Finora il Governo di Canberra ha sottovalutato il potenziale strategico che potrebbe risultare delle relazioni con l’Ue
Il primo ministro australiano, Anthony Albanese, al summit del G7 in Canada, non ha avuto l’occasione di incontrare di persona il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, poiché quest’ultimo ha lasciato il vertice in anticipo a causa della guerra in corso in Medio Oriente tra Israele e Iran. Avrebbe dovuto discutere con il Tycoon due questioni fondamentali: la revisione del patto di sicurezza Aukus da parte del Pentagono e i dazi ancora in vigore sull’alluminio e sull’acciaio australiano.
Trump ha deciso di rivedere l’accordo, firmato con Australia e Regno Unito, per verificare se sia davvero in linea con gli interessi degli Usa. Questa scelta rientra nella sua politica “America First”, che pone sempre in primo piano le priorità strategiche ed economiche americane. Il Pentagono ha avviato un’analisi per valutare se l’accordo, firmato durante la presidenza di Joe Biden, sia effettivamente vantaggioso per Washington. Uno dei principali motivi di questa revisione è la preoccupazione che la Marina statunitense non disponga di un numero sufficiente di sottomarini per le proprie necessità operative. Trump teme che fornire sottomarini a propulsione nucleare all’Australia possa indebolire una flotta americana già sotto pressione.
Un ulteriore nodo critico riguarda la richiesta del nuovo segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che ha sollecitato l’Australia ad aumentare in modo significativo la propria spesa militare. Secondo Hegseth, senza un maggiore contributo economico da parte australiana, l’accordo Aukus rischia di diventare insostenibile nel lungo periodo.
Australia – Unione europea
Nonostante queste difficoltà Keir Starmer, primo ministro britannico, e Albanese hanno ribadito il loro impegno a favore della cooperazione multilaterale. Inoltre Albanese ha incontrato i presidenti di Commissione e consiglio europei, rispettivamente Ursula von der Leyen e António Costa, annunciando l’avvio dei negoziati per un partenariato sulla sicurezza e la difesa. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione in settori strategici come l’industria della difesa, la cybersicurezza e la lotta al terrorismo. Il partenariato non comporterà obblighi di intervento militare, ma fornirà un quadro stabile per future cooperazioni operative.
George Brandis, editorialista del Sydney Morning Herald, ex senatore liberale, ex ministro della Giustizia federale ed ex alto commissario australiano nel Regno Unito, aveva già segnalato in un suo articolo l’intervento dell’ambasciatore dell’Unione europea in Australia, Gabriele Visentin, al National Press Club, durante il quale si è parlato della possibilità di una cooperazione strategica tra l’Ue e l’Australia in materia di sicurezza.
Due rette parallele
L’ambasciatore Visentin ha citato l’incontro tra l’alta rappresentante per la Politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, e il ministro della Difesa australiano, Richard Marles, avvenuto a Singapore. In quell’occasione si è discusso dell’apertura di colloqui informali tra Bruxelles e Canberra sulla cooperazione nel settore difensivo. Secondo Visentin, la sicurezza nazionale ha ormai una dimensione globale. L’alleanza “senza limiti” tra Cina e Russia – insieme a Iran e Corea del Nord – implica che una crisi in Europa possa avere ripercussioni immediate sull’Indo-Pacifico, e viceversa. È per questo, ha sottolineato, che la sicurezza europea dipende anche da ciò che accade in Asia.
Inoltre ha chiarito che il futuro accordo non sarà un trattato simile alla Nato o all’Anzus (alleanza militare tra Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti che prevede assistenza
reciproca in caso di attacco armato nella Regione del Pacifico), ma si concentrerà sul rafforzamento della cooperazione in ambiti come il coordinamento della difesa, le esercitazioni congiunte (come “Pitch Black”, svoltasi nei pressi di Darwin e alla quale hanno partecipato forze europee), la protezione delle filiere strategiche e le operazioni internazionali a tutela del diritto marittimo, come le missioni per la libertà di navigazione nel Mar cinese meridionale, in conformità con la Convenzione Onu sul Diritto del Mare.
L’Europa può essere un ottimo alleato
Brandis nel suo articolo ha inoltre ricordato che nel 2021 l’Unione europea ha adottato una strategia per l’Indo-Pacifico, evidenziando l’importanza di un maggiore coinvolgimento nella Regione. Anche il Regno Unito, nello stesso anno, ha definito un proprio orientamento indo-pacifico. Da allora, eventi come l’invasione russa dell’Ucraina, l’asse tra Cina, Russia, Iran e Corea del Nord, la rielezione di Trump e le difficoltà strategiche degli Usa hanno reso ancora più urgente la necessità di rafforzare i legami tra le democrazie occidentali. Per l’editorialista l’Australia rappresenta un partner naturale per l’Unione europea – forse più ancora del Giappone o della Corea del Sud – per via della sua posizione tra l’Oceano Indiano e il Pacifico e della sua maggiore affinità culturale, storica e sociale con l’Europa.
Tuttavia, finora Canberra ha sottovalutato il potenziale strategico della relazione con l’Ue per due motivi principali: il primo è che, per molti australiani, “Europa” significa soprattutto Regno Unito, con cui condividono lingua, monarchia, istituzioni e legami familiari. Il secondo è la visione dell’Ue come semplice collaboratore commerciale – oggi secondo partner economico dell’Australia dopo Cina e Giappone, e secondo investitore estero – senza coglierne appieno il valore politico-strategico. Anche a livello sociale, l’Ue è spesso percepita semplicemente come uno spazio utile per viaggiare senza passaporto, mentre i media australiani ne parlano raramente in modo approfondito.
Rimanere uniti
Secondo Brandis, l’Australia è in ritardo nel costruire un vero partenariato strategico con l
’Unione europea: ha trascurato la cooperazione politica sia con l’Ue che con i singoli Stati membri, e mantiene ancora oggi una presenza diplomatica poco incisiva nell’Europa continentale. Ora che il Mondo è diventato più instabile e l’affidabilità degli Stati Uniti come alleato viene sempre più messa in discussione – come dimostra la crisi in Ucraina – costruire nuove forme di collaborazione tra alleati democratici, al di là delle alleanze tradizionali, è diventato un imperativo della politica internazionale.
In un contesto globale così incerto, alleanze come l’Aukus o una cooperazione rafforzata tra Bruxelles e Canberra diventano fondamentali. Non si tratta solo di armi o strategie militari, ma della volontà di rimanere uniti tra Paesi che condividono valori democratici. L’Australia, oggi più che mai, è chiamata a guardare oltre il suo storico legame con il Regno Unito e a riconoscere nell’Europa un partner forte anche in materia di sicurezza e difesa.
Giovanni Maria Pontieri
Foto © Australia Travel Hub, Newsweek, d2dimmigration, Facebook













