La diplomazia Italiana nello Specchio d’Europa

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L’Arte del dialogo e il destino comune. A Short History of Italian Diplomacy nelle parole e opere da Baldi e Monzali

La pubblicazione dell’opera intitolata A Short History of Italian Diplomacy, mirabile sintesi monografica redatta dall’ambasciatore Stefano Baldi in felice e proficua collaborazione con il professor Luciano Monzali per i tipi di Editoriale Scientifica, si configura come un evento di radicata importanza storiografica, scientifica e dottrinale nel variegato panorama delle moderne relazioni internazionali. In un’epoca contemporanea costantemente contrassegnata da profonde, repentine e talvolta drammatiche mutazioni degli equilibri geopolitici planetari, il presente volume colma una lacuna lungamente avvertita dalla comunità accademica globale, offrendo per la prima volta in lingua inglese una disamina organica, fluida e rigorosa dell’azione diplomatica italiana dall’Unità nazionale sino alle soglie del XXI secolo.

Inserito con pieno merito nella prestigiosa collana editoriale delle Memorie e studi diplomatici, il saggio non si riduce a una mera elencazione cronologica di atti normativi o di accordi istituzionali, bensì si eleva a raffinata ed elegante esegesi dello strumento negoziale, inteso quale veicolo supremo di stabilità, mediazione, convivenza pacifica e armonia superiore tra i popoli. Nel dipanare con sapienza il complesso e affascinante ordito della politica estera della Penisola, gli autori mettono in luce con cristallina chiarezza quell’intrinseca, indissolubile e imprescindibile interdipendenza che lega, da oltre un secolo e mezzo, i destini della diplomazia nazionale al processo di costruzione, ampliamento e consolidamento dello spazio politico, giuridico e morale europeo.

Da dove parte tutto

Le radici storiche di tale profonda vocazione affondano nel terreno fecondo e tormentato del Risorgimento, laddove il nascente corpo diplomatico italiano – nobile ed eclettico erede della tradizione diplomatica sabauda e delle geniali intuizioni strategiche del Conte di Cavour – si trovò a operare in un contesto continentale caratterizzato da estrema delicatezza, avendo quale primario obiettivo la legittimazione dello Stato unitario dinanzi al severo giudizio delle grandi Potenze dell’epoca. Già in quel cruciale e delicatissimo trapasso storico, i rappresentanti della Nazione compresero con lungimiranza che il legittimo perseguimento dell’interesse nazionale non potesse in alcun modo prescindere dal mantenimento di un equilibrio multilaterale sul continente, orientando costantemente l’azione di Roma a temperare le tensioni interne al “concerto europeo” e a interpretare un ruolo stabile di cerniera geopolitica tra lo spazio mediterraneo e l’Europa centro-settentrionale.

Questa traiettoria ideale, pur attraversando le drammatiche, complesse e talvolta dolorose faglie ideologiche che hanno ferito il Novecento, ha trovato la sua più compiuta, nobile e felice espressione nella seconda metà del secolo scorso, allorché la neonata Repubblica seppe declinare la propria proiezione esterna secondo una coerente scelta di campo fondata sul pilastro atlantico e, in via preminente, sul nascente ideale europeista. La firma storica dei Trattati di Roma del 1957 ha segnato, in tal senso, il definitivo superamento delle logiche di potenza squisitamente nazionalistiche, inaugurando una stagione feconda in cui i diplomatici italiani non si sono limitati a gestire ordinari rapporti bilaterali di vicinato, ma si sono fatti architetti operosi, pazienti e visionari di un quadro sovranazionale comune.

L’esperienza italiana

Il metodo felpato italiano, storicamente improntato a una spiccata attitudine all’ascolto, alla flessibilità diplomatica e alla ricerca del compromesso costruttivo, si è rivelato perfettamente consono alle complesse dinamiche negoziali delle istituzioni comunitarie, garantendo che lo sviluppo del blocco europeo procedesse sempre all’insegna della solidarietà reciproca, dell’equità e dell’inclusione istituzionale dei suoi membri.

