A Bruxelles passa la linea italiana contro le sanzioni alla Russia

  • Condividi questo articolo

Al Consiglio europeo prevale il punto di vista opposto a quello tedesco di un inasprimento delle misure per l’appoggio al governo siriano. Renzi: «Sono solo alibi»

23 Ottobre 2016 | di | Attualità - Europa - in evidenza - Politica

All’ultimo Consiglio europeo si è tenuto un vero e proprio braccio di ferro fra Paesi pro-sanzioni alla Russia – quasi tutti quelli dell’Est, Francia, Gran Bretagna e capeggiati dalla Germania – e coloro che negli ultimi mesi sono sempre più contro: Austria, Cipro, Grecia, Repubblica Ceca, Spagna, Ungheria e soprattutto Italia. Una disputa che ha in ogni caso lacerato ancora di più l’Unione europea, riunitasi con i capi di Stato e di governo a Bruxelles per prendere fondamentali decisioni per quanto riguarda il problema migratorio e dei profughi, oltre appunto a quello della politica estera.

cons2Minacce di sanzioni che non riguardano l’occupazione del territorio ucraino (rimangono fino al 31 gennaio 2017, vedi link) bensì la posizione della Russia nel conflitto siriano, con i bombardamenti su Aleppo che continuano imperterriti. Unione europea che ha discusso a porte chiuse nella prima giornata (nottata, ndr) dell’ultimo summit, e che alla fine si tiene aperta “tutte le opzioni” in campo, ma per ora accetta la linea dettata dall’Italia e degli altri Paesi sfavorevoli a un inasprimento dei rapporti con Mosca. Proposto soprattutto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e sostenuto da Francois Hollande e Theresa May.

cons3Il premier italiano Matteo Renzi ha motivato “a caldo” la scelta spiegando che «non ha senso parlare di sanzioni» contro Mosca mentre «tutti concordiamo che bisogna fare tutte le pressioni possibili perché si possa arrivare ad un accordo in Siria». Questo nonostante l’Italia, insieme al resto degli altri 28 Paesi avesse condannato il massacro di Aleppo, riconducibile secondo diverse fonti all’intervento russo. Ma in chiusura di vertice, la Merkel – che nella discussione aveva toccato anche la corda emotiva – ha ribadito che avrebbe preferito mantenere il testo (di condanna) arrivato all’inizio dell’incontro sul tavolo dei leader – differente da quello concordato lunedì scorso tra i ministri degli Esteri e lo stesso segretario di Stato Usa, John Kerry – con una formula che lasciava aperta la porta a misure per siriani e loro “sostenitori” coinvolti nel massacro di Aleppo.

cons4La posizione più moderata sostenuta da Renzi era oltretutto in perfetta sintonia con quella europea elaborata dall’Alto rappresentante per la Politica estera Ue Federica Mogherini. Per la posizione sostenuta dall’Italia è inevitabile mantenere aperto il dialogo con un vicino che in certi dossier non può certo essere ignorato. Una linea, peraltro, che il Belpaese tiene da quando è scoppiata la crisi ucraina, pur avendo approvato le sanzioni economiche europee che pesano molto sull’economia italiana. E chissà che la “vicinanzacon Washington delle scorse ore tra Obama e Renzi non comporti proprio una posizione più aperta dell’alleato migliore che gli Stati Uniti hanno in questo momento in Europa, come abbiamo spiegato recentemente (vedi link).

cons5D’altronde la Russia era già stata determinante in passato in altre grandi questioni internazionali, come è stato nel dossier sul nucleare iraniano ad esempio. Quindi, come ha sottolineato il premier italiano all’ultimo Consiglio europeo, «l’Europa e la Russia devono mantenere aperto il canale di dialogo e di comunicazione», che però «non può prescindere dalla realtà dei fatti, cioé che non si può violare la sovranità degli Stati», e quella compiuta in Ucraina è «inaccettabile, punto». Secondo Renzi, con Mosca e Putin «bisogna avere chiarezza di rapporto e franchezza di relazione, sapendo che non intendiamo rinunciare ai nostri principi». Posizione che ovviamente ha ottenuto il plauso dell’ambasciatore russo a Roma Sergey Razov: «la posizione italiana presa a Bruxelles riflette l’opinione degli italiani, dell’establishment politico e soprattutto della comunità d’affari del Paese. Questa volta nell’Ue ha prevalso il buonsenso».

cons5Una logica politica ribadita anche nei confronti della Germania e di Angela Merkel, dei Paesi dell’Est – che, come riporta l’Agenzia Ansa, «dal 2019 non possono pensare di continuare ad essere percettori netti dal bilancio Ue se non rispettano le regole sull’immigrazione» – e del futuro dell’Europa, dove «l’austerity non ha funzionato». Con la cancelliera il capo del governo ha ripetuto «abbiamo un ottimo rapporto personale anche se su molte cose non andiamo d’accordo» come «accade tra amici», spiegando che «l’Italia a testa alta» a Bruxelles non è «una postura muscolare, ma ciò che serve all’Europa: se lo avessimo fatto in alcuni anni passati sarebbe stato meglio». Perché l’Italia che «ogni anno versa 20 miliardi e ne prende 12» non può «arrivare qui e ratificare le decisioni». Il dovere è quello di «difendere l’interesse nazionale», che in Europa «è un valore». Quindi se anche c’è «grandissima stima per la cancelliera e gli amici tedeschi» non vuol dire che «io non debba dire che non sono d’accordo, quando non sono d’accordo». «Non per un’esibizione muscolare» ma per «rispetto dei cittadini italiani che pagano significative componenti del bilancio globale» dell’Unione europea.

 

Arina Moskovskaja

Foto © 2016 Consiglio dell’Unione europea

  • Condividi questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *