Vendere e acquistare all’asta tra cultura e investimento

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Dalle prime aste degli antichi romani a quelle on-line; l’arte attraversa i secoli con tutto il suo valore

Si racconta che anticamente una vendita al miglior offerente fosse annunciata da un banditore colpendo il terreno con un’asta. Il termine prende origine dal latino hastam, lancia, e dunque arriva dal periodo dagli antichi romani. Una lancia piantata nel luogo stesso in cui si trovavano i beni, spesso provenienti da un esproprio, e  che messi in vendita permettevano di riparare a un debito. Le aste di oggi non prevedono più lance conficcate nel terreno vicino al bene in offerta e non hanno più la sola origine della confisca di un oggetto o di un terreno (a parte le aste giudiziarie che son ben delimitate e regolamentate) ma continuano a mantenere il concetto dell’assegnazione al miglior offerente, oggi battute con un più pratico e maneggevole martelletto di legno.

Il meccanismo di vendita è pressoché rimasto immutato, una gara al rialzo tra possibili pretendenti al bene fino alla designazione finale dell’unica persona disposta a sborsare la cifra offerta.

Le case d’asta

L’interesse per l’arte e gli oggetti preziosi ha portato nel tempo alla nascita di mercati sempre più strutturati.

Verso il 1700 apparvero in Europa quelle che saranno le prime case d’asta moderne. Una delle più antiche e prestigiose mitteleuropee, il Dorotheum, così chiamato dall’imperatore Giuseppe II d’Asburgo-Lorena (1741-1790), primogenito di Maria Teresa d’Asburgo, venne fondato a Vienna nel 1707 dall’imperatore Giuseppe I d’Asburgo. Al tempo la casa d’aste non era altro che il Wiener Versatz-und Fragamt, ovvero il banco dei pegni imperiale, per chi nell’impero asburgico necessitasse di un credito.

Londra vide la nascita di varie case d’asta. Ricordiamo Sotheby’s costituita nel 1744 inizialmente per la vendita di libri rari e oggi una delle più prestigiose al Mondo, specializzata in opere d’arte, gioielli e oggetti di lusso. Christie’s, fondata nel 1766 da James Christie, che si affermò rapidamente e divenne celebre per la vendita di opere di artisti come Rembrandt e Turner. Phillips, oggi specializzata in arte moderna e contemporanea, orologi e fotografia, creata nel 1796 da un giovane Harry Phillips, prima impiegato per un decennio presso Christie’s.

Un punto d’incontro tra venditori e acquirenti

Queste blasonate case d’asta si sono poi espanse su scala mondiale parallelamente alla crescita del mercato dell’arte e della sua economia. Una serie di regole ulteriori si sono poi affinate nel tempo, come l’offerta minima, la partecipazione per via telematica, la preparazione di cataloghi, anche digitali, che illustrano pregi e difetti degli oggetti/lotti, e molto di più. Con lo sviluppo della tecnologia e l’avvento delle aste on-line si è poi ulteriormente rivoluzionato il settore rendendole accessibili a collezionisti e partecipanti di tutto il Mondo tramite internet con mostre pre-asta e campagne pubblicitarie.

Ad oggi oltre l’80% del mercato mondiale di arte e collezionismo è nelle mani di tre Asta vendere acquistaresoli Paesi: Usa, UK e Cina. Gli Stati Uniti sono al primo posto con una quota di mercato pari al 43%, ben 27,5 miliardi di dollari. Cresce anche il valore delle transazioni in Asia con un aumento del numero di collezionisti di età pari o inferiore ai 40 anni e infatti un terzo delle vendite di Sotheby’s in Asia riguarda nuovi offerenti. In Europa è la Francia a farla da padrone con una quota di mercato del 7%, seguita da Germania e Svizzera (2%), anche se nel totale il Vecchio Continente perde terreno, avendo un fatturato diminuito dell’8% nell’ultimo anno.

La costante ascesa dell’arte

Esperti esaminano autenticità, provenienza e valore di mercato per poi determinare una stima iniziale che, il più delle volte, influenza direttamente le tendenze del settore. Le stime con cui vengono presentate le opere in asta (mercato secondario), infatti, sono generalmente più invitanti rispetto a quelle dei mercati primari come gallerie, dealers o artisti. Ma quella che è la caratteristica più interessante rimane proprio la capacità di stabilire il valore e poi il prezzo di un oggetto. Sì, perché non sempre vanno a braccetto. Molte volte si sono visti oggetti con un valore stimato da un esperto essere battuti a un prezzo molto più alto, a volte per multipli a due cifre. Basta infatti la presenza di due appassionati per uno stesso oggetto nello stesso momento ed ecco che il valore iniziale può salire fino a 5 o 6 volte.