L’esperienza diretta sul campo dell’ambasciatore Baldi – la cui prestigiosa e specchiata carriera lo ha visto ricoprire, tra i numerosi e rilevanti incarichi, il ruolo di rappresentante permanente aggiunto presso l’Unione europea a Bruxelles e di direttore dell’Istituto diplomatico della Farnesina – conferisce alle pagine del testo una rara sensibilità pratica, unita a una profonda comprensione delle dinamiche umane e psicologiche che governano la vita quotidiana degli Stati. L’opera dimostra magistralmente come l’Europa sia divenuta nel tempo non soltanto il principale e naturale teatro dell’azione diplomatica italiana, ma anche il moltiplicatore essenziale della sua influenza geopolitica e del suo soft power su scala globale.

Com’è cambiata la figura del diplomatici

Di fronte alle sfide del tutto inedite poste dalla globalizzazione dei mercati, dalle rapide transizioni tecnologiche e dalle ricorrenti crisi umanitarie e di sicurezza ai confini del continente, la figura stessa del diplomatico si è progressivamente ed elegantemente evoluta, richiedendo oggi competenze eclettiche che spaziano dal diritto internazionale alla macroeconomia, senza tuttavia mai smarrire la centralità delle relazioni umane, del decoro formale e della reciproca comprensione culturale. In questa prospettiva metodologica, A Short History of Italian Diplomacy si raccomanda non solo agli specialisti accademici della materia e ai giovani funzionari di ambasciata in formazione, ma a chiunque desideri accostarsi con rispetto ai meccanismi profondi che regolano la convivenza ordinata tra le nazioni.

Attraverso una prosa misurata, elegante e specchio fedele della migliore tradizione istituzionale della scuola diplomatica italiana, il volume si offre come un vibrante e doveroso tributo a intere generazioni di servitori dello Stato che, spesso lontano dal clamore delle cronache e nel silenzio operoso delle cancellerie, hanno edificato e custodito la credibilità internazionale del Paese, riaffermando un monito di straordinaria e stringente attualità: la diplomazia non è un mero esercizio tecnico o burocratico, bensì la più alta testimonianza storica di civiltà politica e giuridica, una bussola dorata che indica che il futuro dell’Italia risiede, oggi come ieri, nel cuore pulsante di un’Europa unita, coesa e protagonista di pace nel Mondo.

 

Mattia Carlin

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Mattia Carlin
Prof. Mattia Carlin è una figura di riferimento nel panorama internazionale, la cui carriera unisce con competenza e visione la diplomazia culturale, le relazioni internazionali, l’accademia e l’economia. Laureato in Filosofia a Ca' Foscari Venezia, ha integrato una solida formazione intellettuale con esperienze significative nei settori accademico, diplomatico e manageriale, creando un ponte tra il pensiero filosofico e le sfide globali contemporanee. Già console onorario della Colombia a Venezia e vicepresidente dell'Unione dei consoli onorari in Italia (con sede al Circolo degli Esteri di Roma), si dedica alla figura del console onorario, con particolare attenzione alle dinamiche internazionali che influenzano la cooperazione tra Stati e culture. La sua esperienza nella diplomazia culturale ha facilitato la circolazione di idee, valori e pratiche culturali tra i popoli. È stato Vicepresidente di ANGI (Associazione Nazionale Giovani Innovatori), dove ha contribuito a promuovere l'innovazione e l'imprenditorialità tra le nuove generazioni, supportando il progresso tecnologico e la trasformazione digitale. Come direttore del Dipartimento di Turismo, Arte e Cultura presso la MEIER University di Milano, Carlin stimola la formazione di nuove generazioni di leader, combinando scienze sociali, estetica e geopolitica in un approccio accademico innovativo. La sua esperienza nel management strategico e nel settore economico, maturata in aziende globali come Enel, gli consente di coniugare teoria e pratica, mirando a progetti che stimolano la crescita culturale, economica e istituzionale. Ha collaborato con la Biennale di Venezia nell'ambito del nuovo Centro Internazionale di Ricerca delle Arti Contemporanee. Nel corso della sua carriera, il prof. Carlin ha ricevuto importanti riconoscimenti e premi internazionali per le sue attività accademiche, diplomatiche e culturali, sottolineando l'impatto significativo delle sue iniziative a livello globale. Con una visione trasversale e interdisciplinare, il Prof. Carlin è capace di connettere economia e cultura, utilizzando le relazioni internazionali come leva per sostenere lo sviluppo sostenibile e la cooperazione globale. La sua carriera incarna l’integrazione di diplomazia culturale, educazione e economia, dimostrando come questi ambiti, pur apparentemente distinti, siano in realtà profondamente interconnessi, alimentandosi reciprocamente in un contesto globale sempre più interdipendente.

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