La guerra ibrida sta riscrivendo le regole dei conflitti

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Il confine tra pace e guerra diventa sempre più sfumato e indefinibile utilizzando azioni ostili non tradizionali

Per secoli la nostra immagine di guerra è stata associata a eserciti schierati, carri armati, aerei che sorvolano il cielo, trincee ben definite. Questo modello, che affonda le radici nella tesi di Carl von Clausewitz che definisce la guerra “la continuazione della politica con altri mezzi”, è stato improvvisamente modificato e le parti in conflitto stanno oggi utilizzando azioni belliche mai viste prima.

Cos’è la guerra ibrida?

La guerra ibrida è una strategia che combina in modo coordinato strumenti militari e non militari, operazioni palesi e occulte, per destabilizzare un avversario rimanendo al di sotto della soglia di un conflitto convenzionale apertamente dichiarato.

Non si tratta più di uno scontro frontale tra eserciti, ma di una pressione costante e diffusa che mira a erodere la coesione sociale e logorare il nemico dall’interno, come un virus che attacca l’organismo ospite indebolendolo progressivamente.

Gli omini verdi della Crimea

Il termine “guerra ibrida” è entrato nel lessico strategico internazionale in seguito all’annessione russa della Crimea nel 2014, quando fecero la loro comparsa i famigerati omini verdi. Si trattava di truppe senza simboli che indossavano divise militari verdi ma privi di mostrine o stemmi di riconoscimento.

La loro azione rapida ha permesso alla Russia di annettersi la Crimea senza incontrare una resistenza armata immediata. Il Cremlino e il presidente Vladimir Putin hanno negato a lungo che si trattasse di soldati russi, sostenendo fossero forze di autodifesa locali. In questo modo hanno creato un’ambiguità tale da rendere difficile qualsiasi reazione internazionale. Da allora, il concetto si è evoluto e ampliato, diventando uno degli strumenti preferiti da potenze come la Russia per perseguire i propri obiettivi geopolitici senza innescare una risposta militare su larga scala.

Le differenze fondamentali con la guerra tradizionale

Nella guerra tradizionale, lo Stato-Nazione è l’attore principale e l’inizio delle ostilità è un evento chiaro e dichiarato. Nella guerra ibrida, invece, gli attori possono essere sia statali che non statali, come gruppi di hacker, mercenari o milizie locali, e le azioni sono spesso progettate per essere negabili.

L’ambiguità dell’attribuzione è una caratteristica fondamentale di questa nuova strategia. Le operazioni sono condotte in modo tale da rendere estremamente difficile risalire al mandante, preservando una negazione plausibile che complica qualsiasi risposta. Ad esempio, un attacco informatico lascia tracce che possono essere facilmente camuffate o fatte ricadere su terzi.

Il conflitto convenzionale è caratterizzato da un’escalation che supera chiaramente la soglia della pace. La guerra ibrida, al contrario, agisce in una zona grigia, una sorta di limbo in cui gli attacchi e i cyberattacchi sono calibrati per provocare, testare e logorare il bersaglio senza mai innescare una risposta militare su larga scala. La strategia di chi la utilizza mira a logorare l’avversario restando al di sotto di quella soglia, sapendo che la controparte non ha interesse a innescare un’escalation incontrollabile.

Gli strumenti del conflitto

L’arsenale della guerra ibrida include contro infrastrutture e servizi pubblici e campagne di disinformazione per manipolare l’opinione pubblica. Inoltre sono inclusi sabotaggi mascherati da incidenti, strumentalizzazione dei flussi migratori per esercitare pressione sui confini e persino interferenze nei processi elettorali altrui.

Una guerra tradizionale ha un inizio e una fine riconoscibili, spesso sanciti da trattati di pace. La guerra ibrida è invece un conflitto permanente, continuo, che non conosce tregua. Si combatte ogni giorno, sui social media, nelle sale di controllo delle aziende energetiche, nei data center, nelle redazioni dei giornali. Il campo di battaglia è ovunque.

Esempi concreti di guerra ibrida

Il conflitto in Ucraina rappresenta l’esempio più lampante di guerra ibrida in atto. Da un lato, infatti, assistiamo a una guerra convenzionale sul campo con carri armati, artiglieria e aerei. Dall’altro, a un’intensa azione ibrida che coinvolge il cyberspazio, la disinformazione e le interferenze politiche.

L’Unione europea si trova ad affrontare quotidianamente una molteplicità di minacce ibride. Queste vanno dai disturbi del segnale Gps che mettono a rischio il traffico aereo, alle interferenze nelle campagne elettorali, fino a una crescente ondata di sabotaggi fisici, come le esplosioni ai depositi di munizioni in Repubblica Ceca o gli incendi dolosi in stabilimenti di difesa in Germania.

Il recente episodio di Lipsia, dove un drone è stato fatto planare sopra un aeroporto tedesco, è un esempio lampante di questa nuova offensiva che mira a testare le vulnerabilità e la prontezza della risposta occidentale.

Un altro esempio significativo riguarda la strumentalizzazione dei flussi migratori al confine tra Bielorussia e Polonia, dove migliaia di migranti sono stati usati come arma per esercitare pressione politica sull’Unione europea. In questo caso, la sofferenza umana diventa essa stessa uno strumento di pressione geopolitica.

Come difendersi dalla guerra ibrida

La guerra ibrida rappresenta una delle sfide più complesse per la sicurezza internazionale del XXI secolo. Essa, per sua natura, è fluida e multiforme e richiede un cambio di paradigma nelle strategie di difesa. Per contrastare queste minacce è necessaria una risposta che coinvolga non solo le forze armate, ma anche le istituzioni, le aziende private e i cittadini. Occorre rendere le infrastrutture critiche più sicure, educare i cittadini a riconoscere la disinformazione e le fake news, che sono i principali veicoli di caos e squilibrio sociale.

 

Nicola Sparvieri

Foto © Unicatt, Agendadigitale.eu, Getty Images, affarinternazionali

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