Riforma della giustizia: cittadini al voto 22 e 23 marzo

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Riforma della giustizia

Il referendum confermativo riguarderà punti chiave della magistratura quali la separazione delle carriere e l’istituzione di un’Alta Corte

Il referendum costituzionale riguardante la riforma della giustizia, indetto per domenica 22 e lunedì 23 marzo, sancirà un momento importante per l’Italia che, da molti anni, vede le diverse correnti politiche scontrarsi sui temi su cui i cittadini saranno chiamati a votare. Se da una parte una fetta dell’elettorato afferma che si recherà alle urne con certezza o probabilità, secondo un sondaggio di YouTrend realizzato per Sky TG24, altrettanti votanti dichiarano di essere ancora incerti o poco informati sui dettagli. Innanzi a un quesito così rilevante, riguardante la modifica degli art. 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 del Titolo IV della Costituzione, diviene necessario comprendere quali aspetti si intenda modificare.

L’iter della riforma fino al referendum

L’iter della legge costituzionale sulla riforma della giustizia, prima di arrivare all’emanazione del referendum, si è svolto in modo piuttosto lungo e complesso. Per evitare di essere rimessa alla votazione dei cittadini, la riforma avrebbe dovuto ottenere la maggioranza dei 2/3 dei componenti delle Camere nel corso delle seconde deliberazioni. Al momento delle votazioni, questa soglia non è stata raggiunta né alla Camera dei deputati, dove i sono stati 243 su 400, né al Senato, dove i voti favorevoli sono stati solo 112. Da tale mancato raggiungimento, deriva dunque l’indizione referendaria.

Le tipologie di referendum possono essere molteplici. In questo caso si tratta di uno di tipo confermativo o costituzionale, previsto dall’art.138 della Costituzione. Si indice tale forma quando, a seguito dell’approvazione parlamentare, ne fanno richiesta 1/5 dei membri di una Camera, 500 mila elettori o cinque Consigli regionali. I soggetti interessati possono presentare tale iniziativa esclusivamente in relazione alle leggi che modificano la Costituzione qualora il Parlamento le approvi con la sola maggioranza assoluta dei voti (50% + 1). In questo caso, parlamentari di maggioranza e di opposizione hanno presentato le richieste, che l’Ufficio centrale per il referendum della Corte di cassazione ha dichiarato ammissibili il 18 novembre 2025. La particolarità di questa tipologia di referendum è che non richiede il raggiungimento di un quorum di partecipazione: sarà sufficiente la maggioranza dei voti espressi.

Riforma della giustiziaIl quesito rispetto cui gli italiani dovranno esprimersi riguarderà l’approvazione o meno della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e istituzione della Corte disciplinare”, approvato dal Parlamento e successivamente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.253 del 30-10-2025. La Corte Costituzionale ha stabilito tale formulazione dovendo attenersi ai parametri di chiarezza, omogeneità e comprensibilità per i votanti. I cittadini potranno unicamente decidere se votareoNo” rispetto l’intera proposta.

I punti della riforma

La riforma si concentra su molteplici aspetti e, qualora entri in vigore, modificherà notevolmente l’assetto istituzionale della giustizia.

Separazione delle carriere

Tra le modifiche proposte, la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e magistratura requirente (ossia tra giudici e pubblici ministeri) è forse il nodo che più fa discutere. Al momento queste due figure, pur occupandosi di mansioni differenziate, seguono lo stesso percorso formativo e vengono dunque regolate da un unico Consiglio superiore della magistratura (Csm). Possono inoltre passare (una sola volta nel corso dei primi 10 anni di carriera) da una funzione all’altra. Questa possibilità riguarda circa 50 persone all’anno ed è finalizzata a garantire la conoscenza e la parzialità di entrambe le cariche.

Qualora entrasse in vigore la riforma, tale eventuale passaggio non sarebbe più consentito, poiché si delineerebbe l’istituzione di due percorsi professionali separati sin dall’inizio. Ciò comporterebbe una riorganizzazione dell’autogoverno della magistratura attraverso la creazione di due Consigli distinti che vadano a sostituire il Csm “unitario”, mantenendo competenze specifiche sulle nomine e le progressioni.

