ratti, che ha dichiarato: «Per affrontare un Mondo in fiamme, l’architettura deve sfruttare tutta l’intelligenza che ci circonda».
La Mostra mira a tracciare nuove rotte per il futuro, proponendo un ventaglio di soluzioni ai problemi più urgenti del presente. È una raccolta di progetti sperimentali ispirati a una definizione di intelligenza – anche artificiale – intesa come capacità di adattarsi all’ambiente, partendo da un bagaglio condiviso di risorse, conoscenze e tecnologie. Si presenta così come un laboratorio dinamico che riunisce esperti in varie forme di intelligenza. Per la prima volta, la Mostra include oltre 300 contributi di più di 750 partecipanti, tra cui architetti, ingegneri, matematici, scienziati del clima, filosofi, artisti, cuochi e codificatori, agricoltori e stilisti, macchine AI e intagliatori.
Focus sul Paese della felicità
Il Bhutan, Paese in cui la modernità è profondamente intrisa di tradizione, si trova oggi ad affrontare sfide come l’invecchiamento della popolazione e la fuga dei giovani talenti.
Per rispondere a questi cambiamenti, sua maestà Jigme Khesar Namgyel Wangchuck ha immaginato Gelephu Mindfulness City: un centro urbano moderno dove cultura e innovazione si incontrano. Al cuore di questa visione si trova l’aeroporto di Gelephu, concepito come un “forest terminal”, una struttura che fonde la bellezza naturale e architettonica con la sostenibilità dell’energia solare. Gli interni, riccamente elaborati, creano un ponte tra il passato e il futuro del Bhutan. Ancient Future: Bringing Bhutan’s Tradition and Innovation incarna questa sinergia, mostrando il potenziale collaborativo tra l’artigianato umano e la robotica.
Al centro dell’installazione, una trave in legno lunga sei metri: metà è intagliata secondo metodi tradizionali da un artigiano bhutanese, l’altra metà è scolpita da un robot guidato dall’intelligenza artificiale. Tradizione e tecnologia si potenziano a vicenda. La robotica non sostituisce l’attività artigianale ma l’arricchisce replicando disegni complessi con la velocità e la precisione consentendo così agli artigiani di concentrarsi sulla parte creativa.
Ispirazione per le nuove generazioni
L’installazione include anche il documentario “Wood & Wire“, che racconta la storia di Tashi, un giovane intagliatore di legno, e della sua collaborazione con Atena, un robot alimentato da intelligenza artificiale. Il film esplora la tensione, la sinergia e la trasformazione del patrimonio culturale nell’incontro con il progresso. “Ancient future bring in Bhutan’ s tradition and innovation” ridefinisce la conservazione in quanto evoluzione e dimostra come la tecnologia possa valorizzare la cultura anziché eroderla. In una fusione della maestria senza tempo del Bhutan con le innovazioni della modernità e della AI, il ricco patrimonio del Paese può perpetrarsi nel tempo e ispirare le nuove generazioni.
Il particolare (in foto) di una trave scolpita da uomo e robot simboleggia l’incontro tra artigianato e innovazione in Bhutan incarnando un futuro che punta a custodire la cultura del tempo. Ancient future si propone così come un’esplorazione poetica dell’armonia tra l’arte senza tempo del Bhutan e la tecnologia di ultima generazione. Ne nasce un’interpretazione, ma anche una narrazione continua tra creatività umana e precisione delle macchine di un Paese che merita una visita.
Cecilia Sandroni