Si arriva quindi a una situazione dove l’esperto determina una stima ma è poi il mercato a determinarne il prezzo ultimo. E sia ben inteso che, calmando facili entusiasmi, la stessa cosa può valere al ribasso, perché anche il mercato dell’arte funziona seguendo la legge della domanda e dell’offerta.

Un modo per diversificare gli investimenti

Ultimamente si è avuto modo di vedere cifre stratosferiche per pezzi di arte moderna ma non certo per la semplice passione. Un collezionista dista parecchio da un investitore e quello che li spinge all’acquisto di un pezzo di estremo valore ha spesso un multiforme aspetto. La considerazione di “investimenti alternativi” come l’arte sono dovuti sia al fatto che molti possiedono già azioni, immobili o altri beni sia alla pratica di diversificare investimenti e rischi.

Amore per l’arte, piacere del possesso di un pezzo di storia e di bellezza, bene rifugio, investimento a garanzia di prestiti futuri, recupero di un perduto patrimonio di famiglia o addirittura delle proprie origini. Ma c’è anche la possibilità per chi colleziona di vendere al momento opportuno, adesso sempre più rapidamente e in perfetta sicurezza grazie alle nuove tecnologie. Probabilmente la vera motivazione è sempre composta da più di uno di questi elementi che insieme compongono la determinazione dell’acquirente.

Perché poi ci vogliono mesi, di solito da diversi anni a un decennio o più, prima che il prezzo aumenti a sufficienza per poterlo vendere e guadagnare con la plusvalenza (guadagno di valore). Un lavoro intellettuale e di informazione costante, un’operazione ben diversa dai normali guadagni da reddito, come gli affitti degli immobili o i dividendi delle azioni. Inoltre le opere d’arte non sono influenzate dall’economia, come appunto le azioni e le obbligazioni, e il tasso di crescita medio annuo dei dipinti è circa superiore all’8%.

Vendite spettacolari che attirano l’attenzione

Esistono sicuramente dei trend a cui nemmeno il popolo delle aste riesce a sottrarsi. E quali sono quindi gli aspetti che portano un’asta ad essere di successo oppure un tremendo flop?Ricordiamo quelle della pittura classica, da Van Gogh a Monet o Matisse, o quella di martedì scorso nella nuova sede di Sotheby’s a New York che ha visto come protagonista assoluto la vendita di un ritratto donna di Gustav Klimt, il “Ritratto di Elisabeth Lederer“, salire oltre la sua stima di 150 milioni di dollari, dopo soli 19 minuti di offerte, superando il precedente massimo d’asta di 108 milioni di dollari, fissato nel 2023. Il dipinto, scampato dall’incendio nazista ha contribuito a salvare la vita della giovane Elisabeth, aristocratica di origine ebraica che potè così affermare di essere figlia illegittima di Klimt, è stato venduto per 236,4 milioni di dollari con commissioni a Sotheby’s.

Restiamo estremamente sorpresi nel vedere il valore di una banana appesa a un muro con un pezzo di nastro adesivo, “Comedian” questo il nome dell’opera, superare quello di un palazzo in centro a Berlino, come al contrario vedere “America“, la toilette d’oro, dello stesso artista concettuale Maurizio Cattelan, essere venduta, nella stessa serata d’asta newyorkese di martedì, al prezzo del solo valore dell’oro impiegato, più le tasse per la casa d’aste ovviamente, un vero flop.

12,1 milioni di dollari la cifra pagata da un noto marchio statunitense, al momento anonimo, per il water d’oro dell’artista padovano. La scultura debuttò al Guggenheim di New York, nel 2016 quando fu creata con 100 chilogrammi di oro 18 carati, un collegamento idraulico e un flushometro trasparente.

Numeri che non si vedevano da tempo

«Cento chili d’oro usati nel modo più spudorato e democratico possibile», ha affermato Cattelan in una dichiarazione prima dell’asta. E in effetti il water d’oro, esasperazione ostentativa più che lusso raffinato, sottolinea come, quale che sia il cibo che si mangi, raffinato o no, il finale è il medesimo per tutti. L’oro, metallo sacro ed elitario da simbolo di opulenza è reso pratico e triviale, un bagno pubblico, e per questo da tutti utilizzato e utilizzabile, previa la classica fila per usufruirne.

 

Adamo De Palma

Foto © Beaux-arts.ca, Wikipedia, Regione Lazio, Artslife.com

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