Vassia Zacharopoulou si racconta in esclusiva a Eurocomunicazione

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Vassia Zacharopoulou

La soprano, nonché doppiatrice e attrice, una delle voci più importanti della scena ellenica, parla delle sue poliedriche esperienze nel Mondo

La celebre soprano greca Vassia Zacharopoulou, considerata una delle voci più versatili e affascinanti della sua generazione, si apre in un’intervista esclusiva a Eurocomunicazione. L’artista ripercorre i momenti salienti della sua carriera, condivide sogni e progetti futuri, e racconta come è iniziato tutto: dai primi passi ad Atene, fino ai palcoscenici più prestigiosi, compresa la sua esperienza in Italia, Paese che ha segnato profondamente il suo percorso artistico.

Nata ad Atene, Vassia, ha studiato pianoforte e danza classica prima di intraprendere la carriera di cantante. Dopo aver conseguito una laurea in Economia Marittima e dei Trasporti, ha ottenuto il diploma in canto lirico con il massimo dei voti e il primo premio presso il Conservatorio nazionale di Atene. Successivamente è stata ammessa allo Studio lirico della Greek National Opera. La soprano greca e doppiatrice è un interprete la cui versatilità vocale nell’opera lirica, nella musica classica contemporanea e nel teatro musicale la definisce come una delle artiste più interessanti della sua generazione.

Tra i suoi successi recenti ricordiamo: Eliza Doolittle in “My Fair Lady”; Rosalia in “West Side Story”con la direzione di John Todd e l’Armonia Atenea; Vespetta in “Pimpinone”; Lola (Pic Nic), Rika (Daughter of the Storm); la Principessa (Beware! The Prince is messy), Yelena / l’Uccello di Fuoco (Il principe Ivan e l’Uccello di Fuoco); Hilda (Leporella).

Lei è un’artista estremamente versatile: dall’opera al musical, dalla musica contemporanea al doppiaggio. Come riesce a mantenere questa impressionante flessibilità vocale e interpretativa?

«Innanzitutto, considero la versatilità artistica un grande pregio. Personalmente, sono cresciuta con una formazione musicale classica, ma ho avuto la fortuna di essere esposta a molti generi musicali diversi. Amavo la musica orchestrale, i brani per pianoforte, la musica di Manos Hadjidakis che ascoltavo nei film greci e i valzer viennesi che mia madre metteva in casa. Quando ho iniziato a studiare canto lirico, ho conosciuto meglio l’opera, l’oratorio, i compositori classici e quelli contemporanei».

«Mi entusiasma molto interpretare opere in prima esecuzione, sento di poter dare loro una mia impronta personale. La musica classica contemporanea, le colonne sonore cinematografiche e i brani che interpreto nel doppiaggio me lo permettono. Ho la fortuna di avere un cosiddetto “buon orecchio”, che è molto utile in ambito musicale. Imparo velocemente e ho la capacità di adattarmi tecnicamente a ciò che ascolto. Non canterei un brano pop o un musical contemporaneo con impostazione lirica. Utilizzo strumenti delle tecniche vocali che conosco, sempre partendo dalla tecnica classica come base».

L’evento per la festa nazionale greca del 25 marzo è un momento importante di celebrazione. Cosa rappresenta per lei questa ricorrenza e cosa significa per la cultura musicale greca?

«Vivo tutte le nostre feste nazionali come giorni di memoria e riflessione. È importante conoscere la nostra storia e trarne insegnamenti. I ricordi del passato non dovrebbero rimanere tali, ma ispirarci per costruire il futuro che desideriamo per noi e per i nostri figli».

«La storia di ogni popolo, testimone del tempo, contribuisce a formare la sua identità su tutti i livelli. Le rivoluzioni sono sempre state il motore della storia. Gli eventi storici hanno ispirato i filelleni dell’epoca e successivamente compositori e scrittori greci, lasciando un’impronta indelebile nella cultura musicale. La musica greca è un ponte tra Occidente e Oriente: questo si riflette tanto nella musica classica quanto nella colta e nella popolare/tradizionale. Durante l’evento organizzato dall’Ambasciata greca all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, credo che tutti noi abbiamo potuto constatare una volta di più la forza e il valore che rappresenta».

