Israele: geopolitica e logistica passano per la Bibbia

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Israele: geopolitica e logistica

Per comprendere l’occupazione di Gaza City e la creazione del corridoio E1 in Cisgiordania occorre conoscere la Torah

Due recenti sviluppi hanno portato l’attenzione della comunità internazionale sulla politica israeliana. Il primo è l’approvazione, da parte del ministro degli esteri israeliano, Yisrale Katz, di un piano per l’occupazione militare di Gaza City. Il secondo concerne l’avanzamento del corridoio E1, un progetto infrastrutturale in Cisgiordania le cui implicazioni sono al centro del dibattito sul futuro della Regione. Tali iniziative appaiono come elementi di una strategia più ampia. Una comprensione più approfondita richiede la considerazione sia delle dinamiche politiche contemporanee che delle ambizioni tecnologiche e delle visioni legate ai testi sacri.

40 vittime in 24 ore

Il piano per Gaza City non si configura come operazione provvisoria, al contrario prefigura una presenza israeliana a lungo termine con l’obiettivo dichiarato di «garantire la sicurezza e prevenire la riorganizzazione di Hamas». Tale iniziativa, con il richiamo di 60.000 riservisti, si inserisce in una più vasta opera di consolidamento della presenza nazionale.

L’annuncio dell’Idf nel cuore di questa notte ha dato il via all’ultimo capitolo di escalation militare israeliana nella Striscia. Il premier Netanyahu ha voluto chiarire che anche se Hamas dovesse accettare un accordo per la tregua, Israele prenderà comunque il controllo dell’enclave. «Lo faremo, non c’è mai stato dubbio che non lasceremo Hamas lì», ha dichiarato. L’esercito israeliano ha avvertito ospedali e organizzazioni umanitarie nel nord della Striscia di prepararsi alle evacuazioni dei civili verso sud, una prospettiva fermamente respinta dal ministero della Salute dell’enclave secondo cui “un simile provvedimento priverebbe più di un milione di persone del diritto alle cure mediche ed esporrebbe la vita di residenti, pazienti e feriti a un pericolo imminente”.

Fa eco sui social il ministro Katz: «presto le porte dell’inferno si apriranno sulle teste degli assassini e degli stupratori di Hamas a Gaza, finché non accetteranno le condizioni israeliane per porre fine alla guerra, in primo luogo il rilascio di tutti gli ostaggi e il loro disarmo». Un ulteriore avvertimento, in conclusione: «se non accettano, Gaza, la capitale di Hamas, diventerà Rafah e Beit Hanoun».

Intanto le vittime aumentano. Nelle ultime 24 ore 40 persone hanno perso la vita per i combattimenti nella parte che l’Idf ha già occupato. In più i palestinesi devono fare i conti anche con la fame che finora ha ucciso in totale 271 persone – due nell’ultima giornata – di cui 112 bambini.

Misure di sicurezza e sviluppi infrastrutturali

Parallelamente, il corridoio E1 incarna una dimensione differente della strategia israeliana, di tipo territoriale e logistico. Il progetto prevede l’espansione degli insediamenti tra Gerusalemme est e Ma’ale Adumim, e ha l’obiettivo di creare una continuità territoriale attraverso la Cisgiordania. Conseguentemente, il suo completamento renderebbe più difficile la realizzazione di uno Stato palestinese contiguo, data la frammentazione del territorio. Da un lato, tale manovra rimane in linea con l’idea della creazione di un unico ente statale tra il Mediterraneo e il fiume Giordano sotto controllo israeliano: la “Eretz Israel”, vale a dire la “Terra di Israele”, quella biblica e promessa a Israele. Da non confondere con “Medinat Israel” (MI) la moderna entità politica e secolare.

Proiezione logistica: l’IMEC

La visione strategica israeliana è proiettata verso est in direzione del Golfo, e a ovest verso l’Europa. In questo contesto si incontrano l’elemento logistico con la traiettoria geopolitica del Paese. Il risultato è la collocazione all’interno di un progetto di portata globale: l’IndiaMiddle EastEurope Corridor. L’IMEC è un corridoio economico la cui idea nasce nel 2023 durante il G7 tenutosi a Nuova Delhi, in India. Si tratta di un’iniziativa economica e digitale concepita per collegare il mercato indiano a quello europeo, creando così un’alternativa alle rotte della cinese Belt and Road Initiaitve. Qui, Israele aspira a ricoprire il ruolo di perno tecnologico e logistico centrale, grazie ai porti di Haifa e Ashdod, i quali andranno a completare la rotta intermodalica asiatica.

