Grecia, la nuova strategia militare: nasce lo Scudo di Achille

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Grecia Difesa

Atene rivoluziona la propria difesa: droni, missili e nuove tattiche per proteggere l’Egeo e rafforzare la sicurezza nazionale in un Mediterraneo instabile

In occasione della doppia ricorrenza della presentazione della Vergine Maria e della Giornata delle Forze Armate, il ministro della Difesa greco Nikos Dendias ha diffuso un messaggio su X sottolineando il valore simbolico e strategico della giornata per la Patria.

Dendias ha ricordato che «sotto la protezione del loro generale campione e protettore, le nostre Forze Armate hanno scritto pagine brillanti nella storia greca», evidenziando al tempo stesso l’importanza dell’Agenda 2030, attraverso la quale il Paese punta a rinnovare mezzi e dottrina militare. Al centro, ha ribadito, rimane il fattore umano, definito come «il principale moltiplicatore di potenza».

Nel suo messaggio, il ministro ha rivolto gli auguri «ai membri delle Forze Armate e ai coscritti», sottolineando che, grazie alla loro dedizione, la Grecia protegge la propria integrità territoriale e i suoi diritti sovrani.

La nuova dottrina difensiva

Intervenendo alla 3ª Conferenza di Lavoro dell’Ong “Kombos”, dal titolo La Grecia in una prospettiva globale, Dendias ha illustrato i cambiamenti in atto nella strategia militare nazionale, alla luce di un contesto internazionale che definisce «profondamente mutato e tuttavia problematico per la Grecia». Ha citato la presenza «di due Stati falliti sulle coste del Mediterraneo, Siria e Libia, entrambi vicinissimi», una condizione che – ha affermato – impone ad Atene di dotarsi di Forze Armate serie, capaci di rispondere a minacce multiple e in rapida evoluzione.

Il ministro ha osservato che l’ambiente geopolitico contemporaneo richiede soluzioni innovative, soprattutto sul fronte tecnologico: «nell’era degli UAV, la minaccia è numericamente e tecnologicamente superiore». Inoltre ha spiegato come la Grecia stia superando la tradizionale dottrina secondo cui l’Esercito protegge la terra, la Marina il mare e l’Aeronautica lo spazio aereo. Oggi, afferma, è necessaria una visione eretica. Per questo motivo, l’Egeo non sarà più difeso principalmente dalla Marina: «le nuove fregate sono strumenti troppo costosi per essere confinate in un mare stretto ed esposte a minacce moderne. Una nave da un miliardo può essere distrutta da un drone da poche decine di migliaia di euro».

La strategia prevede la creazione di una rete di artiglieria a razzi distribuita sulle isole, così da «chiudere l’Egeo da terra». La Flotta, in questo modo, sarà libera di operare senza essere vincolata al mare stretto. Dendias ha anche annunciato che la prima delle quattro fregate francesi sarà consegnata alla Grecia il 18 dicembre, mentre le quattro italiane saranno dotate di missili strategici con raggio oltre 1.500 km, rafforzando la capacità deterrente del Paese.

Lo «Scudo di Achille»: difesa integrata e sistemi missilistici

Riguardo alla difesa aerea, il ministro ha ricordato che affidarsi completamente Grecia Difesaall’Aeronautica non è più sostenibile: «è una risposta corretta, ma molto costosa». Citando la guerra dello Yom Kippur e il conflitto in Ucraina, ha evidenziato come i moderni sistemi antiaerei possano neutralizzare anche superiorità numeriche schiaccianti. Ha portato l’esempio della guerra tra Israele ed Egitto del 1973: «sappiamo tutti che Israele ha vinto questa guerra. L’Aeronautica israeliana non vinse. Gli israeliani piangevano troppi aerei e troppi piloti. Il modo in cui Israele è riuscito a vincere la guerra è stato quando il generale Sharon ha attraversato il Canale ed eliminato le artiglierie antiaeree egiziane a terra».

Ha citato anche «un esempio più moderno»: «Al momento, la Russia ha teoricamente una completa superiorità aerea sull’Ucraina. Ha oltre 650 aerei; l’Ucraina ne ha molti meno e non so quanti di questi volino. L’Aeronautica russa non sta volando. Non sorvola l’Ucraina. Ora la contraerea può bloccare l’aereo. Allora perché la Grecia dovrebbe affrontare la minaccia aerea con i suoi aerei?». La Grecia ha quindi scelto, con la nuova dottrina che il Governo sta implementando nell’ambito dello “Scudo di Achille”, di proteggere il proprio spazio in modo olistico, tramite sistemi missilistici integrati. Questa visione punta a «proteggere, chiudere il mare» e garantire una copertura coordinata di terra, aria e mare.

La minaccia dei droni e la risposta greca

Sul fronte dei droni, Dendias ha avvertito che «il Paese che rappresenta la minaccia più reale per noi ne produce più di un milione, già pronti all’uso».

Ha però evidenziato i progressi dell’industria nazionale: il primo sistema antidrone greco, il “Centaur”, è ora in produzione e ha superato test operativi nel Mar Rosso. Il sistema verrà installato su tutte le fregate e declinato in versioni terrestri, tra cui “Orion” e “Telemaco”, per una copertura completa dello spazio nazionale.

Lo “Scudo di Achille” rappresenta «un approccio olistico» che «aspira a racchiudere lo spazio nel suo insieme, nell’aria, nel mare, sotto il mare».

Riguardo all’Esercito, Dendias ha affermato che l’arma del combattente non è più il fucile. «Quello che chiamiamo arma è il drone. Il drone, la Vista in Prima Persona. È con questo che sta combattendo. Questa è sia la pistola che il proiettile. Ed è sacrificabile».

Ha sottolineato quindi la necessità che l’Esercito greco «si allontani dall’era dell’arma e passi all’era del drone». Ogni soldato dovrà essere addestrato all’uso dei droni, e per questo è in atto una grande riforma della formazione militare. Il ministro ha inoltre annunciato la creazione di una riserva attiva di 150.000 volontari, regolarmente addestrati, così da permettere al Paese di schierare circa 250.000 riservisti pronti all’impiego.

 

George Labrinopoulos

Foto © Meta Defense, DEFEA, RID – Rivista italiana Difesa, Contropiano

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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