Dopo questa esibizione, inizierà un tour con la Fondazione della lirica nazionale greca con lo spettacolo “Silenzio, il Re ascolta”. Può raccontarci di più su questa produzione e su cosa può aspettarsi il pubblico?

«Il brillante musical di Nikos Kypourgos e Thomas Moschopoulos, ricco di umorismo, vena poetica e spirito sovversivo, è un’introduzione ideale – per grandi e piccini – ai concetti, alle tecniche e agli strumenti della scrittura musicale nel mondo magico del teatro musicale. L’opera ha tre personaggi: il re, la musa e il musicista. Il re della musica non è mai soddisfatto, qualunque brano gli presenti il suo musicista di corte. La musa interviene per soccorrere il musicista disperato e coglie l’occasione per “tornare al lavoro”, da cui si era ritirata dopo i gloriosi tempi di Schubert, Mozart e Bach. La musa arruola le sette note come alleate e ispira il musicista a comporre un’opera meravigliosa. Nemmeno quella, però, soddisfa il re! È allora che entra in gioco… la fantasia».

«La produzione di grande successo della Fondazione torna in tour quest’anno, toccando diverse Isole greche dal 28 aprile al 18 maggio 2025. È il terzo che facciamo con questo spettacolo. Abbiamo girato quasi tutta la Grecia. Per me è molto importante partecipare a una produzione il cui scopo è presentare questo genere musicale in luoghi dove non è mai stato portato nulla di simile, con ingresso gratuito per il pubblico – un aspetto anch’esso fondamentale. La risposta del pubblico è stata toccante. Ancora oggi sono in contatto con persone che ho conosciuto due o tre anni fa, e parliamo spesso».

«Tra il pubblico giovane, i più grandi riuscivano a cogliere messaggi come il difetto dell’egoismo che sfocia nell’arroganza, l’insoddisfazione, la xenomania, la superficialità rispetto alla profondità, soprattutto in chi detiene potere e ne abusa, come fa il re nello spettacolo. I più piccoli invece si divertivano soprattutto con la parte visiva e con glischerzi musicali“. Come dice molto giustamente Nikos Kypourgos: se qualcosa non è valido per gli adulti, allora non lo è nemmeno per i bambini».

Ha avuto l’opportunità di esibirsi in luoghi incantevoli come l’Epidauro, l’Odeon di Erode Attico, il teatro antico di Filippi. Quanto influisce l’ambiente e il contesto storico sulla sua interpretazione sul palco?

«Direi che è inevitabile che un artista, chiamato a esibirsi in luoghi di tale valore storico, ne sia profondamente influenzato. Sia le location in sé, sia la storia degli eventi artistici che vi si sono svolti, influiscono sulla psicologia dell’artista. La prima volta che mi sono esibita come solista all’Odeon di Erode Attico, ho avuto la sensazione che il palcoscenico mi avrebbe inghiottita, era un’emozione fortissima. La seconda volta, tre anni fa, durante il concerto di Shigeru Umebayashi, pensavo sarebbe stato più facile — che ormai avevo “rotto il ghiaccio”… Ma mi sbagliavo! Ero tesa, anche se solo per poco. Poi ho cominciato a godermi davvero l’esperienza».

«All’Epidauro, l’energia che si respira è così intensa che ti attraversa come un brivido, anche solo stando al centro della scena, sulla “thymele”. L’architettura di questo teatro è talmente perfetta che, grazie ai vasi risonanti collocati sotto i gradini della cavea, si ottiene un’acustica sorprendente. Ho calcato per la prima volta il palcoscenico dell’Epidauro nel 2017 come Corifea nel coro della Pace di Aristofane. Entrambe le rappresentazioni erano sold-out, con circa 11.000-12.000 spettatori. Ricordo che già durante le prove amavo posizionarmi sullathymelee cantare, per godermi l’eco naturale del luogo! Durante gli spettacoli, nonostante il gran numero di spettatori, non ho provato ansia nemmeno per un momento. Ho sentito solo emozione e gratitudine per l’opportunità di trovarmi lì».

