Bollywood scoperto attraverso le parole dell’attrice Gowri Gopan

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Spesso soggetto a stereotipi, il cinema indiano cela invece una grande varietà e qualità di film, come il pluripremiato “Better Tomorrow”

Questa intervista a Miss Gowri Gopan, attrice indiana all’esordio di una carriera a Bollywood, nasce in seguito alla sua premiazione in qualità di “best actress in a feature film”, riconosciutegli al Morgana Film Festival per il suo ruolo da protagonista nel film talmin “Better Tomorrow”.

Tale pellicola, che ha vinto ben 50 premi internazionali, tratta di un tema delicato e difficile, che riguarda ogni società. Il grande lavoro che vi è dietro lo ha reso fonte di sensibilizzazione contro la tossicodipendenza, dimostrando che un cambiamento sia sempre possibile.

Che cosa ti ha fatto appassionare al mondo del cinema e come hai iniziato a recitare?

Bollywood«Il cinema è sempre stato una mia grande passione, un sogno nel cassetto in quanto sono un’amante del drama, ma ho iniziato a recitare solo recentemente. Difatti l’esordio della mia carriera risale a circa 3 anni fa, all’età di 25 anni. Inizialmente interpretavo ruoli minori, sono poi passata ai documentari fino a ottenere parti in pellicole commerciali, recitando in totale in 8 film. Attraverso questo percorso sono stata notata e, quando mi è stato presentato il copione di “Better Tomorrow” ho colto l’occasione di prendere parte a un film dalla sceneggiatura molto interessante».

Fare l’attrice è dunque la strada che vuoi continuare a seguire anche in futuro?

«Vorrei, ma non solo. La strada dell’intrattenimento non mi è nuova, all’età di 5 anni ho iniziato una carriera da cantante e ballerina ma ho sempre portato avanti anche gli studi. Difatti sono laureata come medico dentista e attualmente resta la mia professione. Essere un’attrice è la realizzazione di una passione che è diventata incredibilmente realtà. Se dovessi scegliere tra quale carriera proseguire, risponderei che preferirei essere una dentista, così come vorrei essere un’attrice. L’intenzione, al momento, è quella di portare avanti in parallelo entrambe».

Ritieni che a Bollywood vi siano delle differenze tra l’essere un attore o un’attrice?

«Sono piuttosto nuova in questo mondo e, personalmente, mi ci sono avvicinata più per passione che per il ricompenso economico. Aldilà della mia esperienza, non è raro sentire parlare del fatto che spesso la paga delle attrici sia inferiore, e non sempre di poco, rispetto a quella dei loro colleghi uomini. Bollywood è un mondo in cui si può incorrere in atti di discriminazione, così come vi è un forte nepotismo. Allo stesso tempo però credo sia un sistema in cui contano molto le qualità. Potresti non essere nessuno, all’inizio potrebbero non darti troppo valore ma, una volta dimostrati capacità e talento, poi si viene apprezzati. Il merito riesce a superare le discriminazioni».

Quale credi siano gli aspetti più affascinanti del cinema indiano?

«Ciò che spesso ignora chi non conosce in maniera approfondita la realtà di Bollywood, è che si tratta di un mondo molto variegato, in cui la qualità di produzione è molto alta. BollywoodVi sono ottimi film appartenenti alla sfera della commedia, così come delle eccellenti serie drammatiche. Da noi sono molto diffusi anche i filmmasala”, ossia pellicole in cui si possono ritrovare mescolati generi molto diversi tra loro come azione, commedia, dramma e romanticismo. Vi è dunque una varietà che, incredibilmente, può andare incontro ai gusti di chiunque. Inoltre ciò che emerge in maniera molto forte è la cultura, che passa semplicemente anche attraverso i vestititi e le acconciature, rimanendo impressa nella memoria di chi guarda».

Ritieni che i film bollywoodiani siano recepiti in maniera stereotipata da parte del pubblico occidentale?

«Credo che tutto dipenda da quale film si conosce. Considerando la varietà di generi di cui parlavo prima, lì dove, pensando al cinema indiano, la prima e unica scena che dovesse venire in mente fosse quella di uomo cui hanno sparato e che, per cadere a terra impiega fin troppo tempo e prima compie piroette e movimenti esagerati, allora direi che si ha una percezione stereotipata della produzione di Bollywood. Indubbiamente esistono tutt’ora film del genere ma si tratta di un modo di recitare nato appositamente per poter attirare anche quella parte di pubblico che, altrimenti, sarebbe più facilmente intento a distrarsi. Tale tipologia di recitazione, diviene stereotipata lì dove si crede che sia l’unica ad esistere».

«Recentemente infatti il cinema indiano si è evoluto molto, si sta investendo tanto nella produzione di film impegnati ma anche di musical. Potremmo dire che si sta procedendo su un binario che da una parte vede la volontà di andare incontro ai desideri delle persone e dall’altra la volontà degli attori di mettersi in gioco».

Ti piacerebbe recitare in un film di produzione europea? Sulla base di cosa accetteresti la proposta?

«Sarei entusiasta di prendere parte a un film europeo o, in generale, occidentale, dato il loro altissimo livello di produzione. Non mi pongo limiti rispetto al genere, tutto dipenderebbe esclusivamente dallo script. Se il copione è scritto bene e la parte che dovrei interpretare mi mette alla prova, restando però in linea con il mio modo di essere, non vedo perché dovrei rifiutare. Un genere però in cui vorrei indubbiamente lanciarmi è la commedia».

Parlando del film che ti vede protagonista, “Better Tomorrow”, quale credi sia il messaggio che vuole lanciare e lasciare in tutti noi?

«Si tratta di un film il cui scopo è sensibilizzare la gente a quello che è l’immenso problema della tossicodipendenza che colpisce tantissime persone in tutto il Mondo. Affronta e sviscera come si cada in questo buco nero, come si tenti di gestirlo e quanto siano fondamentali le persone che circondano chi è divenuto dipendente. Spesso ci si avvicina alle droghe senza rendersi effettivamente conto di quanto siano impattanti non solo su noi in primis ma anche sulla nostra famiglia e sulla società che ci circonda. Credo che il film possa essere inoltre d’aiuto per far comprendere come poter sostenere coloro che soffrono di dipendenza da sostanze stupefacenti, nonché come potremmo aiutarli a salvarsi. È un film che va ben oltre i confini di Bollywood».

«In India, come nel resto del Mondo, soprattutto le nuove generazioni molto frequentemente ricadono nella dipendenza. Si inizia per divertirsi e distrarsi e, in un attimo, si trasforma rapidamente in una malattia che domina la vita, impattando su quelle che sono le possibilità future. Sono felice che questo film stia ricevendo un riscontro così positivo. Tutto ciò testimonia che la società possa acquisire consapevolezza e capacità d’agire. Difatti, essere premiata come miglior attrice proprio per questo film mi rende profondamente grata. Non solo perché ritengo che sia stata la mia migliore interpretazione fino a questo momento ma anche per l’importanza di tale tema».

 

Ottavia Scorpati

Foto © Freep!k, Asian Movie Pulse.com, Indian Cinemaji blog, Megareligiones

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