Artico, dalla ricerca alle nuove rotte commerciali

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Il cambiamento climatico scioglie la banchisa polare e l’Asia si collega all’Europa facendo della rotta artica un nodo di instabilità geopolitica e impatti ambientali

Si è tenuta a Roma, presso il Centro alti studi difesa (Casd), ossia la scuola superiore universitaria della difesa, la prima conferenza nazionale sull’Artico dal titolo; la difesa e il sistema Paese nelle nuove sfide della competizione mondiale. L’evento promosso dal sottosegretario di Stato alla Difesa, sen. Isabella Rauti e organizzata dal Ministero della Difesa ha visto riuniti autorità ed esperti di varie realtà e settori. Esponenti militari, scientifici, civili, attori industriali, di affari esteri e di attività economiche si sono alternati per parlare dell’Artico, l’Oceano ghiacciato che sciogliendosi sta assurgendo sempre più a una straordinaria rilevanza geopolitica.

«Perché» – come affermato dal ministro dell’università e ricerca sen. Anna Maria Bernini all’apertura dei dei lavori – «il senso è questo, non esiste ricerca senza libertà, non esiste libertà senza sicurezza, non esiste sicurezza senza difesa, tutto ciò non può esistere se non attraverso la detonazione della cooperazione internazionale».

Il cambiamento climatico, infatti, rischia di influire anche sugli equilibri tra le Nazioni trasformando l’Artico, in un futuro sempre più prossimo, da silenzioso territorio di scienza, ricerca e sinergia fra Stati in un nuovo centro nevralgico di competizione strategica globale. Gli interessi economici e di sicurezza allora crescono e collisioni di vario genere iniziano a vedersi sotto il ghiaccio mettendo ovviamente a repentaglio l’equilibrio della Regione e delle sue popolazioni. 4 Milioni di persone di cui il 10% sono popoli indigeni dell’Artico che hanno diritto a non vedere cambiare la loro vita, tradizioni, cultura e identità.

Difenderlo e proteggerlo

«L’Artico» – ha sottolineato il sottosegretario Rauti durante la presentazione dell’evento – «è un concentrato di opportunità e di potenzialità per il Sistema Paese, ma al tempo stesso anche di criticità e rischi. La sfida è quella di proteggerlo come ecosistema, mantenerlo pacifico e sicuro, evitando posture aggressive, monopoli da parte dei grandi player globali e una corsa allo sfruttamento indiscriminato delle sue risorse strategiche. La difesa sta armonizzando una dottrina strategica interforze dedicata all’Artico, che include aspetti formativi, addestrativi e operativi» e quindi «la missione è quella di difenderlo e proteggerlo perché dall’Artico dipendono i destini del Pianeta. In poco tempo è cambiato tutto lo scenario, dopo l’invasione russa all’Ucraina è cambiato il quadro geopolitico con l’ingresso di due Paesi neutrali nella Nato. Questo chiama tutti a un ruolo e una responsabilità comune».

Costruire una consapevolezza sulla Regione a tutto tondo è basilare

L’Artico, si sa, è un territorio dagli ecosistemi unici e perciò è anche un indicatore degli attuali e futuri cambiamenti climatici a livello globale, dato che i processi naturali della Terra non “rispettano” i confini politici stabiliti dai suoi abitanti umani. Il professore Carlo Barbante, ordinario dell’Università Ca’ Foscari di Venezia citando nel suo intervento l’ultimo rapporto del Copernicus Climate Change Service, che ha riconosciuto il 2024 l’anno più caldo mai registrato a livello globale, ha ricordato come il cosiddetto fenomeno dell’amplificazione artica abbia impatti sul clima anche alle medie latitudini.

La temperatura media annuale è infatti arrivata a +1.6°C rispetto ai livelli preindustriali superando per la prima volta la soglia critica di +1.5°C, stabilita dagli Accordi di Parigi nel 2015. Le ripercussioni sono catastrofiche soprattutto nelle Regioni polari, dove l’accelerazione ha tassi tre volte maggiori rispetto a tutto il resto del Mondo su cui poi impatta aumentando di energia e dunque di potenza gli eventi atmosferici come ondate di freddo, di calore e precipitazioni.

Ciò si deve molto alla destabilizzazione dell’originario clima artico che con la fusione dei ghiacciai (possibili anche incidenti di fuoriuscita di petrolio) e delle calotte polari provoca e provocherà sempre più un inevitabilmente innalzamento del livello del mare. La sola calotta glaciale groenlandese contribuisce per ¼ all’innalzamento del livello del mare globale, (con conseguenze sulla circolazione oceanica e dunque su i cambiamenti degli habitat marini) perdendo, e immettendo dunque in circolo, 270 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno che, come ha tradotto il prof. Carlo Barbante, sono l’equivalente di più di 200 piscine olimpioniche ogni minuto.

