Giornalisti: più di 1.000 uccisi in 10 anni, 88 nel 2018

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Giornata Onu contro impunità reporter uccisi, da Daphne Caruana Galizia a Jamal Khashoggi un mese fa. Diverse le iniziative in tutto il mondo

2 novembre 2018 | di | Attualità - in evidenza - Mondo

Sono sempre di più i giornalisti che vengono uccisi nello svolgimento della loro attività investigativa. Alcuni casi, come quello recente di Jamal Khashoggi, oppure quelli di Daphne Caruana Galizia e di Jan Kuciak, hanno scosso l’opinione pubblica in tutto il mondo. Per questo oggi le Nazioni Unite celebrano la “Giornata internazionale contro l’impunità per i crimini contro i giornalisti“.

Il segretario generale dell’Onu, il portoghese Antonio Guterres, ha esortato tutti i governi del mondo a proteggere i giornalisti, ricordando che in poco più di 10 anni ne sono stati uccisi sul lavoro più di mille. «Nove casi su dieci non sono stati risolti, nessuno è stato accusato», ha affermato il capo del Palazzo di Vetro, sottolineando come solo quest’anno siano stati uccisi ben 88 giornalisti e migliaia sono stati «attaccati, molestati, detenuti o imprigionati con false accuse, senza un giusto processo. Questo è oltraggioso e non dovrebbe diventare la nuova normalità».

L’ultimo episodio è il brutale omicidio accaduto esattamente un mese fa di cui è rimasto vittima Jamal Khashoggi, il reporter saudita dissidente ucciso nel consolato del suo Paese a Istanbul il 2 ottobre scorso, il cui caso è diventato un caso politico internazionale. «Una coincidenza tragica e dolorosa», scrive sul britannico Guardian la fidanzata Hatice Cengiz, in un’editoriale in cui descrive l’omicidio come «brutale, barbaro e spietato». Khashoggi si era recato presso il consolato proprio per contrarre matrimonio con la donna turca.

La giornata è stata istituita dall’Onu nel 2013 per portare attenzione sul tasso di condanne nei reati violenti contro giornalisti e operatori dei media a livello mondiale. La data coincide con l’uccisione di Ghislaine Dupont e Claude Verlon, giornalisti francesi assassinati mentre lavoravano in Mali quell’anno. «La lotta all’impunità fa parte integrante della libertà d’espressione, della libertà di stampa e dell’accesso all’informazione. Se si colpisce un giornalista, ciò ricade su tutta la società», ha dichiarato all’Agenzia France-Presse la direttrice generale dell’agenzia Onu, Audrey Azoulay.

Tra i reporter più noti assassinati in temi recenti ci sono Jan Kuciak e la fidanzata in Slovacchia, Daphne Caruana Galizia a Malta, Miroslava Breach e Javier Valdez in Messico. Prima, nel 2006 Anna Politkovskaja a Mosca e nel 2012 Marie Colvin in Siria. L’Unesco, secondo un nuovo rapporto, ha contato 1.010 assassinii di operatori dei media nel mondo dal 2006, il 90% mai arrivato in tribunale. Nel 2018, sino alla fine del mese di ottobre, sono stati uccisi 88 giornalisti, in gran parte reporter locali che indagavano su corruzione, criminalità e politica. Questi ultimi nel 2017 costituivano il 90% del totale.

Particolarmente colpite dalle violenze sono le giornaliste, vittime più dei colleghi di molestie sessuali e abusi online. Secondo il World Press Freedom Index 2018 di Reporters Sans Frontières, nel mondo «cresce l’ostilità verso i giornalisti», diffusa non più solo nei «Paesi autoritari come Turchia ed Egitto», ma comune anche ai «leader democraticamente eletti: la linea che separa la violenza verbale da quella fisica si sta dissolvendo».

Giovedì sera le luci della Tour Eiffel sono state spente in un minuto di silenzio per ricordare Khashoggi e i giornalisti i cui omicidi restano impuniti, su iniziativa di Reporters Sans Frontières. «Il barbaro omicidio di Jamal Khashoggi evidenzia che non c’è più limite in materia di deliberata eliminazione dei giornalisti», ha affermato Christophe Deloire, segretario generale dell’organizzazione, parlando davanti al monumento a Parigi affiancato dalla ex collega del reporter saudita, Fabiola Badawi, ad Andrew Caruana Galizia, figlio della giornalista maltese, e al rappresentante dell’associazione Amici di Ghislaine Dupont e Claude Verlon, Christophe Boisbouvier.

Tra le iniziative nate per contrastare le violenze c’è Forbidden Stories. Custodendo le inchieste dei reporter che lavorano in condizioni di rischio, garantisce che esse non vadano perdute e siano pubblicate, se i loro autori fossero uccisi. «Proteggendo e continuando il lavoro dei reporter che non possono più indagare, mandiamo un potente segnale ai nemici della libertà di stampa: anche se riuscirete a fermare un singolo emissario, non fermerete il suo messaggio», spiega il gruppo sul suo sito web. Tra i sostenitori del progetto c’è anche Can Dündar, giornalista turco che dirigeva il quotidiano d’opposizione Cumhuriyet, prima di essere arrestato e incarcerato, e che ora vive in esilio a Berlino. L’Unesco ha lanciato in parallelo la campagna #TruthNeverDies (la verità non muore mai), per incoraggiare la pubblicazione di articoli redatti da giornalisti uccisi o in loro omaggio.

 

Elodie Dubois

Foto © ONU, Cbs News, Rsf, Forbidden Stories

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