Spacciato come il simbolo di un’Italia che costruisce e guarda al futuro, rischia di essere l’ennesimo favore fatto alla Nato e agli Usa
Il Ponte sullo Stretto di Messina è destinato a cambiare per sempre il volto dell’Italia o, forse, a ridefinire la mappa del potere nel Mediterraneo? La narrazione ufficiale parla di progresso, di modernità, di un Sud finalmente connesso al resto del Paese e d’Europa. Ma cosa si cela dietro le immagini patinate e i rendering suggestivi? Perché un’infrastruttura, attesa da decenni e più volte accantonata, improvvisamente diventa prioritaria in un momento di tensioni internazionali senza precedenti?
Il 6 agosto il Cipess ha dato il via libera definitivo e il ministro Matteo Salvini, con una franchezza che ha spiazzato molti, ha definito l’opera “Dual Use”, termine che nel gergo militare significa: utilizzabile sia per scopi civili che per fini bellici. Una dichiarazione che apre scenari inquietanti. A chi serve davvero questo ponte? È un’opera per ridurre i tempi di percorrenza o un corridoio terrestre per permettere alla Nato e agli Stati Uniti di spostare truppe e mezzi in tempi record verso la Sicilia, hub strategico per le operazioni nel Mediterraneo, nel Nord Africa e nel Medio Oriente?
Lo Stretto di Messina non è solo un braccio di mare: è un passaggio obbligato, un
nodo geografico che può determinare le sorti di un conflitto. Basta osservare una mappa per capire come un collegamento stabile trasformerebbe Sigonella, Augusta e altre basi militari siciliane in avamposti ancor più integrati nella rete logistica atlantica. In caso di crisi, quanto tempo servirebbe per trasferire blindati, sistemi d’arma e uomini dal cuore dell’Europa alle coste africane? Forse molto meno di quanto impiega oggi un traghetto.
E mentre la retorica della “grande opera” promette occupazione e sviluppo, i numeri diffusi dagli stessi comitati locali raccontano altro: 291 unità immobiliari in Sicilia e 152 in Calabria destinate a essere demolite, 5 milioni di litri d’acqua al giorno consumati per i cantieri in una Città, Messina, dove i rubinetti sono a secco per gran parte dell’anno e oltre la metà dell’acqua potabile va persa in reti obsolete.
Quale logica c’è dietro un progetto che assorbe miliardi, mentre la popolazione vive con acqua razionata? I lavori modificheranno irreversibilmente il tessuto urbano, spostando stazioni ferroviarie, gallerie e arterie stradali. L’architettura normativa creata ad hoc per l’opera ha bypassato il Parlamento, instaurando un regime derogatorio che consente di aggirare vincoli ambientali e apre la porta a rischi concreti di infiltrazioni mafiose. Tutto questo per cosa? Per collegare due sponde o per assicurare un passaggio strategico a mezzi e armamenti?
Non mancano le ombre sui benefici economici. WeBuild S.p.A., colosso delle
costruzioni, sarà uno dei principali attori, con introiti miliardari, ma quale sarà il reale ritorno per i cittadini? E cosa significa, in termini di sovranità, cedere a una logica in cui le infrastrutture civili diventano strumenti operativi in scenari di guerra? Gli oppositori, come il collettivo Spazio No Ponte, parlano senza mezzi termini di “economia di guerra” mascherata da sviluppo. Eppure, nel dibattito pubblico, le loro voci faticano a emergere, soffocate dalla propaganda e dall’enfasi sui presunti vantaggi occupazionali. Ma che valore hanno nuovi posti di lavoro se il territorio circostante viene dimenticato, sfruttato, devastato?
E allora la domanda finale resta sospesa: questo ponte, spacciato come il simbolo di un’Italia che costruisce e guarda al futuro, non rischia di essere l’ennesimo favore fatto alla Nato e agli Usa, consegnando la nostra terra a interessi militari che nulla hanno a che vedere con il bene dei cittadini? Quando le campate d’acciaio saranno sospese tra Calabria e Sicilia, e il Mediterraneo diventerà un’autostrada bellica, chi potrà dire di non aver capito? E soprattutto, sarà ancora possibile tornare indietro?
Michel Emi Maritato
Foto © Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Wikipedia, Messina Today













