Caspio: in Kazakhstan la riunione tra i cinque Paesi rivieraschi

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Nella città portuale kazaka di Aktau l’incontro tra i ministri degli Esteri di Azerbaigian, Iran, Kazakhstan, Russia e Turkmenistan per lo stato giuridico del più grande lago del mondo

11 agosto 2018 | di | Mondo - Politica

Appuntamento ad Aktau, in Kazakhstan, per la riunione fra i ministri degli Esteri dei cinque Paesi del Caspio, ovvero Azerbaigian, Iran, lo stesso Kazakhstan, Russia e Turkmenistan. La riunione si sta svolgendo alla vigilia del summit fra i capi di Stato previsto per domani, domenica 12 agosto. Durante quest’evento è attesa la firma della convenzione sullo status giuridico del Mar Caspio – il più grande lago del mondo – sulla cooperazione ambientale, economica, dei trasporti e della sicurezza. La bozza del documento prescrive i principi di base delle attività delle parti coinvolte nel Caspio: la delimitazione dell’area marina; i settori nazionali dei fondali marini; la cooperazione militare; le attività economiche legate allo sviluppo delle risorse biologiche, dei fondali e del sottosuolo; la navigazione; la protezione dell’ambiente e la ricerca.

La questione della definizione del carattere giuridico del Mar Caspio è sorta dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando la nascita di nuovi Stati indipendenti ha reso necessario stabilire i confini tra l’Azerbaigian, Iran, Kazakhstan, Russia e Turkmenistan. Gli Stati hanno discusso lo stato giuridico del Mar Caspio per oltre 20 anni. La principale difficoltà nel determinare lo stato del Mar Caspio è legata al suo riconoscimento giuridico come lago o mare. Per il ministro degli Esteri Kairat Abdrakhmanov, capo della diplomazia kazaka, «la convenzione è destinata a diventare il garante della sicurezza, della stabilità e della prosperità dell’intera regione del Mar Caspio». Eccone alcuni dettagli tecnici: l’area marina sarà suddivisa in zone con vari regimi di regolamentazione, tra cui le acque interne; le acque territoriali (che si estendono fino a 15 miglia nautiche); le zone di pesca (che si estendono sino a 10 miglia nautiche) e l’area comune. A questa divisione delle acque si aggiungerà la delimitazione dei fondali marini e del sottosuolo che «prenderà in considerazione i principi e le norme comuni del diritto internazionale al fine di garantire a tutti i Paesi il pieno esercizio dei loro diritti sovrani sullo sfruttamento del sottosuolo e sulle attività economiche legate allo sviluppo dei fondali marini e del sottosuolo».

Un focus anche sulla sicurezza, che il ministro, definisce «uno dei punti cardine della cooperazione» fra i Paesi rivieraschi e che si concentrerà sulla lotta contro le attività illecite. Al vertice i capi di Stato discuteranno di cooperazione in materia di lotta al terrorismo, criminalità organizzata, pesca illegale e traffico di droga. Inoltre, si valuteranno diverse questioni relative all’attività militare, alla prevenzione degli incidenti, alla sicurezza della navigazione e all’interazione tra le autorità degli Stati dei litorali, comprese le guardie costiere. Ma soprattutto il vertice sarà l’occasione per trovare alleanze da parte iraniana dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare (JCPOA, dall’acronimo inglese Joint Comprehensive Plan of Action) e la conseguente reintroduzione delle sanzioni secondarie Usa che erano state sospese nel periodo successivo all’accordo.

Non solo, il documento affermerà che i Paesi al di fuori del Caspio non possono avere una presenza militare nelle sue acque. Quindi ogni costruzione di basi o presenza di forze armate che non appartengono ai cinque Paesi del Caspio sarà vietata, così come già ribadito durante l’ultimo summit tenutosi nel 2014 ad Astrakhan, in Russia, e che rientra nella convenzione sullo status giuridico. Risultato di un percorso iniziato nel 1996, ad Ashgabat (Turkmenistan), quando venne organizzata una riunione dei ministri degli Esteri degli Stati del Caspio, in cui si decise di formare un gruppo di lavoro speciale su questo tema. Sempre il Turkmenistan ha ospitato il primo summit degli Stati del Caspio nel 2002, in cui si decisero le basi delle decisioni prese ai vertici di Teheran, Baku e Astrakhan, tenutisi rispettivamente nel 2007, 2010 e 2014.

La Russia e il Kazakhstan hanno firmato un accordo sulla delimitazione dell’area settentrionale del Mar Caspio per esercitare i diritti sovrani per lo sfruttamento del sottosuolo nel luglio 1998. I due Paesi hanno firmato un protocollo dell’accordo nel maggio 2002. Il Kazakhstan e l’Azerbaigian hanno firmato un accordo sulla delimitazione del Mar Caspio e un protocollo a quest’ultimo rispettivamente il 29 novembre 2001 e il 27 febbraio 2003. Kazakhstan, Azerbaigian e Russia hanno firmato un’ulteriore intesa sulla delimitazione delle sezioni adiacenti del Mar Caspio il 14 maggio 2003. Infine, tutti i Paesi rivieraschi – Azerbaigian, Kazakhstan, Russia, Turkmenistan e Iran – hanno firmato la convenzione quadro per la protezione dell’ambiente marino del Mar Caspio nel novembre del 2003.

Sembra semplice, ma la questione riguardante la definizione giuridica di lago internazionale o di mare chiuso cambia tutto. Se il Caspio fosse dichiarato mare (chiuso, ma pur sempre mare) allora si applicherebbe il trattato di Montego Bay del 1982: gli Stati rivieraschi governano entro le 12 miglia nautiche, ma oltre questo limite possono sfruttare una zona economica esclusiva che può estendersi fino a 200 miglia dalla linea di base. La connotazione giuridica di “mare” implicherebbe l’applicazione del principio della cosiddetta “linea mediana”, secondo cui la frontiera viene determinata da tutti i punti equidistanti dalle coste 12 miglia nautiche. In questo modo la suddivisione in settori del Mar Caspio comporterebbe un’area pari al 30% del totale per il Kazakhstan; del 20,6% per l’Azerbaigian; del 19,2% per il Turkmenistan; del 15,6% per la Russia, e del 14,6% per l’Iran.

Nel caso in cui, invece, il Caspio dovesse essere riconosciuto come lago, gli stati litoranei potrebbero esercitare la loro competenza territoriale esclusiva solo entro le 12 miglia, mentre al di là di queste lo sfruttamento diverrebbe comune e necessiterebbe di un’autorità internazionale chiamata a coordinare l’estrazione e la divisione delle ricchezze presenti nei fondali. Sin dalla sua indipendenza l’Azerbaigian ha avviato solide relazioni commerciali con le principali compagnie energetiche occidentali, mentre il Turkmenistan, con il progetto del gasdotto transcaspico che aggirerebbe il territorio russo, può contare su un discreto sostegno internazionale. Resta il Kazakhstan che, pur legato da una solida alleanza con Mosca, è interessato a entrare nella partita delle rotte energetiche alternative, per offrire le proprie forniture all’Europa. Il metanodotto trans-caspico ridurrebbe l’influenza della Russia nella politica energetica dell’Ue e ne ridimensionerebbe il ruolo di leader regionale.

 

Arina Moskovskaja

Foto © KazInform, World Atlas

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