La guerra in Siria e l’utopia di un medioriente pacificato

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La presenza di troppi attori sullo scacchiere, ognuno con le sue aspettative e obiettivi, rende la situazione estremamente confusa e complicata

26 febbraio 2018 | di | in evidenza - Politica

Quanto possiamo davvero capire dell’abisso mediorientale? Potrebbe aiutarci aver letto alcuni libri, come Elogio dell’odio di Khaled Khalifa, nel quale si narra una vicenda ambientata nella Siria degli anni Ottanta, delle lotte fra il regime e i suoi oppositori. Può giovare conoscere la storia delle innumerevoli guerre, alcune intestine come quella libanese, che hanno insanguinato i suoi orizzonti. Può ancora aiutare conoscere i millenari contrasti fra diverse confessioni religiose, ma tutto questo non basta.

Qualcosa ci sfugge, sempre. Non è raro trovare sugli organi di stampa paragoni fra i massacri e gli assedi attualmente in corso (Ghouta e Afrin), e le guerre balcaniche degli anni Novanta. Eppure, anche in quell’apparentemente inspiegabile tragedia, le ragioni erano meno nebulose, le parti in campo più chiaramente schierate.

Come spiegare ad esempio i diversi attori che partecipano alla battaglia di Afrin? Milizie siriane del Free Syrian Army combattono con i turchi, contro i curdi siriani del YPG appoggiati dagli americani e, è notizia recente, anche da forze governative. Assad potrebbe aver deciso di cambiare rotta per arginare l’avanzata turca da un lato, paventando una occupazione stabile del suo territorio, e per frenare le mire autonomistiche curde dall’altro.

La confusione regna sovrana. Si pensi all’ambigua posizione della Russia, impegnata a non ostacolare la Turchia ad Afrin, ma sempre e comunque legata al regime di Assad. La convergenza fra Mosca e Damasco sembra dunque eclissarsi in quest’area contesa della Siria. Una situazione delicata, non immune da possibili motivi di frizione, come accadde ad esempio nella vicenda dell’abbattimento del jet russo da parte dei turchi nel 2015.

Dopo Afrin, Manbij, dove è di stanza una base americana. Qualora l’esercito turco dovesse occupare la prima città, nella seconda si troverebbe di fronte le forze statunitensi. Le conseguenze, a questo punto, sarebbero difficilmente prevedibili.

Senza dimenticare poi il ruolo dell’Iran, alleato del regime siriano e dunque di Putin. Teheran mira alla restaurazione del potere di Assad, per garantire la propria influenza sul territorio tenendo lontano l’acerrimo nemico, Israele.

In questi scenari, occupati da milizie di varia estrazione e provenienza, stravolti dagli interessi più disparati, gli appelli al cessate il fuoco sono destinati a cadere nel vuoto. L’emergenza umanitaria a Ghouta, isolata e colpita da incessanti bombardamenti, lo testimonia. L’utopia di una Siria pacificata è, purtroppo, ben lungi da venire.

 

Riccardo Cenci

Foto Putin / Assad source: http://www.kremlin.ru/events/president/news/56135/photos Author: Пресс-служба Президента России

Foto Erdogan: © Habergünce, WowTurkey

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