Incognita Brexit con no-deal, chi deciderà cosa?

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Lascia anche ministra Lavoro, Johnson nomina un’altra “remainer”. Pure il francese Le Drian esclude rinvio, «non si può ricominciare a discutere ogni 3 mesi»

8 Settembre 2019 | di | Europa - in evidenza - Politica

Un’altra settimana bollente si chiude per il Regno Unito. Il premier britannico, Boris Johnson, ha stabilito che sarà la ministra dell’Ambiente e lo sviluppo rurale Therese Coffey a prendere il posto della ministra del Lavoro e delle pensioni Amber Rudd, che si è dimessa ieri dal suo incarico – ha anche lasciato il gruppo parlamentare conservatore – perché, a suo giudizio, non ci sono prove che il primo ministro stia cercando di ottenere un accordo con l’Unione europea sulla Brexit. «Quando ho chiesto a Downing Street un riepilogo di quale fosse il piano, mi è stato inviato un riepilogo di una pagina».

          Amber Rudd con Boris Johnson

La Rudd, in un’intervista alla Bbc, ha aggiunto che sono state usate molte più risorse in preparazione invece di un’uscita dall’istituzione comunitaria senza accordi: «È come se l’80%-90% del tempo del governo sia trascorso per prepararsi per un mancato accordo e l’assenza di un tentativo effettivo di lavorare per ottenere un accordo è ciò che ha spinto 21 dei miei colleghi a ribellarsi. E io devo unirmi a loro».

La Coffey, deputata del collegio Suffolk Coastal, già ministro dell’Ambiente pure con Theresa May, come la Rudd nel referendum del 2016 sostenne il “remain” nell’Ue. Intanto il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha escluso anch’egli un qualsiasi ulteriore rinvio della Brexit nelle attuali circostanze. «Allo stato attuale è no», ha dichiarato in un programma politico della radio Europe1 aggiungendo: «I britannici affermano di voler proporre altre soluzioni, accordi alternativi per garantire l’uscita… Ma non li abbiamo visti, quindi no, non ricominciamo daccapo ogni tre mesi a discutere un rinvio».

E questo a Boris Johnson fa ovviamente comodo, soprattutto da quando il parlamento britannico (Camera dei Comuni e Camera dei Lord, ndr) nei giorni scorsi ha approvato un disegno di legge – che diventerà ufficiale lunedì con la firma della regina Elisabetta II – che obbliga il primo ministro a rinviare la data dell’uscita dall’Unione europea di tre mesi, prevista per il 31 ottobre, se non trova un accordo di divorzio con l’Ue.

«Ovviamente il governo obbedirà alla legge» ha dichiarato il cancelliere dello Scacchiere, Sajid Javid, intervistato all’Andrew Marr show della Bbc, dopo che il premier aveva paventato l’ipotesi di ignorarla in caso di un mancato accordo (“no deal“) con Bruxelles. «Il primo ministro cercherà un accordo ma non cercherà assolutamente un’estensione», ha tuttavia aggiunto Javid ribadendo la volontà di uscire il 31 ottobre. Per questo sarà decisivo il Consiglio Ue del 17-18 ottobre.

Per Johnson, infatti, il testo “anti-no deal” approvato dall’opposizione è una «legge sulla capitolazione» a Bruxelles. D’altra parte la strategia del primo ministro britannico è proprio quella di minacciare fino all’ultimo un “nessun accordoper spingere Bruxelles a negoziare di più. Per ovviare a questa situazione di stallo, il premier ha proposto di tenere elezioni anticipate, che l’opposizione però rifiuta.

A 55 giorni dalla data prevista della Brexit, intanto, il premier finlandese Antti Rinne, il cui Paese ricopre la presidenza di turno dell’Ue, ha affermato che ritiene che la possibilità di un compromesso con Londra «non sembra al momento possibile». Anzi, «non sappiamo cosa succeda lì. Sembra evidente che non arriveremo a un accordo», ha dichiarato ai giornalisti dopo una riunione con il presidente del Parlamento europeo David Sassoli a Helsinki.

 

Angie Hughes

Foto © gov.uk, The Sunday Times, uim.dk, MotorBox

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