Santanchè si dimette e Meloni valuta un rimpasto dell’esecutivo

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Santanchè Meloni Governo

A pochi giorni dalla sconfitta referendaria, un preoccupante terremoto scuote il Governo: Santanchè, Delmastro e Bartolozzi rassegnano le dimissioni

A casa Meloni tutto trema. Le urne sono ormai serrate e il popolo italiano ha scelto il No, mentre le prime testeDelmastro, Bartolozzi e, ieri sera, anche Santanchè – sono già saltateCon la prima significativa sconfitta dalle politiche 2022, la premier originaria della Garbatella si ritrova a valutare solo un’opzione: rilancio politico.

Il successo di Meloni nel Mondo e i guai in casa

Dal 25 settembre 2022 ad oggi, l’indubbia capacità di Meloni di sapersi districare attorno a ogni tavolo diplomatico è stata costantemente messa alla prova da deputati o ministri a lei vicini. L’agevolezza con cui si è inserita nel Grand Jeu internazionale, raccogliendo plausi e apprezzamenti da Trump a Takaichi passando per Modi, non è corrisposta a una altrettanta lungimiranza nella scelta dei propri fidi

All’estero, Meloni appare quasi come un “mito”: è colei che ha ridato stabilità all’Italia – specialmente se posta in paragone con le deboli leadership di Parigi, Berlino e Londra. In Europa, assieme a Von der Leyen, è un’interlocutrice di cui non si può non tener conto. Il suo peso politico la rende necessaria ogni qualvolta la Commissione abbia a che fare con scelte importanti.

Eppure, quando è di ritorno a Palazzo Chigi, non può sfuggire a gaffe o scandali mediatici enormi: Sangiuliano, Sgarbi, Bartolozzi, Delmastro, e ora Santanchè sono tutte facce della stessa medaglia. Il referendum è allora per Meloni una sliding doors da cui non si intravede ritorno: d’ora in poi non è più disposta a pagare per i propri. Lo scossone dato dalla vittoria del No rischia di compromettere la reputazione del primo ministro fino adesso “non ricattabile” e, se non si limitano i danni, anche di minare le solide fondamenta su cui finora il Governo si è mantenuto. 

Santanchè rassegna le dimissioni

Parte fondante delle responsabilità per la sconfitta sulla giustizia è anche dovuta ai recenti affari di quartiere di Meloni. E allora – questo è il ragionamento – meglio escludere quellaparte”. 

Poche ore fa, Daniela Santanchè, ormai ex ministro per il turismo, ha rassegnato le proprie dimissioni. La decisione è arrivata non autonomamente, ma dopo un inequivocabile diktat da parte dei piani alti: in un comunicato ufficiale, Meloni auspicava la «stessa sensibilità» che aveva fatto seguito al simile destino spettato ad altri due pezzi grossi del golden circle di Fdl – Delmastro e Bartolozzi.

Lunedì si sarebbe dovuta discutere la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 stelle, ma il processo ha subito un’accelerazione. Per Santanchè, sul cui capo gravano un processo per falso in bilancio, un’indagine per bancarotta e un udienza preliminare per truffa ai danni dell’Inps, la resistenza è durata 22 ore: si tratta di un caso senza precedenti nella storia repubblicana italiana. La consapevolezza di non poter continuare a esercitare il proprio ruolo con il capo dell’esecutivo contro è poi subentrata a un primo momento di “non disponibilità alle dimissioni” che la stessa ha ammesso di aver valutato «bruscamente».

Basterebbe solo questo polverone per rendere Meloni un’anatra zoppa: espressione utilizzata nella politica americana per intendere un presidente con minor margine di movimento, in caso di sconfitta alle elezioni di Midterm. In Italia, non esiste un meccanismo del genere, ma pare che gli ormai ex leali di Meloni stiano facendo di tutto per renderla tale.

L’affaire Delmastro e Bartolozzi

Nel tardo pomeriggio del 24 marzo 2026, anche Delmastro e Bartolozzi hanno consegnato le proprie dimissioni. L’ex sottosegretario è stato finora il fiore all’occhiello in quanto a calamita per disastri politici. Condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio, coinvolto nell’affaire Pozzolo (deputato di Fdl reo per porto abusivo d’arma), in questi giorni è stato “pizzicato” in una foto del 2023 nel ristorante la “Bisteccheria d’Italia” – nello scatto è presente anche l’ex capo di gabinetto Bartolozzi. 

Non è un certo un reato per un sottosegretario concedersi una deliziosa cena a base di entrecòte e filetti di scottona: le cose si complicano se l’attività è a trazione mafiosa e lui ne è stato socio fino a febbraio 2026 col 25% delle quote. Nella fattispecie, il proprietario della Bisteccheria è Mauro Caroccia, condannato a 4 anni e attualmente in carcere per mafia e per i noti rapporti col capo del Clan Senese, Michele Senese. Nella foto di 3 anni fa, i due sono ritratti mentre si abbracciano.

Delmastro ha provato a scagionarsi con il più classico degli alibi: «a mia insaputa». Ma niente torna. Stando alla linea d’inchiesta sostenuta dal Fatto Quotidiano, non solo l’ex fido di Meloni sarebbe stato assiduo frequentatore del ristorante – lo dimostrano ulteriori foto nel locale di mesi fa – ma ne sarebbe stato socio fino al mese scorso.

Delmastro dice di essersi liberato «immediatamente» delle quote, quindi, appena divenuta nota la condanna in primo grado del colluso Caroccia (2022). In realtà, sono state cedute del tutto in due tranche solo nel novembre 2025 e il 27 febbraio 2026. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca verrebbe da dire: come si può considerare la condanna definitiva al proprietario della Bisteccheria il 19 febbraio una casualità?

La premier valuta un rimpasto

Unire i puntini è allora fondamentale: i due, “Andrea” e “Mauro”, sono conoscenti di vecchia data. Secondo Repubblica, già nel 2019 Delmastro frequentava con gruppi di destra vicini alla tifoseria laziale, i primi esperimenti nel mondo della ristorazione di Caroccia: le attività Baffo 2018, Baffo 2 e Baffo Fish, tutte via via fallite. 

Lo stesso fratello minore di Mauro, Daniele, anzitempo indagato, ma assolto, si dice stupito di come l’ex sottosegretario non fosse a conoscenza di nulla: «Lo sanno pure i muri chi è mio fratello».

Come risolvere questo terremoto generalizzato se non tramite un rimpasto? Meloni sta valutando varie opzioni. Forse altre teste salteranno. L’unica certezza è che intende cogliere il difficile momentum per segnare un prima e un dopo: la pazienza è finita, chi sbaglia d’ora in poi pagherà e subito. In ballo, la credibilità in vista delle politiche 2027. Resta poco più di un anno e la riconferma del centrodestra non è mai stata così in dubbio.

 

Fabio Sinisi

Foto © Virgilio, Fortune Italia, Adnkronos, Corriere della Sera

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