Usa protettore o usurpatore? Fra discussioni su ulteriore sorveglianza o pattugliamenti, gli Stati membri cercano soluzioni
L’alleanza Nato, che per decenni è stata il principale pilastro di sicurezza dell’Europa, si trova ad affrontare una sfida senza precedenti, secondo l’agenzia Reuters, poiché il presidente Usa Donald Trump riafferma il desiderio di “possesso” americano della Groenlandia, limitando drasticamente la capacità dell’alleanza di determinare il proprio futuro. E tutto questo in un momento in cui uno Stato membro dopo l’altro decide di inviare la forza militare.
Da quando Trump ha rilanciato le sue ambizioni per il territorio semi-autonomo della Danimarca, gli Stati membri della Nato hanno cercato disperatamente modi per rispondere alle affermazioni statunitensi secondo cui la Groenlandia è scarsamente protetta, mentre Russia e Cina intensificano il loro interesse per l’Artico e le sue ricchezze minerarie.
Protettore o usurpatore?
Come scrive la Cnn una possibile occupazione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti sarebbe un atto senza precedenti: la conquista di territori da parte di un altro alleato della Nato – e anzi da parte della superpotenza nucleare che garantisce la sicurezza di tutti i membri.
Molti politici, diplomatici e analisti su entrambi i lati dell’Atlantico avvertono che uno scenario del genere significherebbe la fine dell’alleanza o, nel migliore dei casi, il suo grave indebolimento, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per la sicurezza europea.
«Non riesco a pensare a un altro caso in cui la Nato fosse così chiaramente sull’orlo del precipizio e con gli Stati Uniti da incolpare», osserva il professore Sten Rinning dell’Università della Danimarca Meridionale.
Discussioni su ulteriore sorveglianza o pattugliamenti
Secondo fonti diplomatiche, le discussioni su cosa la Nato possa fare riguardo alla Groenlandia sono ancora in una fase iniziale. Tra le idee in considerazione vi sono il rafforzamento della sorveglianza aerea, maggiori pattugliamenti navali e l’uso più ampio di mezzi tecnologici per monitorare l’area.
Nel tentativo di agire rapidamente, senza attendere decisioni collettive da parte dell’alleanza, Danimarca e Paesi alleati come Germania, Francia, Svezia e Norvegia hanno annunciato mercoledì piccole ma simboliche missioni di trasporto truppe in Groenlandia per esercitazioni, come segno di impegno per la sicurezza artica.
L’annuncio è coinciso con i colloqui tra i ministri degli esteri di Danimarca e Groenlandia a Washington con il vicepresidente statunitense J.D.Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, ma non c’è stata una soluzione all’impasse.
La credibilità della Nato come “danno collaterale”
Secondo gli analisti, la strategia di rafforzare la sicurezza nell’Artico può mantenere unita l’alleanza solo se Trump la accetta come alternativa – o parte di un’alternativa – alla “proprietà” statunitense della Groenlandia.
Tuttavia, ha ripetutamente affermato che nulla di meno lo soddisfa, portando molti funzionari europei a concludere che le sue motivazioni non siano puramente difensive.
«La Nato può contribuire alla soluzione con una strategia seria di sorveglianza e deterrenza nell’Artico», osserva Fabrice Pottier, ex direttore della pianificazione politica della Nato.
«Ma la sua credibilità ha già subito danni collaterali. Trump ha introdotto un dubbio sull’impegno degli Stati Uniti verso l’alleanza che sarà difficile da dimenticare».
Mentre Trump assicura che gli Usa restino impegnati nella Nato e sostiene che l’alleanza sarebbe più forte con la Groenlandia sotto controllo statunitense, Mosca respinge le affermazioni occidentali di una minaccia russa o cinese come un “mito” che alimenta isteria ed escalation nell’Artico.
Il Fronte Orientale è una priorità
Per molti Stati membri della Nato, la crisi attorno alla Groenlandia è vista come un “pericoloso disorientamento“. Dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’alleanza si è concentrata sul rafforzamento del proprio fianco orientale, temendo che uno dei suoi membri possa essere il prossimo obiettivo di Vladimir Putin.
I leader di Danimarca e Groenlandia sottolineano che l’isola non è in vendita e non vuole unirsi agli Usa, con i leader europei che esprimono apertamente il loro sostegno.
Sebbene molti diplomatici considerino improbabile un intervento militare statunitense, riconoscono che avrebbe enormi conseguenze, con un funzionario dell’Europa orientale che ha parlato di un “terremoto che potrebbe distruggere la Nato”.
La Nato afferma di essere pronta a fare di più
I funzionari sottolineano che la Groenlandia, come parte della Nato, è già coperta dall’Articolo 5 della difesa collettiva, mentre gli Usa mantengono una base militare sull’isola e possono schierare forze aggiuntive in base a un accordo del 1951.
Tuttavia, c’è un ampio consenso sul fatto che l’alleanza dovrebbe rafforzare il proprio ruolo nell’Artico, dove finora la responsabilità ricade principalmente sui Paesi della Regione.
«Quando parliamo dell’Artico, dobbiamo agire collettivamente come un’alleanza», ha dichiarato il segretario generale della Nato Mark Rutte, sottolineando che si stanno considerando i prossimi passi.
I punti deboli nel dibattito
Tuttavia, qualsiasi cambiamento significativo nella posizione della Nato nell’Artico richiede l’unanimità e il consenso di tutti e 32 i membri, inclusi gli Usa.
Intanto La Russia ha dichiarato oggi che è inaccettabile che l’Occidente continui a sostenere che Russia e Cina minacciano la Groenlandia e che la crisi sul suo territorio ha dimostrato l’incoerenza dell’Occidente nell’attuare il cosiddetto ordine “basato su regole”.
«All’inizio pensavano che ci fossero degli aggressori lì, poi che erano pronti a proteggere uno di questi aggressori», ha asserito la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova riguardo alle azioni dell’Occidente in Groenlandia.
La posizione russa
La situazione attuale «dimostra con particolare acuità l’incoerenza del cosiddetto “ordine mondiale basato sulle regole” che l’Occidente sta costruendo», ha affermato Zakharova.
La portavoce del ministero degli Esteri russo ha anche affermato che Mosca considera inaccettabile che le forze occidentali schierino forze come parte di un possibile futuro accordo di pace per l’Ucraina e che qualsiasi soldato di questo tipo sarebbe considerato bersagli legittimi da Mosca.
«Ben consapevoli della natura inaccettabile di uno scenario simile per la Russia, i britannici lo stanno usando come un altro strumento per minare il processo di pace», ha spiegato Zakharova ai giornalisti.
«Siamo convinti che il linguaggio del ricatto e delle minacce sia semplicemente inaccettabile, specialmente in relazione all’isola della libertà, al suo popolo e al suo Governo, che da decenni hanno vissuto l’orrore completo delle sanzioni illegali e ingiuste».
George Labrinopoulos
Foto © YHH, Facebook, NDTV