Entrambi i Consigli continuerebbero a essere presieduti dal presidente della Repubblica mentre le principali novità riguarderebbero il metodo di selezione dei membri. Difatti 1/3 dei componenti, ossia i “laici”, verrebbero estratti a sorte da un elenco stilato dal Parlamento, mentre i restanti 2/3, corrispondenti ai “togati”, verrebbero sorteggiati tra i magistrati in possesso dei requisiti richiesti che verranno stabiliti successivamente in una apposita legge ordinaria. L’incarico avrebbe una durata di 4 anni, senza che il membro abbia la possibilità di poter essere nuovamente sorteggiato.

Introduzione di un’Alta Corte disciplinare

Riforma della giustiziaLa riforma della giustizia prevede inoltre che venga istituito un nuovo organo, ossia l’Alta Corte disciplinare, anch’essa sotto la guida del Capo dello Stato. Questa sarebbe incaricata di occuparsi degli illeciti disciplinari posti in essere dai magistrati, acquisendo dunque una funzione oggi propria del Csm. Sarà costituita da 15 membri di cui: 3 di nomina presidenziale, 3 sorteggiati dall’elenco dei giuristi redatto dal Parlamento, 6 estratti a sorte tra i magistrati giudicanti (con almeno 20 anni di esperienza in Cassazione) e 3 sorteggiati tra i magistrati requirenti con la medesima esperienza dei giudicanti.

Diverse visioni

Trattandosi di una riforma che non si limiterebbe a cambiare dei puri aspetti formali ma che investirebbe questioni cruciali della democrazia costituzionale, non è difficile immaginare la forte tensione che al momento nutre il dibattito politico.

A favore del “Sì” …

La maggioranza di Governo e i partiti di centrodestra guidano le fila dei sostenitori della riforma, sebbene non manchino voci favorevoli anche tra le forze di opposizione. Nonostante alcuni parlamentari di Italia Viva si siano astenuti, il partito risulta favorevole in linea di principio alla separazione delle carriere, sebbene Matteo Renzi abbia deciso di prendere tempo affermando che «la mia scelta sul voto la dirò 7 giorni prima». Una voce indubbiamente più decisa è quella di Carlo Calenda che ha già affermato che Azione voterà per il “” in quanto tale modifica costituzionale è nel programma elettorale del partito.

Nell’ottica di chi è favorevole, la riforma rappresenta lo strumento necessario per rafforzare l’autonomia, nonché l’imparzialità dei giudici e dei pm, andando così oltre le possibili influenze che potrebbero subire nello svolgimento delle loro funzioni giudicanti e inquirenti. Inoltre l’introduzione del sorteggio come meccanismo di nomina a membri dei Consigli superiori limiterebbe le dinamiche di potere legate alla politicizzazione della magistratura.

… a favore del “No”

Riforma della giustiziaTra coloro che invece si oppongono con forza alla riforma della giustizia vi è in primis l’Associazione nazionale magistrati, di cui il presidente Cesare Parodi ha affermato: «Mi oppongo alla riforma costituzionale nell’interesse della cittadinanza». Contrari e compatti sul fronte politico vi sono invece il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. I motivi che sostengono gli oppositori è che la riforma sarà inutile e dispendiosa, ritenendo che non apporterà alcun tipo di miglioramento in termini di accelerazione dei processi, dei problemi riguardanti il sovraffollamento delle carceri e rispetto l’arretratezza del sistema giudiziario. Inoltre ritengo che la modifica costituzionale riguarderebbe solo una piccola minoranza di magistrati che optano per il cambio di carriera, senza davvero riuscire a prevenire ed evitare i conflitti d’interesse.

Il timore più grande riguarda invece la possibilità di vedere istituita una strategiadividi et impera”, data dalla creazione di due distinti Csm, che sottoporrebbe maggiormente i pm a pressioni politiche. L’obiettivo per chi sostiene il “No” è di mantenere la giustizia spuria dalle ingerenze del Governo.

 

Ottavia Scorpati

Foto © Il Riformista, Vigopensiero, Openpolis, Gazzetta del Sud

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