Da Leone XIII a Leone XIV: Chiesa, lavoro e IA

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Leone XIV

Dalla Rerum Novarum alla nuova enciclica, il ruolo sociale del cattolicesimo tra diritti, tecnologia, pace e trasformazioni globali

Il 15 maggio 1891, in un’Europa sconvolta dalla Rivoluzione industriale, Papa Leone XIII pubblicava l’enciclica Rerum Novarum («Delle cose nuove»), un documento che rappresenta la prima presa di posizione della Chiesa cattolica sulle questioni sociali.

Leone XIII, al secolo Vincenzo Gioacchino Pecci, era nato nel 1810 a Carpineto Romano, presso Anagni. Proveniente da una famiglia nobile, aveva studiato presso i Gesuiti. Ordinato sacerdote nel 1837, era stato legato a Benevento e a Perugia, poi nunzio a Bruxelles e arcivescovo di Damietta. Fu consacrato Papa il 3 marzo 1878 e, anziché benedire il popolo dalla loggia esterna prospiciente piazza San Pietro, lo fece da quella interna alla Basilica, suscitando polemiche.

Fu la Rerum Novarum a indicarlo come il “Papa dei lavoratori“, in un momento storico in cui in Europa si rafforzavano il movimento socialista e quello sindacale. L’enciclica prendeva posizione su diversi fronti e cercava una via alternativa tra il capitalismo liberista e il socialismo emergente. Riconosceva tra i diritti fondamentali degli operai quello a un salario giusto ed equo, contestava la concezione puramente economica del lavoro e difendeva la dignità umana dei lavoratori, anticipando temi centrali nelle legislazioni sociali del XX secolo.

L’enciclica di Leone XIV nel tempo dell’intelligenza artificiale

Nel 135° anniversario della Rerum Novarum, Papa Prevost, nella sua prima enciclica Magnifica Humanitas, fa appello affinché «una magnifica umanità, abitata da Dio, promuova dignità del lavoro, giustizia sociale e pace».

«Nell’era digitale» – afferma il Pontefice – «occorre disarmare l’IA, superare la “guerra giusta”, rilanciando dialogo e multilateralismo». L’enciclica è suddivisa in cinque capitoli, oltre a un’introduzione e una conclusione. Magnifica Humanitas parte dall’assunto che la tecnologia non è una forza antagonista rispetto alla persona né, di per sé, un male. Tuttavia, «non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa». Di qui il richiamo a «farla rimanere umana», affinché, continua Prevost, «il Mondo possa riconoscere nel cuore dell’essere umano il luogo ove Dio desidera albergare».

Primo capitolo

Il primo capitolo richiama il Concilio Vaticano II, che ha messo in luce il principio dinamico della Chiesa. Pio XII fu il primo ad applicare l’espressione “Dottrina sociale della Chiesa” attraverso l’esortazione apostolica Menti nostrae del 1950. Nelle rispettive epoche, i successori di Pietro hanno fatto emergere aspetti diversi «di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità».

Secondo capitolo

Nel secondo capitolo Leone XIV afferma che la persona non è una risorsa da sfruttare e che «la pressione di nuove tecnologie e di determinati interessi molto potenti può ridurre la persona a risorsa da usare e sfruttare». La dignità è fondamentale per ogni persona e «non si acquisisce né si merita». Il Pontefice definisce l’aborto provocato come l’uccisione di innocenti e l’eutanasia come «scelta gravemente illecita». Fondamentale è anche il riconoscimento dei diritti delle minoranze, con particolare attenzione alle donne. A loro favore, l’enciclica chiede «scelte concrete nelle leggi, nel lavoro, nell’istruzione e nelle responsabilità sociali e politiche, affinché siano ascoltate e valorizzate».

Inaccettabile sottomettere una Nazione

Il Papa è particolarmente fermo nella salvaguardia del bene comune e nel rispetto del diritto dei popoli a esistere e a custodire la propria identità. Qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione è da considerare «gravemente immorale» e pertanto inaccettabile. La giustizia sociale, nell’era digitale, deve proteggere i più fragili e contrastare odio e disinformazione. È necessario un controllo pubblico dei dati e delle tecnologie. Il modo in cui la società tratta migranti, sfollati e rifugiati dimostra «se l’idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità».

