L’Alde dice no al MoVimento 5 Stelle. Ritorno in Efdd

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Il capogruppo, Guy Verhofstadt, chiude la porta in faccia a Grillo. Riabbracciato da Farage. Nuovi equilibri per le prossime elezioni presidenziali al Pe

10 gennaio 2017 | di | Attualità - Europa - Politica

Beppe Grillo

«Non ci sono sufficienti garanzie di portare avanti un’agenda comune per riformare l’Europa», così il capogruppo dell’Alde, Guy Verhofstadt (nella foto in apertura), spiega il perché del suo no alla richiesta di Beppe Grillo di allearsi con i liberali europei.
«Rimangono differenze fondamentali sulle questioni europee chiave» continua l’ex premier belga, aggiungendo che fra il suo gruppo e il Movimento «non c’è abbastanza terreno comune».
Porta in faccia a Beppe Grillo dunque che, fino a qualche ora fa, sembrava aver trovato il modo di rendere il Movimento più forte in Europa, pianificando la sua entrata in quello che sarebbe diventato il terzo gruppo del Parlamento europeo. Qualcosa, tuttavia, non deve aver funzionato nei piani dell’ex comico. Il presunto pre-accordo scritto fra il M5S e l’Alde, infatti, avrebbe perso gran parte della sua credibilità nel momento in cui i deputati del gruppo liberale si sono espressi con parere contrario all’alleanza (si parla di oltre il 50% dei membri).

Verhofstadt non poteva ignorare l’opinione di una fetta così consistente del suo gruppo, e così l’accordo è saltato. Facendo tirare un sospiro di sollievo ad alcuni e lasciando l’amaro in bocca a molti altri. In primo luogo ai vertici del Movimento che, dopo aver incassato il rifiuto ora devono riflettere su come ripensare il proprio ruolo all’interno del Parlamento europeo. Che ne sarà infatti dei 17 eurodeputati pentastellati? Ad oggi fanno ancora parte dell’Efdd al fianco dell’Ukip, dal quale Grillo aveva annunciato di voler “divorziare”, pensando probabilmente all’inevitabile uscita del partito dal Pe dopo la Brexit. «Tutto risolto» per Nigel Farage, dopo l’incontro di quest’oggi a Bruxelles, «sono felice di dire che tutte le divergenze con il MoVimento 5 Stelle sono state risolte in maniera amichevole» ha annunciato il leader indipendentista (non più a capo, dopo la Brexit, del partito) britannico. È tuttavia evidente che i grillini non rimarranno lì a lungo.

Gianni Pittella

Grillo ha già annunciato sul suo blog di volersi adoperare per la costituzione di un gruppo autonomo, il Ddm (Direct democracy movement). Mossa che verosimilmente non potrà avvenire prima della prossima legislatura, visto che per costituire un gruppo all’interno dell’Europarlamento sono necessari almeno 25 deputati di 7 diverse nazionalità. A questo punto diventava prioritario evitare che i 17 deputati del Movimento finiscano fra i “non iscritti”, limitandone pesantemente il peso politico all’interno del Pe. La questione era tutt’altro che semplice: nelle ultime ore Grillo ha, nell’ordine, annunciato il suo allontanamento dall’Ukip, proclamato la sua volontà di allearsi con l’Alde, preso una portata in faccia dai liberali europei, e infine dichiarato di voler creare un gruppo autonomo. Ma in serata, dopo una telefonata fra i due leader, la situazione si è (momentaneamente) aggiustata.

Antonio Tajani

Il tutto a pochi giorni dalle elezioni del nuovo presidente del Parlamento europeo, che si svolgeranno esattamente fra una settimana (il giorno 17). Le vicende di queste ore hanno inevitabilmente mutato gli equilibri, a sfavore del candidato Guy Verhofstadt che si è trovato a dover gestire l’opposizione del 50% dei membri del suo gruppo all’accordo che era intenzionato a stringere con Grillo. A beneficiarne, di conseguenza, i due italiani in corsa con i gruppi politici principali per la presidenza dell’Europarlamento: Gianni Pittella (S&D) e Antonio Tajani (PPE).

 

Valentina Ferraro
Foto © European Union and Creative Commons

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