Un viaggio musicale tra rarità storiche e celebrazioni, dalle prime opere giovanili di Rossini alle collaborazioni con grandi maestri italiani
Quest’anno il Rossini Opera Festival oltre a presentare un cartellone di prestigio, con Zelmira, L’italiana in Algeri, La cambiale di matrimonio, presenta due gioielli: il primo le Cantate per voce sola, coro e orchestra di Rossini e la Messa per Rossini, per soli, coro e orchestra, che chiuderà l’edizione 2025 del Rof.
Le Cantate, che saranno in programma al Teatro Rossini domenica 17 agosto alle ore 15.30, sono: Il pianto d’Armonia sulla morte d’Orfeo, cantata con cori di Girolamo Ruggia, edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro; La morte di Didone, azione lirica, edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro; Il pianto delle Muse in morte di Lord Byron, canzone con coro, edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro.
Direttore d’orchestra il maestro Cesare della Sciucca, cantanti Giuliana Gianfaldoni
(soprano) e Dave Monaco (tenore), Coro Teatro Ventidio Basso e Orchestra Sinfonica G. Rossini. Marco Beghelli, che ha curato per la Fondazione Rossini Il pianto d’Armonia, ha sottolineato che si tratta della prima composizione importante di Rossini adolescente. Lasciata Pesaro a 6 anni con la famiglia, aveva trovato a Bologna la sua duratura residenza. Prima di tale partitura, creata nel luglio 1808, Rossini aveva composto qualche sezione di messa e qualche aria d’opera isolata.
Dunque Il pianto d’Armonia sulla morte d’Orfeo è ufficialmente la prima composizione di Rossini, mentre le Sonate a quattro per archi e l’opera seria Demetrio e Polibio sono successive. Il giovane Rossini, allievo del Liceo Musicale felsineo, ebbe come docente Mattei, successore di padre Martini, il grande didatta presso il quale erano accorsi molti compositori da mezza Europa, tra cui il quattordicenne Mozart. Mattei, erede di Martini, realizzò il Museo della Musica di Bologna ed ebbe fra i suoi allievi Rossini, Donizetti, Morlacchi, Pacini (a cui quest’anno è dedicato il Festival del Canto Ben Ritrovato), Tadolini, Nencini e Gandini.
La nascita della cantata
Nel 1808 Mattei assegnò a Rossini un testo poetico d’impronta mitologica scritto da Girolamo Ruggia: Il Pianto d’Armonia sulla morte d’Orfeo. Il giovane compositore ne fece una partitura per tenore, coro maschile e orchestra, avviata da una sinfonia che sfocia nel coro introduttivo e strutturata nel modello della Gran Scena.
L’anno successivo, nel 1809, Rossini tornò da padre Mattei per presentare la sua prima
opera La cambiale di matrimonio, che debutterà al Teatro di San Moisè a Venezia. Quell’esordio operistico segna però la rottura con il grande didatta e con Bologna. La cantata scolastica di Rossini verrà ricordata come tappa basilare nella formazione adolescenziale del compositore e nella sua sensibilità romantica dello Sturm und Drang. Quest’anno la cantata viene rappresentata per la prima volta nell’Edizione critica pubblicata lo scorso anno a Pesaro dalla Fondazione Rossini.
La cantata La morte di Didone
La composizione della cantata La morte di Didone risale al periodo in cui Rossini, terminati gli studi bolognesi, cercò di farsi strada nel mondo del teatro. Cecilia Nicolò, che ha curato la cantata per la Fondazione Rossini di Pesaro, ha stabilito che l’anno di realizzazione è compreso fra il 1810 e il 1811.
Vi è una lettera di Rossini alla madre del 1812 in cui menziona espressamente la cantata di una Didone abbandonata. Le origini letterarie risalgono a Metastasio, ma le fonti riportano che La morte di Didone fu scritta per Ester Mombelli, interprete alla prima esecuzione del 2 maggio 1818 nella sala del Teatro San Benedetto di Venezia.
La cantata segna il complesso rapporto fra Rossini e la famiglia Mombelli, originatosi con la stesura di Demetrio e Polibio e destinata a proseguire con Ester, che sarà la prima Madama Cortese nel Viaggio a Reims. Ad oggi, l’unica altra esecuzione attestata risale al 5 febbraio 1819 all’Accademia dei Filodrammatici di Milano. Un’ultima e singolare comparsa di una parte della cantata è rintracciabile nella Didone abbandonata di Mercadante, basata sul libretto di Pietro Metastasio.
Il pianto delle Muse in morte di Lord Byron
Nel 1823 la fama di Rossini si stava diffondendo in tutta Europa, anche nel Regno Unito,
grazie anche a Stendhal con la sua Vie de Rossini. Tuttavia, la critica anglosassone faticava a comprendere il successo delle sue opere come Il barbiere di Siviglia, L’italiana in Algeri e La Cenerentola. Rossini, considerato da molti un compositore frivolo, comprese l’importanza di inserirsi nella musica elitaria inglese, dirigendo concerti apprezzati dal Times e dal Morning Post. Ma il pubblico, pur numeroso, non fu entusiasta. L’esperienza inglese risultò negativa fino alla notizia della morte del grande poeta Lord Byron, evento che scosse profondamente l’opinione pubblica e Rossini stesso.
Per omaggiarlo, scrisse Il pianto delle Muse in morte di Lord Byron, per voce sola, coro e orchestra. L’opera si basava in gran parte su un preesistente coro femminile tratto dal Maometto II e poi confluito ne Le Siège de Corinthe. Con Rossini si esibirono voci celebri come la Malibran, Giuditta Pasta e Isabella Colbran. Questa cantata ebbe anche un significato politico, mitigando le critiche verso il compositore e rivalutandone il prestigio nella società britannica.
La Messa per Rossini
La Messa per Rossini, che verrà eseguita a conclusione del Festival al Teatro Rossini il 22 agosto alle ore 20.30, è una composizione a più mani, tra cui Giuseppe Verdi. Direttore d’orchestra Donato Renzetti, con il soprano Vasilisa Berzhanskaya, il mezzo soprano Caterina Piva, il tenore Dmitry Korchak, il baritono Misha Kiria e il basso Marko Mimica. Coro Teatro Ventidio Basso e Orchestra del Teatro Comunale di Bologna.
La messa sarà anche un omaggio a Gianfranco Mariotti, fondatore e ideatore del Rossini Opera Festival. Il 17 novembre 1868, Rossini era morto da quattro giorni quando Verdi scrisse a Tito Ricordi proponendo una messa per il grande compositore pesarese. L’idea era un progetto nazionale, un Requiem scritto dai maggiori maestri italiani, da eseguire a Bologna in San Petronio.
Nonostante l’entusiasmo iniziale, impegni e imprevisti ritardarono il progetto. Vide il via libera solo il 27 febbraio 1869, segnando il trionfale ritorno di Verdi al Teatro alla Scala di Milano. Tuttavia, l’idea originale mai completamente realizzata. Per questo la Messa per Rossini al Festival 2025 ha anche un forte valore morale e di recupero storico-musicale.
Paolo Montanari
Foto © Artenews, OPV Orchestra, Theatre Database, Liber Liber













