Emma Bonino e l’euro: un ricordo dal 1998 a oggi

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Omaggio a Emma Bonino

Un tributo alla sua visione, al coraggio e alla competenza che hanno segnato la storia dell’integrazione europea

Non ho condiviso tutto di Emma Bonino. Sarebbe ipocrita sostenerlo oggi e non renderebbe giustizia neppure a lei, che delle proprie convinzioni, spesso divisive, ha fatto una ragione di impegno politico e civile. Ma le differenze non possono impedirmi di riconoscere che Emma Bonino è stata una grande donna, una grande europea e una grande Commissaria europea: competente, determinata e coraggiosa.

Tra i ricordi che mi legano a lei ce n’è uno che oggi assume un significato particolare. Alla vigilia della moneta unica, nel 1998, pubblicai con Donato Raponi “Arriva l’Euro!”, un libro destinato a spiegare a famiglie, risparmiatori, professionisti, commercianti, pensionati e imprenditori come prepararsi alla nuova moneta. Emma Bonino, allora membro della Commissione europea, ne scrisse la prefazione.

Rileggerla oggi significa tornare all’Europa di quegli anni, alle sue speranze e alla fiducia nella capacità dell’integrazione di produrre risultati concreti. Bonino partiva da lontano: dal «processo dinamico dell’integrazione europea, iniziato subito dopo la Seconda guerra mondiale», che stava raggiungendo uno dei suoi obiettivi fondamentali, «quello di dare una moneta unica ai Paesi entrati a far parte dell’Unione economica monetaria».

C’era anche una visione politica molto netta. Auspicava che il numero degli Stati aderenti aumentasse «sempre più», perché vedeva nell’Europa unita non soltanto un progetto economico, ma un fattore di stabilità, «nell’interesse di tutti gli equilibri internazionali».

Poi una frase che, riletta a distanza di quasi trent’anni, restituisce perfettamente l’atmosfera di quella stagione: «La moneta unica, felicemente chiamata euro, è dunque una realtà». Bonino osservava come il dibattito non fosse rimasto confinato «nell’ambito dei salotti politici e dei templi dell’alta finanza», ma avesse coinvolto gli italiani in un passaggio storico che riguardava direttamente la loro vita quotidiana.

Era particolarmente colpita dall’atteggiamento degli italiani che, scriveva, dopo essersi trovati «costretti a pagare un costo salato» per permettere al Paese di risanare le finanze pubbliche e partecipare al progetto euro, dimostravano «un sorprendente interesse e una grande fiducia» nell’arrivo della nuova moneta.

La parte forse più interessante oggi è quella dedicata ai vantaggi concreti. Con la moneta unica, spiegava Bonino, i cittadini si sarebbero liberati «della complessità e dei costi delle conversioni di valuta», avrebbero azzerato i rischi di cambio, confrontato direttamente i prezzi reali dei prodotti e potuto spostarsi da uno Stato all’altro senza intralci valutari. Per le imprese, soprattutto piccole e medie, l’euro avrebbe ridotto rischi e costi delle transazioni e dei finanziamenti.

Concludeva con parole che, come autore, non potei dimenticare: «Una preparazione giudiziosa, da iniziare fin d’ora, senza ritardi, è ormai pressante per tutti gli operatori economici, dai grandi imprenditori fino ai consumatori». E aggiungeva – per la soddisfazione degli Autori – di essere certa che il nostro libro costituisse «uno strumento utilissimo di consultazione per tutti».

L’ultima volta che incontrai Emma Bonino era Ministro per gli Affari europei. Presiedette una riunione del Comitato interministeriale per la lotta contro la frode, alla quale partecipai come portavoce dell’Ufficio europeo della Lotta alla Frode (Olaf) e anche rappresentante della Commissione europea. Ritrovai la stessa preparazione, la stessa energia e quella conoscenza concreta dell’Europa che l’aveva caratterizzata da Commissaria.

Ma anche l’onestà intellettuale di ammettere che si era sbagliata quando, in passato, aveva sostenuto un progetto smilitarizzazione della Guardia di Finanza. Quella Guardia di Finanza che, grazie anche alla propria Militarità – status nobile ben diverso dal militarismo, che non ha mai fatto parte del Corpo, e che non ne rappresenta che la grottesca caricatura, che qualcuno oggi sembra volere riesumare dalle commedie anni Settanta del Colonnello Buttiglione – la sosteneva nel suo dicastero permettendole di vantarne i risultati, sui tavoli di Bruxelles, nella lotta ai traffici transnazionali in danno delle finanze dell’Unione europea.

Oggi possiamo discutere su quanto delle speranze di allora sia stato realizzato e su quanto l’Europa debba ancora cambiare. Io stesso non ho condiviso tutte le battaglie di Emma Bonino. Ma proprio per questo sento ancora più importante dirlo: il rispetto per la statura di una persona non richiede di condividerne tutte le idee. La visione ideologica del Mondo può dividerci, ma la democrazia vive del confronto. Competenza e coraggio dovrebbero tuttavia poter essere riconosciuti anche dall’altra parte delle nostre differenze.

Io Emma Bonino voglio ricordarla così: rileggendo quella prefazione, pensando all’Europa che stavamo costruendo e dicendole, semplicemente: grazie, Emma!

 

Alessandro Butticé

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