Confcommercio-Censis: speranze sì ma ripresa difficile

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La corruzione diffusa rappresenta per la maggior parte degli italiani la maggior criticità del Belpaese nello scenario europeo. Sgonfiamento della riprese

7 maggio 2018 | di | Economia

Consueto appuntamento presso la sede di Confcommercio Roma, in piazza Belli, per la presentazione dell’outlook “Speranze, timori, rancori: la ripresa difficile” a cura di Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio.
Secondo la ricerca, la fiducia delle famiglie italiane è passata dal 18,6% del primo trimestre 2006 al 15,4% di marzo 2018. Nei comportamenti di spesa-consumo è presente una grande incertezza. Se nel dicembre del 2016 il 12,6 per cento degli intervistati dichiarava di aver ridotto i consumi per mettere da parte i soldi per eventuali imprevisti, nel marzo di quest’anno la percentuale è aumentata al 17,3 per cento. Insomma c’è uno sgonfiamento della ripresa per colpa di una dinamica economica fragile, avvertita dai cittadini che attribuiscono alle spese obbligate come bollette, mutuo casa, affitti, spese sanitarie, spese per il trasporto ecc., la principale origine dei vincoli al proprio consumo.
Secondo Mariano Bella (nella foto a sinistra), responsabile dell’Ufficio Studi, la lentezza della ripresa è attestata anche dai numeri: tra il 2007 e il 2018 ogni cittadino ha perduto, a parità del potere di acquisto, 1.002 euro di consumi. Se il reddito disponibile era nel 2007 di 20.771 euro, nel 2018 si è ridotto a 18.845. La ricchezza totale è passata da 151.232 del 2007 a 130.847 del 2018 pari a meno
20.385. Nel dettaglio: la ricchezza finanziaria che era nel 2007 pari a 64.632 nel 2018 è diminuita a 55.629 mentre i contanti e depositi a vista che nel 2007 ammontavano a 12.212 nel 2018 sono aumentati a 14.683. Nella ricerca si fa riferimento anche ai problemi attuali del Paese.
Alla domanda “quali sono i problemi più gravi del Paese” il 29,1% pone al primo posto la mancanza di lavoro seguita dall’evasione fiscale e l’eccessivo prelievo fiscale, quindi la diffusa criminalità, la burocrazia, la povertà e l’immigrazione incontrollata. In merito all’eccessivo carico fiscale, il 55,7% delle donne intervistate chiede al prossimo governo di evitare
l’aumento dell’IVA, il dato per gli uomini è del 48,2 (segno che sono le donne che hanno il polso della situazione) mentre il 31,7 degli uomini protendono per la riduzione dell’IRPEF, il 21,4 delle donne auspicano la riduzione delle tasse sulla casa; per gli uomini il dato si ferma al 20,1.
Nell’Outlook si fa riferimento anche in quali ambiti “sono presenti le maggiori ingiustizie sociali ?” il 37% richiede “l’accesso ad un buon lavoro, oggi garantito solo a chi è in possesso delle “conoscenze” (raccomandazioni, ndr) giuste”. Il 24,8% invoca l’accesso ai servizi pubblici –sanità, istruzione ecc.- che sono di buona qualità in alcune aree del Paese e pessime in altre. Il presidente di Confcommercio (a destra nella foto) Carlo Sangalli, nel suo intervento finale, ha dichiarato: “Le famiglie italiane sono preoccupate per una situazione occupazionale insoddisfacente. Hanno subito una recessione senza eguali in dieci anni, hanno perso 20 milaeuro di ricchezza pro-capite. Per favorire la ripresa l’Italia deve esplicitare la via delle riforme, soprattutto quella fiscale che è una partita dove o si vince o si perde ”

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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