Ha collaborato con molte orchestre e artisti. C’è un’esperienza o una collaborazione che l’ha segnata particolarmente nella sua carriera?

«Nel 2009 ho avuto la fortuna di essere invitata dal maestro Edmond Doko dell’Opera Vassia Zacharopoulounazionale di Tirana a interpretare l’Epitafios di Mikis Theodorakis con l’Orchestra e il Coro dell’Opera di Tirana, in occasione di un evento di tre giorni dedicato a Giannis Ritsos. Abbiamo lavorato molto sull’adattamento delle tonalità, perché dovevano essere modificate per soprano. Quando sono arrivata e abbiamo iniziato le prove, mi ha emozionato vedere che i coristi conoscevano le loro parti a memoria e cantavano i versi di Ritsos con passione e rispetto, dando significato a ogni parola. Ero ancora piuttosto giovane, e l’interpretazione di un’opera così importante mi aveva già fatto sentire una grande responsabilità. L’approccio dei collaboratori locali mi ha fatto sentire solidarietà e mi ha mostrato come dovrebbero andare le cose. Porto ancora con me quell’esperienza».

Quali sono i suoi prossimi progetti artistici dopo il tour? Ha in programma nuove collaborazioni o esplorazioni musicali?

«Dopo il tour, spero sinceramente di potermi riposare e godermi un po’ di tempo con la mia famiglia. Con l’inizio della nuova stagione, i miei progetti artistici includono una tournée con l’Orchestra nazionale, concerti, la messa in scena del musical Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street al Teatro municipale Olympia Maria Callas, molte ore in studio per doppiaggi e spot pubblicitari, e numerosi altri progetti su cui sto discutendo. Le esplorazioni musicali restano sempre lo scopo principale di tutto ciò che faccio».

 

George Labrinopoulos

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George Labrinopoulos
Sono quasi 52 anni che vivo in Italia, originario di Vitina, nel Peloponneso, Sono nato a Vrilissia, 13 km dal centro di Atene, dove ho vissuto i primi 20 anni della mia vita, finché non sono arrivato a Roma dove ho lavorato come corrispondente per la Grecia e a una Agenzia Onu. Ho cominciato a lavorare in Italia nel '78, come secondo corrispondente di un importante giornale greco. Nel 1980 sono entrato nella stampa estera in Italia, della quale tuttora sono membro effettivo e per la quale negli anni Ottanta ho ricoperto per tre volte la carica di consigliere nel direttivo dell'associazione. Nell'arco di questi anni ho lavorato per vari quotidiani greci, oltre che per un'emittente radiofonica, Da Roma riuscii a portare tra il 1984, fino gli anni Novanta, politici del calibro di Pertini e Cossiga, i primi ministri Andreotti e Craxi, il Papa Giovanni Paolo II, Prodi, e altri uomini politici che attraverso il loro operato scrivevano la storia dell'Italia in quegli anni, poi messi in un libro "L'Italia dei giganti", due anni fa. Sono arrivato in Italia nel 1972, iscritto all'Università per Stranieri in Perugia per imparare la lingua italiana. Sono stato iscritto all'Università di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia indirizzo lingue straniere (inglese). Durante le lezioni il mio professore all'epoca Agostino Lombardo, ci insegnava analisi di testo e di poesia, e gia mi è arrivata la voglia di cominciare di fare il mestiere che dovevo fare nella mia vita. Giornalista...vorrei ricordare che negli anni '70 non c'erano scuole di giornalismo, e il mio mestiere l'ho imparato facendo la gavetta dopo l'Università, ero andato ad Atene e facevo praticantato a un giornale ellenico...erano gli anni del sequestro Moro, e un'agenzia ellenica chiedeva un secondo per l'Italia, e cosi sono tornato come professionista giornalista a Roma

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