La Corte dei conti europea esamina la gestione Ue della migrazione

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Quarta pubblicazione dell’istituzione comunitaria che valuterà se il sostegno fornito alla Grecia e all’Italia abbia raggiunto gli obiettivi perseguiti. Liti Roma-Parigi-Berlino

23 Gennaio 2019 | di | Attualità - Europa - in evidenza

La Corte dei conti europea condurrà un audit per verificare l’esito di alcuni dispositivi di gestione dei flussi migratori da parte dell’Ue. «Nel 2015, oltre un milione di persone hanno cercato di raggiungere l’Unione europea» – si legge in un comunicato redatto a Lussemburgo – «l’Ue aveva disposto diverse misure per gestire la crisi, compresa l’istituzione di “hotspot” e l’introduzione di schemi di relocation, che erano originariamente intesi per essere temporanei. Entrambe le misure saranno prese in esame dall’audit».

«Gli hotspot sono cinque in Italia e cinque in Grecia» si riferisce nella nota. «Le sfide della migrazione hanno rivelato le debolezze della politica Ue su asilo, migrazione e gestione dei confini esterni» ha dichiarato Leo Brincat, membro della Corte responsabile per l’audit. «Gli accordi stabiliti sono stati sottoposti a pesanti forzature, fino a suggerire la loro sospensione temporanea in alcuni casi. Quindi, assicurare l’applicazione delle giuste misure e della cornice legale per la gestione della migrazione è vitale».

Tutto questo mentre i due Paesi citati continuano a esser lasciati al loro destino. Nei giorni scorsi il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker aveva pubblicamente ammesso che le politiche di austerity nei confronti della Grecia fossero state ingiuste. Ora, che l’attenzione si è spostata soprattutto nei confronti dell’Italia e della decisione di fare una manovra economica che si discosta dalle indicazioni di Bruxelles, la situazione sembra complicarsi giorno per giorno sempre di più.

Il premier Giuseppe Conte, a Davos per il Forum economico mondiale, all’esordio di fronte al gotha finanziario, si è trovato di fronte al gelo nei rapporti con la Francia, e in difficoltà sul versante migranti dopo che Berlino – con una coincidenza forse non casuale con il trattato di Aquisgrana che rafforza la relazione speciale con Parigi – si è sfilata dal pattugliamento navale del programma Sophia. Un maggiore sforzo europeo sul tema dei migranti, quello che il primo ministro italiano ha chiesto anche dalla cittadina svizzera.

Conte descrive una gestione europea in cui «gli italiani sono stati molto pazienti» ma che ora gli stessi “popoli” mettono in discussione: «L’opinione pubblica europea per anni ha considerato il “progetto europeo” come lo strumento per affrontare queste sfide e proteggere dal loro impatto negativo» ma oggi «sta mettendo in dubbio la sua validità e credibilità». La risposta è “una Unione europea del popolo, fatta dal popolo e per il popolo”: lo si legge in stampatello sul testo dell’intervento del premier, che cita, aprendo una parentesi in italiano di un discorso in inglese, invocando un “umanesimo” europeo.

Ma è con Parigi che la situazione sembra essere arrivata a un punto di non ritorno. Conte dismette le vesti di mediatore e sfida la Francia su uno dei temi più cari al suo presidente, l’europeismo. «Se la Francia vuole mettere a disposizione il proprio seggio al Consiglio di sicurezza dell’Onu, lo faccia in un contesto europeo». Certo sono diversi i fronti di polemica, dai migranti a Fincantieri, fino agli ex terroristi rifugiatisi Oltralpe. Partire dall’Onu non è un caso. Con la Brexit, infatti, resterà un unico seggio di un Paese Ue in seno al Consiglio di sicurezza: quello francese.

Il premier volutamente ha deciso di pungolare Parigi su questo tema all’indomani della firma del trattato di Aquisgrana, durante il quale la Francia ha assicurato il suo appoggio a Berlino, che da tempo aspira ad un seggio permanente. Eppure l’idea di una rappresentanza europea alle Nazioni Unite l’aveva lanciata proprio la Germania, invitando la Francia a fare un passo indietro. «Se si vuole fare sul serio con l’Ue, allora deve parlare con una voce sola anche al Consiglio di sicurezza», aveva detto a novembre il ministro delle Finanze Olaf Scholz.

 

Marketa Barčíka

Foto © Corte dei Conti europea, BusinessLive, Seatrade Cruise News

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