Brexit, Regno Unito e Ue si preparano all’ipotesi no deal

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Londra mobilita 3.500 soldati per ogni evenienze e prenota spazio sui traghetti della Manica per assicurarsi rifornimenti di cibo e medicinali

21 Dicembre 2018 | di | Europa - in evidenza - Politica
May Brexit

A meno di cento giorni dalla data che sancirà ufficialmente la Brexit e con un accordo la cui approvazione appare lontana, il Regno Unito e l’Unione europea si preparano all’eventualità del no deal. In questo caso, la separazione sarebbe senza condizioni o transizione e i rapporti tra le due parti subirebbero una drastica interruzione.

May BrexitUna prima iniziativa del governo guidato da Theresa May è quella di informare la popolazione sul possibile impatto del no deal nei vari settori della società. Per questo sono pronte almeno 80 mila lettere, 140 mila secondo la Bbc, che preparano aziende e imprese sulle misure da prendere nel probabile contesto del futuro prossimo. Altre campagne di informazione saranno diffuse attraverso i  media, radio e televisione.

Mobilitato anche l’esercito, con 3.500 soldati pronti a intervenire «per qualsiasi evenienza», dichiara l’esecutivo, mentre si fa spazio sulle navi che attraversano il canale della Manica per sistemare scorte di forniture alimentari e medicinali. Il ministero dell’Ambiente sta vagliando la possibilità di istituire nuove figure professionali che fronteggino le emergenze.

«Far approvare il piano May al Parlamento resta il primo obiettivo», afferma il ministro per la Brexit Steve Barclay, «ma dobbiamo prepararci anche ad altre priorità». Annunciati dal governo due miliardi di finanziamento, da aggiungersi ai 4,5 già stanziati.

BrexitMa guai a parlare di “no deal controllato”, definito dal ministro della Giustizia David Gauke con una metafora già diventata cult Oltremanica e non solo: «è un unicorno che va macellato al più presto», anche perché «i danni per le imprese sarebbero enormi» . Gauke si dimostra sicuro che non sia questa la strada intrapresa dal governo, altrimenti «mi dimetterei», asserisce.

Ma anche l’Ue si sta cautelando in maniera simile. La Commissione europea ha divulgato il Contingency action plan, come suggerisce il nome un piano di azione con 14 punti focali riguardo gli ambiti più delicati su cui la Brexit potrebbe far sentire maggiormente gli effetti: tra questi, commercio, circolazione di merci e persone, unione doganale. L’obiettivo è quello di lenire il contraccolpo di un’uscita repentina del Regno Unito dall’organizzazione continentale, sperando di continuare in qualche modo le relazioni e il dialogo con Downing Street anche dopo il fatidico 29 marzo.

Una questione pressante per Bruxelles è il destino dei circa tre milioni di cittadini Ue residenti Oltremanica. La speranza è che venga loro riconosciuto lo status di legalità, anche attraverso una residenza temporanea. Problematica che è anche valida in senso opposto e che quindi prospetta soluzioni di reciprocità.

Sajid JavidLondra è intenzionata a concedere agli stranieri (tutti equiparati, senza privilegi per i cittadini Ue) visti temporanei di un anno mentre per i lavori altamente specializzati e con redditi superiori alle 30 mila sterline l’anno l’estensione dovrebbe durare cinque anni. Ma è ancora tutto «oggetto di ulteriore discussione», spiega il ministro dell’Interno Sajid Javid. «È importante ascoltare le aziende per trovare la soglia giusta». La premier May ha comunque specificato che i cittadini Ue già residenti prima del 29 marzo, avranno diritti sostanzialmente immutati.

Per quanto riguarda i trasporti, pur ammettendo l’impossibilità di «riprodurre i vantaggi dello spazio aereo unico europeo», la Commissione intende continuare a garantire la prestazione di servizi base e il prolungamento delle licenze sulla sicurezza aerea di ulteriori nove mesi, salvaguardando anche l’import-export. Lo stesso per il trasporto su strada, con i camion in grado di circolare tra Regno Unito e continente senza permessi speciali.

Anzi, la Commissione sta pensando di inserire la Gran Bretagna nell’elenco di Paesi con autorizzazione per le esportazioni valida in tutto il territorio Ue. Sul confine irlandese, è pronto un programma di investimenti pari a 269 milioni di euro per interventi strutturali  che «promuovano la conciliazione» in Irlanda del Nord. Abbiamo già visto negli ultimi mesi come la questione delle frontiere tra le due Irlande sia uno degli scogli maggiori e tuttora non superati con delle risposte che accontentino tutti.

Brexit No dealIn tema di finanza, invece, il lavoro si concentra sulla conservazione della stabilità dell’Eurozona. La Commissione propone un anno di transizione per evitare un impatto «distruttivo» del no deal. In questo periodo si dovrebbe dunque cooperare per ritrattare servizi e regolamenti dei contratti trasferibili dalla Gran Bretagna ai Paesi membri.

Ciò che appare sicuro è che niente sarà definitivo prima o durante le festività natalizie. Secondo il programma della May si tornerà a discutere il 7 gennaio per arrivare finalmente al voto parlamentare la settimana seguente, dopo il rinvio dell’11 dicembre.

May Brexit No dealLa premier è però sempre sotto attacco da due fronti. Dall’opposizione laburista, che lamenta l’eccessivo estendersi dei negoziati che non lascerebbe tempo per un piano B, qualora il Parlamento respinga l’attuale accordo; e dalla fronda oltranzista dei conservatori, che ritiene l’intesa May-Juncker un tradimento del voto referendario di giugno, chiaro nel volere il Regno Unito svincolato dall’Europa.

La May insiste sul fatto che non ci saranno nuovi referendum, che «dividerebbero in un momento in cui bisogna restare uniti», né che sarà revocato l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che consente di fare unilateralmente retromarcia sulla Brexit, senza pareri o voto dei 27 membri.

Intanto il tempo scorre inesorabile, nella totale incertezza, verso la data in cui il governo spera di convincere il Parlamento e, idealmente, esporre l’ormai proverbiale unicorno come trofeo.

 

Raisa Ambros

Foto © Business Insider UK; news.com.au; bbc.com;

news.sky.com; standard.co.uk; express.co.uk

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