Franco Zeffirelli: fra tradizione e innovazione

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Il Maestro firma un nuovo Rigoletto, in scena nel settembre 2020 alla Royal Opera House Muscat per il cinquantesimo anniversario dell’Oman

6 novembre 2018 | di | Cultura - Musica

La residenza romana di Franco Zeffirelli è uno scrigno di ricordi, fotografie e oggetti che testimoniano di una vita intensa, interamente dedicata all’arte della messa in scena, sia essa teatrale o filmica. Le immagini di Maria Callas, di Luciano Pavarotti e di innumerevoli altre icone della lirica e non solo, raccontano una storia che è anche uno spaccato della cultura italiana del Novecento e dei primi anni duemila. Il maestro appare provato dall’età, ma dagli occhi traspare ancora intatta la passione, l’amore per il proprio lavoro.

Zeffirelli intrattiene un rapporto privilegiato con la Royal Opera House Muscat. Già nel 2011 fu lui a realizzare la Turandot inaugurale, eseguita dalle compagini artistiche della Fondazione Arena di Verona. Ora il medesimo teatro ha deciso di affidare al Maestro il Rigoletto che vedrà la luce nel settembre del 2020, anno nel quale si celebreranno contemporaneamente il decennale delle stagioni della ROHM e il cinquantesimo anniversario dell’Oman.

Un progetto importante, che Zeffirelli ha voluto presentare nella sua villa alla presenza del Ministro dell’Alta Educazione dell’Oman S.E. Rawya Saud El Busaidi. Quest’ultima ha tenuto a sottolineare come la cultura costituisca un elemento essenziale nell’apertura di nuovi percorsi di pace tra i popoli. Forti i legami con l’Italia. La maggior parte delle opere ospitate o coprodotte dall’istituzione lirica di Muscat appartengono infatti al repertorio del nostro Paese, e sono state eseguite dai più importanti teatri italiani.

Il direttore generale e artistico della Royal Opera House Muscat Umberto Fanni ha voluto evidenziare le peculiarità architettoniche della struttura, costruita utilizzando prevalentemente il legno e il marmo, un progetto in grado di coniugare perfettamente tradizione e innovazione. Le cifre stilistiche più chiare della cultura mediorientale vengono infatti declinate in maniera moderna. Il palcoscenico si avvale degli ausili delle tecnologie più avanzate, mentre la sala presenta tutti i vantaggi di un’acustica eccellente.

L’idea del Rigoletto a Muscat in realtà nasce insieme alla già citata Turandot inaugurale del 2011, anche se all’apoca venne accantonata. Pippo Corsi Zeffirelli ha rivelato come il nucleo iniziale si sia arricchito nel corso dell’ultimo anno di nuova sostanza. A suo avviso: «Da questo lavoro emerge un quadro registico del tutto in linea ed omogeneo, nel quale il Maestro si è avvicinato a più riprese offrendo una lettura molto coerente con le profonde contraddizioni interiori del protagonista». 

La sapienza e la saggezza del Maestro in ambito teatrale vengono da lontano, da una carriera di formidabile longevità. Il suo storico assistente alla regia Stefano Trespidi ha voluto sottolineare come lo spettacolo conservi tutti i tratti magniloquenti dell’estetica zeffirelliana, un afflato cinematografico che non resta limitato al versante spettacolare, ma che sa volgersi in senso profondamente intimista.

 

Riccardo Cenci

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Immagini:

in evidenza bozzetto di Franco Zeffirelli per Rigoletto

in alto e in basso due immagini della Royal Opera House Muscat

al centro il Maestro Franco Zeffirelli con l’assistente alla regia Stefano Trespidi

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