Italia: la terza riserva aurea più grande del Mondo

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Italia oro

Dalle miniere etrusche al caveau di Palazzo Koch, la storia dell’oro italiano che ha resistito a guerre, crisi e alla tentazione di venderlo

L’Italia, i cui asset sovrani – dalle obbligazioni alle banche – sono stati spesso oggetto di varie crisi negli ultimi anni, sta ora godendo di una spinta economica inaspettata poiché le enormi riserve auree della banca centrale seguono i prezzi del metallo prezioso ai massimi storici.

La riserva aurea del Paese riflette decenni di attenta gestione, in seguito al ripristino di quelle saccheggiate dai nazisti negli anni ’40, e una politica ferma che lo ha costretto a resistere alle pressioni per vendere, anche in tempi di crisi o quando il suo debito pubblico è salito alle stelle. La Banca Centrale detiene attualmente la terza riserva aurea nazionale più grande del Mondo, dopo gli Usa e la Germania. Le sue 2.452 tonnellate d’oro sono stimate in circa 300 miliardi di dollari ai prezzi attuali, equivalenti a circa il 13% del Pil nazionale per il 2024, secondo le stime di Reuters.

Il rapporto dell’Italia con l’oro ha radici profonde

Già in epoca etrusca, prima del periodo romano, il Paese conosceva tecniche avanzate di lavorazione dell’oro. Sotto Giulio Cesare, la moneta d’oro aureo costituì il fondamento del sistema monetario dell’Impero Romano, mentre secoli dopo, il fiorino fiorentino ebbe l’influenza del dollaro di oggi. La moderna politica aurea dell’Italia è stata plasmata dall’esperienza del dopoguerra: durante la seconda guerra mondiale, le forze naziste, con l’aiuto del regime fascista, confiscarono 120 tonnellate d’oro dalle riserve italiane, che alla fine della guerra erano state ridotte a sole 20 tonnellate.

Durante il “miracolo economico” del dopoguerra, l’Italia divenne una potenza esportatrice, accumulando ingenti riserve di valuta estera, principalmente dollari, parte delle quali convertite in oro. Nel 1960, le riserve avevano raggiunto le 1.400 tonnellate, inclusi tre quarti dell’oro recuperato nel 1958.

L’oro come “cimelio di famiglia”

La crisi petrolifera degli anni ’70 portò in Italia turbolenze di mercato e instabilità politica. Come spiega Stefano Caselli, preside della SDA Bocconi School of Management ai Giornalisti, «l’instabilità monetaria ha portato le banche centrali occidentali ad acquistare oro, il simbolo per eccellenza della stabilità finanziaria». Per far fronte ai deficit causati dalla fuga di capitali, Roma utilizzò 41.300 lingotti d’oro come garanzia per un prestito di 2 miliardi di dollari da parte della Bundesbank nel 1976.  Ma a differenza del Regno Unito o della Spagna, l’Italia si è rifiutata di vendere oro anche durante la crisi del debito del 2008.

Come osserva Salvatore Rossi, ex vice direttore generale della Banca d’Italia, «l’oro è come l’argenteria di famiglia, come l’orologio prezioso del nonno: è l’ultima risorsa in ogni crisi».

L’oro nell’era dell’incertezza

Oggi, con gli sconvolgimenti geopolitici e l’ascesa di asset digitali come Italia orostablecoin e criptovalute, le banche centrali di tutto il Mondo stanno nuovamente rafforzando le loro riserve auree. «La storica decisione della Banca d’Italia di mantenere le proprie riserve appare oggi estremamente attuale», afferma Caselli. «Siamo di nuovo nella stessa posizione». La Banca Centrale detiene circa 871.713 monete d’oro, per un peso totale di 4,1 tonnellate, custodite in un apposito caveau noto come sacrestia. Circa 1.100 tonnellate giacciono sotto il suo edificio principale, Palazzo Koch, vicino al Colosseo. Altrettanti sono conservati negli Usa, mentre quantità minori si trovano nel Regno Unito e in Svizzera.

L’oro rappresenta il 75% delle riserve ufficiali dell’Italia, ben al di sopra della media dell’eurozona del 66,5%, secondo il World Gold Council. L’Italia rimane inoltre uno dei principali esportatori mondiali di oreficeria, con particolare attenzione ad Alessandria, Arezzo e Vicenza. Le case dei Bulgari, dei Buccellati e dei Damiani godono di fama internazionale.

Vendite o fidelizzazione?

Nonostante il debito pubblico superi i 3 trilioni di euro (137,4% del Pil previsto nel 2026), le richieste di vendere parte dell’oro tornano di tanto in tanto. Tuttavia, come sottolinea Giacomo Chiorino, responsabile dell’analisi di mercato di Banca Patrimoni Sella & C, «anche vendere metà del titolo non risolverebbe il problema del debito italiano». Alcuni sostengono che la cessione potrebbe liberare fondi per i servizi pubblici, ma la Banca d’Italia non mostra alcuna intenzione di vendere.

Come riassume Caselli: «in un momento in cui il Mondo si sta ridisegnando, i mercati sono ai massimi storici e le valute digitali stanno guadagnando terreno, l’oro è l’asset più caldo. E hanno ragione a non vendere».

 

George Labrinopoulos

Foto © Oregold, Moruzzi Numismatica, Wikipedia

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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