Due esposizioni raccontano arte e avanguardie tra capitale e laguna, dagli anni Sessanta alle collezioni storiche del Novecento europeo
È in corso presso la Galleria Lombardi in via di Monte Giordano 40 a Roma, una interessante mostra dal titolo Mario Schifano. Io guardo a cura di Lorenzo ed Enrico Lombardi. Testo critico in catalogo di Silvia Pegoraro.
La mostra monografica in contemporanea alla grande retrospettiva in corso a Palazzo delle Esposizioni, propone un percorso selezionato e rigoroso che attraversa trent’anni di attività dell’artista, dai primi Sessanta ai primi anni Novanta, restituendo uno sguardo ravvicinato su uno dei protagonisti dell’arte del secondo Novecento. Il titolo della mostra, richiama una celebre dichiarazione dell’artista: “Non mi ispiro, io osservo, guardo… Il mio lavoro nasce dall’esterno, dalla realtà che riesco a captare attraverso i media. Il video per me rappresenta una finestra sul mondo”. La mostra di circa venti opere che ripercorrono i principali nuclei della sua ricerca: dai monocromi ai cartelli pubblicitari, dai “paesaggi anemici” al ciclo del “Futurismo rivisitato”, fino ai “quadri equestri” e alle materie cromatiche degli anni Novanta.
Mario Schifano, esponente di spicco della Scuola romana di Piazza del Popolo, rielabora i linguaggi della Pop Art americana in chiave europea, contrapponendo alla logica della
riproducibilità industriale una pittura colta e stratificata. Le sue opere trasformano l’immaginario dei mass media, dalle fotografie di giornale alle immagini televisive, in una materia pittorica sospesa tra memoria, visione e critica. Gli smalti che sgocciolano su carta, i paesaggi televisivi degli anni Settanta, le “geografie della memoria” degli anni Ottanta e Novanta sono esempi di un artista capace di “sentire” l’immagine prima di dipingerla. La Scuola romana di Piazza del Popolo, da non confondere con quella del 1930 con Scipione e Mafai, è stata frequentata dai cosiddetti pittori maledetti, per il loro stile di vita trasgressivo. Oltre a Schifano, Angeli e Testa, il gruppo includeva artisti come Giosetta Fioroni, Mario Ceroli, Pino Pascali.
Il successo negli anni Sessanta
Mario Schifano nasce in Libia nel 1934. Arriva a Roma nel dopoguerra e non avendo voglia di studiare, vuole seguire le orme del padre, archeologo e restauratore, apprendendo da lui l’interesse per l’arte. Dopo avere dipinto dei vasi, Schifano passa a disegnare planimetrie di tombe, per poi essere sempre più attratto dalla pittura. Inizia la sua attività in una collettiva presso la galleria romana “L’Appunto” con Franco Angeli e Giuseppe Uncini. Ma poi si distaccherà dal gruppo per divenire solista con personali come alla “Galleria Appia Antica” di Roma nel 1959. Ma negli anni Sessanta arriva un successo internazionale per Schifano con i suoi celebri monocromi.
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista
È il gennaio 1938 quando la grande collezionista americana Peggy Guggenheim apre a Londra, in Cork Street nel quartiere di Mayfair, la sua prima galleria: Guggenheim Jeune. In pochi mesi questo spazio si è trasformato in un punto di riferimento per le avanguardie, un luogo di incontro fra gli artisti e le loro idee. Qui Peggy sperimenta e costruisce il proprio sguardo, in un ambiente ancora legato ai valori tradizionali e porta in scena l’arte più innovativa del suo tempo.
Soprattutto fa conoscere il Surrealismo. Organizza venti mostre, molte delle quali introducono per la prima volta nel Regno Unito artisti che diventeranno fondamentali nell’arte del Novecento, come Kandinsky. La galleria sarà solo una location delle tante, anche più imponenti, come la Fondazione Guggenheim negli Stati Uniti e la magica fondazione veneziana. La galleria londinese ha però uno spiccato senso umano e relazionale, dove intorno a Peggy si muove una rete vivace di artisti, scrittori, intellettuali, tra cui Samuel Beckett, Marcel Duchamp ed Herbert Read, che contribuiranno a definire il carattere sperimentale della sua impresa.
Ma in Peggy vi è anche un’attenzione per il mondo artistico femminile con la presenza di Elleen Agar, Barbara Hepworth, Rita Kernn-Larsen e Sophie Tauber-Arp. Questa isola felice
Guggenheim Jeune ha breve vita all’interno della caotica realtà londinese, ma è qui che Peggy matura una visione e affina un metodo che servirà per la realizzazione di un museo dedicato all’arte moderna che prenderà forma qualche anno dopo a Venezia. Ora con Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, si può visitare una mostra che riporta insieme opere e storie di quella straordinaria stagione a Venezia, a Dorsoduro 701, fino al 19 ottobre 2026 e poi arriverà a Londra (Royal Academy of Arts) solo nel novembre 2026.
Paolo Montanari
Foto © Artribune, VIAGGIeMONDO, Gruppotv7













