Le incertezze per il gas dopo l’invasione russa in Ucraina e il nuovo conflitto tra Israele e Iran rendono i mercati instabili
Uno dei principali rischi delle varie crisi geopolitiche che il Mondo sta attraversando è l’aumento dei prezzi dell’energia. Sotto il mirino c’è soprattutto l’Europa che di conseguenza avrebbe implicazioni potenzialmente devastanti per l’economia globale.
La situazione più minacciosa è quella nel panorama della guerra tra Israele e Iran per una delle rotte di trasporto di carburante più cruciali al Mondo. Da non sottovalutare è anche la guerra commerciale dei dazi tra Stati Uniti e Paesi alleati che potrebbe amplificare ulteriormente le difficoltà. La Banca mondiale ha rivisitato le sue stime di crescita, fissando un 2,3 per cento per quest’anno, in calo rispetto al 2,8 previsto per il 2024.
Impatto sui prezzi del petrolio
Dal 13 giugno, data dell’inizio degli attacchi aerei israeliani contro le infrastrutture iraniane, i prezzi globali del petrolio sono aumentati di oltre il 10 per cento. La crisi geopolitica ha sollevato forti timori riguardo a potenziali interruzioni nelle forniture di energia, in particolare di petrolio e gas naturale liquefatto (Gnl), minacciando la produzione a livello globale.
Una possibile escalation tra i due Paesi potrebbe portare alla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran con conseguente attacco con mine o missili alle navi in transito.
Questo passaggio è infatti una rotta cruciale per le forniture petrolifere globali: nel 2024 ha visto transitare circa 20,3 milioni di barili al giorno, pari a circa il 20% del consumo mondiale di greggio. Teheran esporta da solo 2 milioni di barili al giorno lungo lo Stretto di Hormuz — soprattutto verso la Cina — mentre da Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Qatar passano complessivamente circa 20 milioni di barili al giorno. Inoltre, transita anche circa il 20% delle forniture globali di Gnl. È probabile che la Quinta Flotta della Marina statunitense, basata in Bahrein, impedirebbe la chiusura completa della rotta, ma inevitabilmente ci sarebbero interruzioni nei flussi.
Al momento non ci sono indicazioni concrete di minacce al trasporto marittimo, nonostante il Parlamento iraniano abbia approvato una risoluzione — puramente consultiva e non vincolante — per la chiusura dello Stretto. L’Iran rischierebbe infatti di attirare la reazione di Stati Uniti e Cina se dovesse interrompere le catene di approvvigionamento del greggio, danneggiando così anche la propria economia. Finché il passaggio rimarrà aperto al transito, il prezzo del petrolio dovrebbe mantenersi su livelli contenuti, seppur con un premio al rischio incorporato che rende improbabile un ritorno alle quotazioni di inizio maggio. Se lo stretto venisse chiuso, i prezzi potrebbero schizzare oltre i 100 dollari al barile.
I cambiamenti sono già in corso
La semplice incertezza legata al passaggio delle petroliere ha già avuto un impatto sui mercati. Alcune delle più grandi compagnie petrolifere, come Frontline, hanno dichiarato di rifiutare nuovi contratti di trasporto attraverso lo Stretto di Hormuz, mentre i premi assicurativi stanno aumentando. Inoltre, il Qatar ha iniziato a posticipare le sue spedizioni di Gnl attraverso la via strategica.
L’Europa, che dipende in modo crescente dal Gnl globale dopo la diminuzione delle
forniture di gas russo avvenute con lo scoppio del conflitto in Ucraina, è vulnerabile agli avvenimenti geopolitici che potrebbero influenzare le forniture da Paesi come il Qatar, che contribuisce al 10 per cento del fabbisogno energetico europeo. Il 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas in Israele ha avuto un effetto diretto sulle esportazioni di Gnl israeliane, interrompendo la produzione a Tel Aviv e costringendo l’Egitto a fermare le spedizioni verso l’Europa. Questo ha provocato un’impennata dei prezzi del gas in Europa.
Con la stagione estiva, che si sta rivelando già da giugno molto calda, la domanda di gas è piuttosto bassa, ma è nettamente in aumento la necessità di energia per il raffreddamento. I mercati, quindi, si trovano a dover bilanciare l’offerta e la crescente domanda in un contesto altamente volatile.
Ripercussioni
L’aumento dei prezzi dell’energia sta avendo un effetto diretto sull’inflazione, con impatti potenzialmente gravi sulla politica delle banche centrali. Le autorità monetarie, come la Federal reserve (Fed) degli Stati Uniti e la Banca d’Inghilterra, sono già in difficoltà nel gestire le attese inflazionistiche e potrebbero essere costrette a rivedere le politiche di tassi di interesse.
In Europa, l’aumento dei prezzi energetici sta mettendo sotto pressione il potere d’acquisto delle imprese, in particolare quelle che dipendono fortemente dall’energia. Gli aumenti dei prezzi energetici, le difficoltà nelle forniture e le tensioni commerciali stanno già innescando fenomeni di shrinkflation, in pratica le confezioni si fanno più piccole e il contenuto diventa più leggero, ma il prezzo non scende, un fenomeno a cui fare attenzione al supermercato.
Futuro
La produzione di petrolio dell’Iran, uno dei principali produttori globali, ha visto una
diminuzione a causa delle sanzioni, con le esportazioni destinate principalmente a Cina e India. Se questi Paesi dovessero perdere l’accesso alle forniture iraniane, potrebbero essere costretti a rifornirsi altrove, con il rischio di ulteriori aumenti dei prezzi. Con Teheran che esporta circa 1,5 milioni di barili al giorno, la Cina dipende in modo significativo dal petrolio iraniano. Se il Paese fosse privato di queste importazioni, l’impatto sull’economia cinese potrebbe essere significativo.
L’incertezza geopolitica in aumento sta lasciando i mercati in un limbo, e la volatilità sembra destinata a persistere. L’aumento dei prezzi dell’energia, le difficoltà nelle forniture di Gnl e petrolio e la crescente instabilità geopolitica stanno minacciando di scatenare una serie di effetti a catena che potrebbero colpire duramente l’economia globale. L’Europa, già vulnerabile, si trova ora a dover affrontare non solo un aumento dei prezzi ma anche un possibile rallentamento economico che potrebbe colpire i settori manifatturieri e i consumatori.
Ginevra Larosa
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