Conseguenze immaginabili su popolazioni ed economie delle Regioni costiere e non solo in quanto la pesca in Artico supporta anche la sicurezza alimentare di tutto il Mondo portando, a seconda delle Regioni, a variabilità di pescato.

Rischi potenzialità e opportunità

Ma se lontano dall’Artico sorgono dubbi e preoccupazioni, tra nuove potenziali rotte, che si aprono a seguito dello scioglimento dei ghiacciai e che rischiano di compromettere la rilevanza geopolitica e i volumi di traffico delle rotte tradizionali, come il Mediterraneo e il Canale di Suez, e la concorrenza non regolamentata per le risorse in gioco; economia ittica e risorse minerarie, idrocarburi e terre rare, c’è anche chi percepisce questo cambiamento climatico come un’opportunità di sviluppo. La visiting professor of polar studies at Sciences Po, l’istituto di scienze politiche di Parigi, Dooa Abdel-Motaal, definendo l’iniziativa eccellente e necessaria ha sottolineato come dai popoli artici ciò sia anche visto come un’opportunità, e per lo sfruttamento delle risorse minerarie che per il “climate tourism”, come lo ha ribattezzato il primo ministro della Groenlandia, che ne deriverebbe.

Ricordando poi gli altri vari gli aspetti in gioco, primo fra tutti il potenziale confronto tra le Regioni che si affacciano sulla Regione, la Russia che ha oltre 53% di Artico russo e va sempre più aumentando la sua presenza navale e aerea nell’area, ma anche Stati Uniti, Canada e Paesi Scandinavi stanno avanzando rivendicazioni di territori per le risorse “ghiacciate”. Artico “conteso” dunque tra l’Artico Nato e Artico russo, un conflitto tra grandi poteri ma anche dentro il quadro stesso dell’Alleanza, essendo la questione della Groenlandia ancora divisiva e irrisolta all’interno proprio della Nato, poiché, come sostenuto dal generale di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano «con l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato, il confine strategico settentrionale euro–atlantico si è spostato sensibilmente verso l’area polare artica».

Appartenenza delle acque

«Per la Russia, inoltre» – ha ricordato il giornalista e scrittore Marzio Mian – «l’Artico è un territorio identitario, una frontiera di 24 mila km prima protetta naturalmente dal ghiaccio e ora aperta e vulnerabile. Quasi la metà del Pil russo deriva da territori oltre il circolo polare artico. La Russia è una potenza artica dal 1700 e ora estremante formidabile, grazie all’impressionante sviluppo dei rompighiaccio a propulsione nucleare (ne hanno 43 e altri 7 in cantiere) e ora da lì può accedere in tempi ridotti sia al Pacifico che all’Atlantico, oltre ad essere la gittata più breve per colpire il nemico», aspetto di importanza strategica enorme.

La questione della nuova rotta marittima che si sta aprendo dal lato canadese porta al dibattito Canada e Usa per l’appartenenza delle acque considerate per l’uno territoriali e per l’altro internazionali e dunque libere da pedaggi.

Dialogo diplomatico e cooperazione scientifica

Senza contare poi che la Cina sta sviluppando la sua “Via della seta polare“, investendo in ricerca e infrastrutture artiche. Appare quindi importante la cooperazione e l’approccio comprensivo di tutte le dimensioni in campo rilanciando l’istanza del dialogo diplomatico e della cooperazione scientifica e rafforzando le istituzioni dove questo dialogo si può svolgere e quindi proteggendo, ad esempio, le Istituzioni create nell’Artico come il forum intergovernativo del Consiglio Artico (Artic Council), di cui l’Italia è membro permanente dal 2013, che ha visto un calo delle sue attività dall’invasione russa all’Ucraina come anche l’organismo del Barents Council da cui la Russia è uscita, la Finlandia si è ritirata, mentre la Svezia sta rivedendo la questione.

In definitiva una conferenza che segnala e offre variegati spunti e contributi e che lascia sperare in una seconda edizione dove esplorare gli sviluppi di un nuovo assetto strategico mondiale perché, come evidenziato dal presidente del Casd, gen. Stefano Mannino, «l’Artico rappresenta un laboratorio naturale in cui si intrecciano sicurezza, scienza e diplomazia, elementi chiave della proiezione del sistema Paese».

 

Adamo De Palma

Foto © rid.it, Wikipedia, geopolisonline.it

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