Vaccino Hpv: perché in Italia è ancora poco utilizzato

0
365
Vaccino Hpv

Può prevenire migliaia di tumori ogni anno, è gratuito e sicuro, ma disinformazione e paure frenano ancora la vaccinazione tra i più giovani

Il vaccino contro l’Hpv potrebbe prevenire quasi tremila morti ogni anno in Italia legate ai tumori causati dall’infezione, ma la sua diffusione resta ancora insufficiente. A pesare non sono problemi scientifici o mancanza di efficacia, bensì disinformazione, timori infondati e difficoltà organizzative. È quanto emerge dai dati presentati nel corso del convegno “Promuovere la salute, educare alla prevenzione: il ruolo condiviso contro l’Hpv”, tenutosi presso la sede dell’Istituto superiore di sanità (Iss).

Secondo le rilevazioni illustrate, sette genitori su dieci ritengono che il vaccino non sia realmente utile, mentre otto su dieci non considerano l’Hpv una malattia grave. Il risultato di questa scarsa consapevolezza è una copertura vaccinale ferma a circa il 50% della popolazione target, ovvero ragazze e ragazzi di 1112 anni, ben lontana dagli obiettivi fissati a livello nazionale e internazionale.

L’obiettivo del 95% entro il 2030 è ancora lontano

In apertura dell’evento, il presidente dell’Iss Rocco Bellantone ha richiamato l’attenzione sulle forti disuguaglianze territoriali e culturali che caratterizzano il Paese. «Siamo purtroppo ancora lontani dall’obiettivo di vaccinare il 95% dei ragazzi e delle ragazze di 11–12 anni entro il 2030 e restano ampie differenze nella copertura vaccinale tra una Regione e l’altra. Diseguaglianze culturali e territoriali non possono né devono impedire l’accesso a questo strumento così importante».

Bellantone ha ribadito il ruolo centrale di pediatri, medici di famiglia, insegnanti, ginecologi e genitori, chiamati a promuovere una cultura della prevenzione. «È necessario spiegare ai ragazzi che vaccinandosi proteggono innanzitutto se stessi e che, riducendo la circolazione delle infezioni, proteggono anche gli altri. A loro e alle loro famiglie chiediamo un atto di responsabilità che diventa anche un atto d’amore».

Cos’è l’Hpv, perché è pericoloso e come funziona il vaccino contro l’Hpv

L’Hpv, acronimo di Papillomavirus umano, è un virus estremamente diffuso, trasmesso prevalentemente per via sessuale. La maggior parte delle infezioni è transitoria e si risolve spontaneamente, ma alcuni ceppi ad alto rischio oncogeno possono causare tumori gravi.

Tra i tumori correlati all’Hpv figurano il carcinoma della cervice uterina, ma anche quelli dell’ano, dell’orofaringe, del pene, della vulva e della vagina. Ogni anno in Italia si registrano migliaia di nuovi casi e circa tremila decessi riconducibili a queste neoplasie. In Europa il cancro della cervice (cancro del collo dell’utero) è il cancro più comune dopo quello della mammella a colpire le donne di età compresa tra 15 e 44 anni.

Il vaccino Hpv è uno strumento di prevenzione primaria: non cura l’infezione, ma impedisce al virus di attecchire nell’organismo. Contiene particelle simili al virus, prive di Dna, che stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi efficaci.

Somministrato prima dell’inizio dell’attività sessuale, quando non si è ancora entrati in Vaccino Hpvcontatto con il virus, il vaccino garantisce una protezione superiore al 90% contro i ceppi più pericolosi. In Italia è gratuito per ragazzi e ragazze a partire dagli 11 anni e prevede un ciclo di due dosi, che diventano tre se la vaccinazione viene iniziata in età più avanzata. Numerosi studi internazionali confermano che il vaccino è sicuro, con effetti collaterali generalmente lievi e transitori, come dolore nel punto di iniezione o febbricola.

Paure e disinformazione

A indagare le ragioni della scarsa adesione è stato il progetto europeo Perch, appena concluso, che ha visto l’Iss come capofila italiano. Dall’indagine emerge un quadro complesso, fatto di dubbi, false credenze e problemi pratici. Il 40% dei genitori dichiara di temere possibili effetti avversi, mentre il 70% segnala difficoltà nel raggiungere i centri vaccinali. A questo si aggiunge un dato particolarmente allarmante: sei genitori su dieci non sanno che il vaccino è gratuito.

I dati del Ministero della Salute confermano che nessuna Regione italiana ha raggiunto la soglia del 95% di copertura. Le percentuali variano in modo significativo: si passa dal 77% della Lombardia al 23% della Sicilia, con un divario che riflette differenze organizzative, comunicative e culturali.

Secondo Raffaella Bucciardini, responsabile scientifica del progetto Perch, il problema principale è la percezione del rischio. «I motivi della bassa diffusione della vaccinazione sono legati soprattutto a una consapevolezza non sempre completa sulla pericolosità del virus e sul suo legame con lo sviluppo di tumori che causano migliaia di morti. A questo si aggiungono timori legati alla sicurezza del vaccino e ai possibili effetti collaterali».

Vaccinazioni a scuola, una strategia che funziona

Un esempio concreto di come sia possibile aumentare le coperture arriva dalla Puglia, dove la Asl di Taranto, sotto la supervisione del dipartimento di Prevenzione regionale, ha sperimentato la somministrazione del vaccino direttamente a scuola.

Il progetto ha coinvolto 29 istituti scolastici e ha prodotto risultati significativi. Tra le ragazze di 11 e 12 anni, la copertura del ciclo completo è salita dal 57% al 73%, mentre tra i ragazzi dal 45% al 67,4%. Portare il vaccino a scuola ha permesso di superare ostacoli logistici, ridurre le disuguaglianze e rafforzare il messaggio educativo, trasformando la prevenzione in un’esperienza condivisa.

Prevenzione come diritto e responsabilità collettiva

I dati presentati all’Iss raccontano una realtà chiara: il vaccino Hpv è efficace, sicuro e gratuito, ma ancora troppo poco utilizzato. Colmare il divario informativo è oggi una priorità di sanità pubblica.

Investire in educazione, accessibilità e fiducia significa non solo proteggere le nuove generazioni, ma ridurre in modo concreto l’incidenza dei tumori Hpvcorrelati nei prossimi decenni. Una sfida che riguarda istituzioni, operatori sanitari e famiglie, ma che può essere vinta solo attraverso una prevenzione consapevole e condivisa.

 

Ginevra Larosa

Foto © Fondazione Umberto Veronesi, Curaprox, Pretmedica, La Repubblica

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui