Clima: primo anniversario accordo Parigi, “avanti nonostante gli Usa”

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Inquinamento, smog, emissioni CO2 saranno al centro del G7 Salute di Milano. Accelerazione dei Paesi Kyoto club che celebrano l’entrata in vigore. Da lunedì a Bonn COP23

4 novembre 2017 | di | Ambiente - Europa - in evidenza

L’accordo di Parigi è un’intesa mondiale sui cambiamenti climatici che è stato raggiunto il 12 dicembre 2015 nella capitale francese. Prevede un piano d’azione per limitare il riscaldamento globaleben al di sottodei 2 gradi centigradi (Celsius, corrispondenti a 35,6 Fahrenheit). Si applicherà a partire dal 2020. L’entrata in vigore dell’Accordo compie oggi giusto un anno: era stato raggiunto al vertice mondiale delle Nazioni Unite, la ventunesima Conferenza delle parti (la Cop21) dell’UnfcccUnited Nations Framework Convection on Climate – la Convenzione quadro dell’Onu che si occupa di clima, ma la sua entrata in vigore era legata a una soglia minima di ratifiche da parte dei Paesi firmatari, almeno 55; cosa che è stata raggiunta proprio un anno fa, il 4 novembre del 2016, e che adesso è stata abbondantemente superata con 169 Nazioni. L’Italia lo ha ratificato il 27 ottobre dell’anno scorso, dopo che a farlo era stata l’assemblea plenaria del Parlamento europeo del 4 ottobre 2016 alla presenza dell’allora segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

Nel corso dell’ultimo anno sono stati molti i momenti difficili, come hanno spiegato i rappresentanti del Kyoto club (dove è stato firmato il celebre protocollo) che ha celebrato il primo anniversario con un convegno alla Camera dei deputati italiana nei giorni scorsi, quando il presidente Usa Donald Trump ha deciso di far uscire gli Stati Uniti dall’accordo. “Quella della lotta al cambiamento climatico è la questione politica più importante del nostro tempo, non c’è nulla che possa avere la precedenza su questo – ha osservato la presidente della Camera Laura Boldrini, ricordando il record raggiunto dai livelli di CO2, particolarmente sentiti nei giorni scorsi nel Nord Italia – dobbiamo concepire la politica come l’arte del futuro e pensare ai nostri figli. Io ho paura e temo che si stia arrivando a un punto di non ritorno”. Non è un caso che – come ha spiegato la ministra Beatrice Lorenzin – i cambiamenti climatici, insieme con smog ed emissioni di CO2, saranno al centro del “G7 Salute” che si aprirà lunedì a Milano: “porteremo un programma ambizioso su basi scientifiche” per avere risposte sugli impatti “climatici” sulla salute.

“Il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici dell’Italia è un bel libro sui rischi climatici in Italia, e basta; ma il nostro Paese ha bisogno di priorità e risorse per aiutare i Comuni a contrastare gli impatti climatici – ha detto il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini – strumenti utili per consentire al nostro Paese di accelerare, come avremmo invece bisogno, nell’azione di adattamento ai cambiamenti climatici. Nelle città italiane si gioca un sfida importante nella lotta ai cambiamenti climatici”, tanto che viene fatto presente come dal 2010 a oggi siano state 126 le città italiane colpite da eventi estremi con impatti sulla vita e la salute dei cittadini.

“La firma dell’accordo di Parigi ha innescato una decisa accelerazione delle politiche climatiche in alcuni Paesi chiave”; per esempio “le emissioni della Cina al 2030 dovrebbero essere almeno di 1,5 miliardi di tonnellate di CO2 inferiori rispetto agli obiettivi presentati e quelle dell’India vengono stimate in un miliardo in meno rispetto ai 6 miliardi previsti”. Così il direttore scientifico di Kyoto club Gianni Silvestrini nel corso del già citato convegno tenuto alla Camera. “Nonostante la retromarcia federale di Trump – ricorda Silvestrini – gli Usa vedono un proliferare di azioni dal basso da parte di città, Stati e imprese che contrastano” quella decisione. Per questo “adesso tocca all’Europa dare un segnale chiaro se vorrà mantenere la leadership della battaglia climatica”.

