Banksy, artista invisibile, protagonista di una grande mostra romana a Palazzo Cipolla

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La Fondazione Terzo Pilastro riesce nel difficile compito di condurre il massimo esponente della street-art in un ambito museale

25 Maggio 2016 | di | Arte - Cultura

Sfuggente, enigmatico, irraggiungibile come alcuni personaggi mitici della letteratura postmoderna, uno su tutti Thomas Pynchon, questo è Banksy, artista britannico (o gruppo di artisti?) in grado di confrontarsi con le problematiche più spinose della società contemporanea. Scoprire la sua identità è un’utopia, il suo anonimato è inviolabile come la realtà stessa, inconoscibile proprio in quanto preda di una continua e frenetica evoluzione.

Il suo palcoscenico è la strada, intesa quale veicolo di comunicazione con un pubblico il più vasto possibile, il muro da istoriare la sua arma più potente. Il concetto stesso di street-art parrebbe in contraddizione assoluta con l’idea museale. Eppure la Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo è riuscita a imbrigliare questo artista assolutamente fantasmatico in una esposizione attualmente in corso di svolgimento nelle sale di Palazzo Cipolla, forte di oltre centocinquanta opere eterogenee che i curatori Stefano Antonelli, Francesca Mezzano e Acoris Andipa hanno raccolto con pazienza certosina da innumerevoli collezionisti privati.

1-Banksy_Heavy_Weaponry2004.jpg«Le opere di Banksy hanno sempre origine dalla contrapposizione di elementi differenti a livello semantico (e spesso anche formale)», scrive il Prof. Emmanuele Emanuele, Presidente della già citata Fondazione. La sua cifra stilistica è nel contrasto, come nella serie che raffigura un elefante che trasporta una bomba. La quotidianità si trasforma in dolore, elementi di tranquillità vengono squarciati da improvvise eruzioni ansiogene. Banksy inoltre mostra di aver appreso a fondo la lezione di Andy Warhol, come quando insiste su determinate tematiche variandone appena il cromatismo. La sua opera aggiorna i meccanismi della pop art, come nella nota immagine del Lanciatore di fiori, divenuta ormai un’icona della modernità.

Guerra, capitalismo & libertà è il titolo della mostra romana, proprio a estrinsecare alcune fra le tematiche a lui più care. Il suo scopo è quello di dar voce a chi non ne ha, veicolando messaggi sociali che altrimenti resterebbero inascoltati. Un esempio su tutti, il graffito tracciato in gran segreto e subito fatto sparire dal retro dell’Ambasciata francese a Londra, raffigurante una fanciulla (in realtà il personaggio di Cosette da I miserabili di Hugo) in lacrime con ai piedi una latta di gas lacrimogeno e alle spalle una bandiera francese, apertamente critico nei confronti della politica europea verso i migranti.

2-Banksy_ThinkTank2003.jpgSuo strumento privilegiato lo stencil, una maschera normografica, in grado di garantire velocità e precisione esecutiva delle medesime forme. Eppure Banksy è anche artista eclettico, come dimostrano i dipinti, le sculture, gli oggetti e le copertine di dischi in mostra. Celeberrima ad esempio l’immagine da lui creata per l’album Think Tank dei Blur, con i due amanti che vestono elmi da palombaro. Nel mondo moderno anche i sentimenti sono mortificati, afflitti da innumerevoli barriere. L’umanità si perde in acque profondissime e ignote dalle quali fatica a venire fuori.

Il mondo di Banksy si trova a metà fra il terrifico e il fumettistico, con alcuni tocchi di umorismo e di poesia a volte spiazzanti per colui che osserva. In Kids on gun due bambini con i loro peluche fra le braccia si guardano teneramente mentre un palloncino a forma di cuore si perde nel cielo,  ma lo scenario di questa immagine apparentemente idilliaca è una collina fatta di armi e residuati bellici. Nella serie dei topi, Banksy si sbizzarrisce rappresentandoli nelle maniere più inconsuete, come cavie da laboratorio o come esseri militarizzati. Anche i poliziotti britannici non sfuggono all’ironia dell’artista, il quale li raffigura con lo smile al posto del viso, terribile nella sua espressività precostituita.

Una nota alla mostra ricorda che l’artista non è in alcun modo coinvolto nell’esposizione, una maniera per accrescere la sua dimensione mitica. Il mistero sull’identità di Banksy ha spinto molti ad una ricerca di carattere quasi poliziesco. Eppure non importa chi egli sia veramente. Ciò che importa è la sua arte, incarnazione delle contraddizioni e del vuoto del mondo contemporaneo.

Riccardo Cenci

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War, Capitalism & Liberty

Fondazione Terzo Pilastro Italia e Mediterraneo

24 maggio – 4 settembre 2016

Palazzo Cipolla – Roma

Orari: martedì-domenica 11.00 – 20.00 – lunedì chiuso

Ingresso: intero € 12,00 ridotto € 8,00

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Immagini: photo © dario lasagni

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