Il Pontefice invita i Governi a garantire vie sicure e legali, un’accoglienza dignitosa e a promuovere l’integrazione, ma anche il diritto a rimanere nella propria terra in pace e sicurezza, affrontando le cause profonde delle migrazioni.

Su questo tema il Pontefice si rivolge anche alla Chiesa, chiamata a «un esame di coscienza». Esorta a bonificare relazioni e strutture ecclesiali da distorsioni che producono opacità e prevaricazioni. Invita ad ascoltare «le vittime di abusi spirituali, economici, istituzionali, sessuali, di potere e di coscienza». Questo costituisce un cammino di giustizia che comprende riconoscimento del danno, giusta riparazione e prevenzione.

Terzo capitolo

Nel terzo capitolo si entra nel vivo del tema IA. Come già denunciato da Papa Francesco, ogni scelta non può essere dettata soltanto da parametri di efficienza e profitto: «la tecnologia più potente non è necessariamente la migliore». L’IA può imitare e simulare l’uomo, ma non possiede coscienza morale, empatia, capacità affettiva né relazione spirituale. È quindi necessario un approccio sobrio e vigile, con politiche e quadri giuridici adeguati, massima vigilanza ed educazione degli utenti.

«Bisogna disarmare l’IA» – insiste Leone XIV – «sottrarla alla competizione militare, economica e cognitiva; sottrarla ai monopoli e impedirle di dominare l’umano». La posta in gioco è alta: far crescere la tecnica eliminando l’umano significa far regredire il cuore. La tecnologia può alleviare le sofferenze o aprire nuove possibilità, ma non deve negare ciò che è proprio dell’essere umano, cioè la capacità di relazione e di amore per il prossimo.

Quarto capitolo

Nel quarto capitolo si affronta il tema dell’ambiente digitale. La cultura generata dal web Leone XIVnon deve diventare strumento di omologazione e dominio. Un giornalismo serio si basa su argomentazioni e verifica dei fatti. Una comunicazione trasparente e leale è richiesta anche alla Chiesa, soprattutto nei casi di ingiustizie e abusi. «Dobbiamo educarci a digiunare dall’IA» – rimarca il Pontefice – «puntando su una scuola come luogo in cui si impara a cercare e amare la verità e dove si insegna ciò che il digitale non può dare».

Nella quarta rivoluzione industriale, rappresentata dalla transizione digitale, Leone XIV ribadisce la dignità del lavoro: «I nuovi modi di lavorare non sono necessariamente i migliori». La tecnologia può dequalificare i lavoratori e relegarli a funzioni marginali; occorre invece progettare sistemi centrati sulla persona, che sollevino l’uomo da mansioni gravose o ripetitive senza causare disoccupazione in nome della riduzione dei costi e dell’aumento del profitto.

L’enciclica sottolinea il ruolo della famiglia fondata sull’unione stabile tra un uomo e una donna, intesa come «bene sociale primario» e cellula insostituibile della comunità. Va sostenuta con politiche che garantiscano equilibrio tra vita e lavoro e favoriscano la possibilità di costruire il futuro con nuove generazioni.

Quinto capitolo

Nel quinto e ultimo capitolo, Leone XIV affronta il tema della guerra. Denuncia una cultura «della potenza» che normalizza la guerra e la riabilita come strumento di politica internazionale, favorendo il riarmo. In passato la guerra era vista come extrema ratio; oggi si assiste a una perdita della memoria storica. La pace non è più percepita come un compito da perseguire a ogni costo, ma come «un intervallo precario tra i conflitti». Occorre promuovere dialogo, diplomazia e perdono. Si afferma una cultura della potenza, con un «multipolarismo disordinato e conflittuale» caratterizzato da diffidenza reciproca. Alla forza del diritto si sostituisce il diritto del più forte; le logiche di potenza prevalgono sulla costruzione della pace.

Le istituzioni internazionali risultano indebolite e prive di riconoscimento morale. Il Papa auspica che l’Onu possa recuperare il proprio ruolo per il bene comune. «Occorre rilanciare il dialogo, passando da una cultura della potenza a una cultura del negoziato. Non può essere usato il nome di Dio per legittimare violenza, guerra o terrorismo». È decisivo il dialogo tra le religioni come portatrici di un messaggio di pace, perché «la pace proviene anzitutto da Dio».

 

Giancarlo Cocco

Foto © Vatican News, Wikipedia

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