A supporto di questa ambizione, il cavo sottomarino Blue-Raman rappresenta un tassello cruciale: collegamento in fibra ottica ad alta capacità è considerato il sistema nervoso digitale del futuro corridoio. Israele: geopolitica e logisticaDi proprietà di un consorzio che include Google e Telecom Italia, esso simboleggia il fondersi tra interessi globali e strategia regionale. Inoltre, Israele punta a posizionarsi come Abilitatore tecnologico e di Intelligenza artificiale, capitalizzando sulle sue competenze in cybersecurity, logistica intelligente e energia. Tale ruolo le conferirebbe una forma di sovranità geopolitica innovativa, trasformandola da potenza militare regionale a partner infrastrutturale indispensabile per Occidente e potenze arabe moderate, in virtù del ritorno degli Accodi di Abramo menzionato dal presidente Usa Donald Trump.

L’ elemento religioso: il concetto di “Grande Israele”

La spinta al consolidamento e all’espansione territoriale trova una sua potente motivazione nella narrativa di una parte della società israeliana, che attinge dalla Torah, testo sacro dell’ebraismo, per legittimare le proprie ambizioni geopolitiche. In particolare, due versetti sono spesso citati in questo dibattito:

Genesi 15:18: «In quel giorno il Signore stabilì un’alleanza con Abramo, dicendo: “Alla tua discendenza do questo Paese, dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate”».

Esodo 23:31: «Stabilirò i tuoi confini dal Mar Rosso al Mare dei Filistei (il Mediterraneo), e dal deserto al Fiume (Eufrate)».

Questi passi delineano i confini di una Terra Promessa che si estenderebbe dall’Egitto all’Iraq moderni, passando per l’Arabia Saudita settentrionale. Questa visione è nota come “Grande Israele” (Eretz Yisrael HaShlema) e fornisce a segmenti significativi della classe dirigente e della popolazione israeliana una giustificazione ultima e una motivazione profonda per sostenere politiche di espansione territoriale perseguite con mezzi moderni. Pertanto, iniziative come l’occupazione di Gaza City, l’incremento della presenza a est di Gerusalemme attraverso il corridoio E1 e l’aspirazione a divenire un hub regionale non sono mere mosse tattiche, bensì passi verso la realizzazione di un destino storico e divino.

Il ruolo delle minoranze in chiave geopolitica

La potenziale realizzazione di una traiettoria che combini avanzamento tecnologico e narrative storiche potrebbe avere rilevanti conseguenze per l’assetto mediorientale. Alcuni studi storici evidenziano come la Regione abbia conosciuto fasi di stabilità relativa in periodi caratterizzati dalla presenza di entità politiche ampie, come gli imperi romano, ma soprattutto quello ottomano, che gestiva la complessa diversità etnico-religiosa attraverso strutture amministrative articolate (il sistema dei Millet). In questo contesto un Israele con accentuata capacità tecnologica e militare potrebbe essere percepito da alcune minoranze marginalizzate dal mondo islamico come un potenziale garante di stabilità.

Il caso dei drusi ne rappresenta un esempio concreto: questa comunità, pienamente integrata nella società dello Stato ebraico, a differenza di altri contesti regionali, ha storicamente sviluppato un rapporto solido con le autorità israeliane. I drusi possono prestare servizio e prender parte alla leva militare, e godere del diritto di eleggibilità passiva alla Knesset (il Parlamento israeliano).

Parallelamente, formazioni politiche come quelle curde, che ricercano spazi di autonomia in contesti nazionali complessi (Turchia, Iraq, Siria), potrebbero vedere in un Israele con un ruolo logisticodiplomatico rafforzato, un interlocutore potenzialmente utile per i loro obiettivi di maggiore riconoscimento e sicurezza. Sfruttando le rivalità geopolitiche della Regione attraverso i nuovi equilibri portati dall’IMEC e il rinnovo degli Accordi di Abramo.

Ponderare

Tuttavia, queste dinamiche devono essere analizzate con cautela. Una comprensione Israele: geopolitica e logisticaaccurata delle mosse di ampi settori dello spettro politico di Israele richiede un’attenta considerazione di questa complessa interazione tra elementi contemporanei e storici. Le stesse manovre sono oggetto di valutazioni contrastanti: da un lato vengono interpretate da alcuni osservatori come espansive e unilaterali, dall’altro vengono descritte dai loro sostenitori come necessarie per la sicurezza nazionale e lo sviluppo economico. A prescindere dalla realizzazione della Grannde Israele, la comunità internazionale segue questi sviluppi con attenzione, consapevole che ogni modifica dell’assetto regionale potrebbe avere implicazioni di vasta portata.

La dimensione storicoreligiosa rappresenta un fattore importante per comprendere le motivazioni di alcuni attori politici, così come lo sono le considerazioni strategiche e di sicurezza. Sotto questa prospettiva risulta leggibile l’intervento, tenutosi a Sweida lo scorso mese, dell’Idf per difendere la minoranza drusa di Siria. Ignorare una di queste dimensioni potrebbe condurre a un’analisi incompleta delle dinamiche che guidano una delle Nazioni più strategicamente rilevanti e complesse della Regione.

 

Alessandro Bonifazi

Foto © Alessandro Bonifazi, WSJ, New Israel Fund, Gokulam Seek IAS, KRC Times, Reddit PeacWorks Foundation.

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