New York, polemica: Mamdani dà penna a consulente legale

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Mamdani penna

Gesto simbolico di Mamdani durante cerimonia commemorativa scatena critiche per passato professionale di Ramzi Qassem

A New York è scoppiata una nuova polemica intorno al sindaco Zoran Mamdani, questa volta per un gesto simbolico compiuto durante una cerimonia dedicata alla commemorazione degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, a pochi giorni dal 25° anniversario della tragedia che ha segnato profondamente la Città e l’intero Paese.

Al centro delle contestazioni c’è la decisione di Mamdani di consegnare la penna utilizzata per firmare due decreti esecutivi alla direttrice della polizia di New York, Jessica Tisse, chiedendole di farla avere a Ramzi Qassem, capo consulente legale del Comune. Una scelta che ha immediatamente suscitato reazioni, soprattutto per il passato professionale di Qassem e per alcuni dei casi da lui seguiti.

Nei giorni scorsi Mamdani aveva firmato i provvedimenti con cui l’11 settembre viene designato come giornata cittadina di commemorazione e di donazione. Le ordinanze rafforzano inoltre le misure destinate a prevenire future minacce terroristiche e si inseriscono nelle iniziative dell’amministrazione municipale in vista del 25° anniversario degli attentati. È stata però la presenza di Qassem alla cerimonia, e soprattutto il gesto della consegna della penna, a spostare l’attenzione sul passato del consulente legale.

Il passato di Ramzi Qassem

Qassem aveva in precedenza difeso Ahmed alDarbi, detenuto a Guantánamo che si Mamdani pennaera dichiarato colpevole di crimini di guerra collegati a piani di alQaeda contro navi mercantili. Al-Darbi aveva ammesso il proprio coinvolgimento in atti terroristici legati ad attacchi marittimi, tra cui l’attentato del 2002 contro una petroliera francese al largo dello Yemen. A rendere ulteriormente delicato il caso è il legame familiare di al-Darbi con uno degli attentatori dell’11 settembre. La sorella del detenuto era infatti sposata con Khalid alMichdar, uno dei dirottatori del volo 77 dell’American Airlines, l’aereo che l’11 settembre 2001 venne fatto schiantare contro il Pentagono. È proprio questo intreccio di circostanze ad aver alimentato le critiche nei confronti della scelta di coinvolgere Qassem nella cerimonia commemorativa.

La contestazione non riguarda soltanto il fatto che il consulente legale fosse presente all’evento, ma soprattutto il valore simbolico attribuito alla penna utilizzata dal sindaco per firmare i provvedimenti. La decisione di consegnargliela è stata interpretata dai detrattori di Mamdani come un gesto inopportuno in una giornata destinata al ricordo delle vittime e dei soccorritori morti nel tentativo di salvare altre persone.

“Questo è un insulto alle vittime, in vista del 25° anniversario dell’11 settembre”, ha scritto il conduttore e podcaster Benny Johnson, riassumendo il tono di una parte delle reazioni emerse sui social media.

Critiche sono arrivate anche da Maria Danzillo, ex candidata al Senato dello Stato di New York, secondo la quale la presenza di Mamdani alla cerimonia rappresenterebbe una fonte di particolare disagio per una Città che, a distanza di 25 anni, continua a portare il peso e il trauma degli attentati.

La spiegazione del Comune

Di fronte alle polemiche, l’amministrazione municipale ha fornito una spiegazione sulla presenza di Qassem alla cerimonia. Secondo quanto riferito dal Comune al New York Post, il consulente legale e il suo team avevano materialmente redatto i due decreti esecutivi successivamente firmati dal sindaco. La sua partecipazione all’evento, quindi, sarebbe legata esclusivamente alle sue responsabilità istituzionali e al lavoro svolto per predisporre i provvedimenti. Il municipio non ha sostenuto che la scelta di Qassem fosse concepita come un riferimento simbolico agli attentati dell’11 settembre o alle persone coinvolte negli attacchi.

La vicenda ha però riaperto il dibattito sul ruolo del consulente legale e, più in generale, sulla composizione della nuova amministrazione municipale di New York.

I precedenti e il caso Mahmoud Khalil

Il passato professionale di Qassem era già stato oggetto di discussioni pubbliche. Il legale ha fondato una clinica presso la City University of New York, che offre rappresentanza legale gratuita a musulmani, e nel corso della sua attività ha seguito diversi casi particolarmente controversi. Tra questi figura anche quello di Mahmoud Khalil, uno dei protagonisti delle proteste propalestinesi organizzate nel campus della Columbia University e successivamente arrestato dalle autorità statunitensi per questioni legate all’immigrazione.

Il nuovo episodio ha quindi riacceso una discussione più ampia sulla presenza, all’interno delle istituzioni pubbliche, di professionisti che in passato hanno assunto la difesa di imputati o detenuti coinvolti in procedimenti collegati al terrorismo. Un tema che assume un peso ancora maggiore quando riguarda una Città come New York ed è affrontato proprio alla vigilia di una delle ricorrenze più dolorose della sua storia recente.

In questo contesto, il gesto apparentemente simbolico della penna è diventato il punto di partenza di un confronto politico e istituzionale più ampio sulla sensibilità necessaria nell’affrontare la memoria dell’11 settembre e sulle scelte della nuova amministrazione cittadina.

 

George Labrinopoulos

Foto © Fox News, The Pittsburgh Jewish Chronicle – The Time of Isarel, NBC News

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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