Anche l’Unione europea deve impegnarsi di più, dunque, perché sulla riduzione delle emissioni, necessaria per mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2 gradi centigradi, la meta è ancora lontana. di questo avviso Patricia Espinosa, presidente del segretariato sul Clima dell’Onu (Unfccc). In un’intervista al quotidiano tedesco Faz – Frankfurter Allgemeine Zeitung, – in vista della prossima Conferenza Onu sul clima Cop23 a Bonn, afferma: “Non siamo ancora dove vogliamo essere. Ciascuno deve aumentare le sue ambizioni, anche l’Ue. Speriamo certamente che l’Unione europea si dia degli obiettivi ambiziosi. Il progresso tecnologico può permettere agli Stati europei di porsi obiettivi più importanti. Questo porterebbe un grande passo avanti”. Sull’uscita di Washington dall’accordo di Parigi, decisa da Donald Trump, per Espinosa non è detta l’ultima parola: “Sappiamo tutti che l’America non può uscire prima del novembre 2020. Per questo – afferma – io conto sul fatto che gli Usa continueranno a partecipare. E spero che lavoreranno in linea con l’intesa di Parigi. Sono fiduciosa del fatto che abbiamo tempo per consultarci e andare incontro alle loro esigenze”.

Da lunedì prossimo si terrà in Germania, nell’ex capitale della Repubblica federale tedesca, la 23a Conferenza internazionale sul clima. La presidenza sarà affidata alle Isole Fiji, arcipelago del Pacifico che rischia di sparire per l’innalzamento degli oceani dovuto al riscaldamento globale. Dal 6 al 17 novembre circa 25 mila persone, provenienti da 195 nazioni del mondo, sono attese a Bonn. Dopo l’accordo sul clima di Parigi del 2015, si devono stabilire le regole per raggiungere gli obiettivi che ci si è posti, in un regolamento che dovrà essere chiuso entro il 2018.

“L’Accordo di Parigi offre opportunità senza precedenti per lo sviluppo sostenibile dell’Italia e dell’Unione europea”. Lo ha dichiarato Catia Bastioli – Ad di Novamont spa, presidente di Terna e di Kyoto club – in occasione del convegno alla Camera. “Per tenerne monitorata l’attuazione e i costi del “non fare” da quest’anno il Kyoto club organizzerà annualmente un evento in occasione dell’entrata in vigore dell’Accordo – ha proseguito Bastioli – a Parigi i governi hanno dettagliato gli impegni per “decarbonizzare” l’economia e riconnetterla con la società; essere in grado di vivere bene nel limite naturale è la grande sfida del nostro secolo, una sfida che richiede azioni immediate perché la variabile tempo incombe. Occorre ripensare criticamente la cultura della produzione e della conservazione, superando quella egemone dello scarto”.

Oggi, ha aggiunto, “diventa di primaria importanza poter contare su manager e imprenditori, nonché su investitori, accademici e istituzioni, che comprendano fino in fondo il valore del capitale naturale e della stabilità sociale e lo includano nei loro piani industriali e di sviluppo. Dobbiamo mettere al centro l’uso efficiente delle risorse e l’azzeramento degli scarti”. “Oggi celebriamo il primo compleanno dell’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi in maniera contraddittoria”, ha osservato Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto club, spiegando che ci sono sia segnali positivi (come per esempio il disaccoppiamento tra crescita del Pil globale e aumento delle emissioni di CO2, minor consumo di carbone) che negativi (come l’allarme delle Nazioni Unite sul fatto che gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni non garantiscono che i target fissati a Parigi possano essere raggiunti).

Il momento in cui i rappresentanti dell’Ue hanno depositato i documenti per la ratifica presso le Nazioni Unite

L’Unione europea partecipa alla Conferenza delle parti sul clima di Bonn per “avere un quadro chiaro di come le parti stiano seguendo il programma di lavoro dell’Accordo di Parigi”. È quanto afferma la portavoce Ue per il clima Anna-Kaisa Itkonen alla vigilia della conferenza delle parti (Cop23) sul clima che si terrà nella città tedesca dal 6 al 17 novembre. A Bonn l’Ue si aspetta “tangibili progressi sulla strada che l’anno prossimo porterà a fissare i primi parametri di riferimento per l’applicazione concreta dell’accordo di Parigi”. La prossima settimana, l’8 novembre, potrebbe arrivare l’accordo tra le istituzioni Ue sul nuovo assetto del mercato delle emissioni (Ets, Emission Trading Scheme), con obiettivo il taglio entro il 2030 del 43% delle emissioni dai principali settori industriali rispetto ai livelli del 2005.

 

Elodie Dubois

Foto © European Union

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