L’Europa delle 3 “M” contro Trump: «si fermino i dazi»

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Macron-May-Merkel uniti tuteleranno gli interessi del Vecchio Continente. Ma il presidente Usa insiste: « gli squilibri commerciali vanno eliminati»

29 aprile 2018 | di | Attualità - Economia - Europa - in evidenza - Politica
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Si scoprirà solo dal primo maggio se gli Stati Uniti d’America applicheranno o meno i nuovi dazi su acciaio e alluminio anche all’Europa, ma questo ha provocato una (quantomeno insolita) unità di intenti tra i 3 principali leader del Vecchio Continente. Emmanuel MacronAngela Merkel e la sempre più vicina Theresa May si consultano e ammoniscono insieme gli Usa: non impongano dazi alle merci europee o l’Unione europea (per ora ancora con la Gran Bretagna presente) si difenderà, a tutela dei propri interessi.

La dura presa di posizione di Francia, Germania e Regno Unito – concordata durante una telefonata a tre tra Berlino, Londra e Parigi – è stata riassunta in un comunicato da un portavoce del governo tedesco: «gli Usa non devono prendere alcuna misura commerciale contro l’Unione europea, altrimenti l’Ue sarà pronta a difendere i propri interessi nel quadro delle regole del commercio multilaterale». Dopo poco, da Londra, una nota di Downing Street spiegava che i tre leader «sono impegnati a continuare il lavoro in stretto contatto con il resto dell’Ue e con l’amministrazione americana, con l’obiettivo di ottenere un’esenzione definitiva dai dazi statunitensi».

Sono passati pochi giorni dalle visite ufficiali dei primi due (Macron e Merkel) a Washington e dalle dichiarazioni per una Brexit dura e pura (della May), con Londra a parole sempre più distante dall’Europa comunitaria. Un po’ di più dal bombardamento insieme in Siria che ha visto Macron e May a fianco dello stesso tycoon Usa. Insomma, una volta di più a compattare i Paesi sono le motivazioni strategiche, in particolare basate sull’economia. A marzo, Donald Trump ha imposto tariffe del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10 su quelle di alluminio, misure dirette principalmente contro la Cina, che con le sue aziende sostenute dallo Stato invade il mondo con acciaio a buon mercato.

In quell’occasione, l’amministrazione americana aveva escluso quelle europee dal provvedimento fino al primo maggio, riservandosi una decisione dopo quella data. La Cina aveva risposto annunciando a sua volta dazi del 25% su 106 merci americane tra cui vino, frutta e carne di maiale, e i mercati hanno tremato, temendo una devastante guerra commerciale globale. Ora il dubbio che lo stesso possa avvenire tra i due lati dell’Atlantico.

La situazione sembra essere precipitata nelle ultime ore. Frasi che sono suonate eccentriche arrivate da Oltreoceano non hanno certo rassicurato i leader europei: «l’Ue sembra una bella cosa, ma è stata formata per approfittarsi degli Usa. Ma non me la prendo con loro, né con i leader di Cina o Giappone, me la prendo con i nostri passati presidenti», ha dichiarato Trump durante un comizio in Michigan nelle scorse ore, promettendo che «non sarà più così, quei giorni sono finiti, dobbiamo aprire quei mercati, è ingiusto» nei confronti degli Usa.

Ribadendo il suo sostegno agli agricoltori americani, il presidente americano ha spiegato che «quando gli Usa affrontano la Cina o l’Unione europea, che ha dei blocchi formidabili, è molto difficile per noi vendere le nostre merci. L’Ue è stata creata per approfittarsi degli Usa». E in risposta a qualcuno che dalla folla gridava «non più», ha replicato: «hai ragione. Non più. Infatti glielo abbiamo detto proprio ieri, usando quelle stesse parole, non più».

Dunque a poco sembrano essere servite le recenti visite, segnate da un apparente clima cordiale, di Macron e Merkel (soprattutto il primo, anche se la seconda ha evitato per ora l’attacco all’industria automobilistica tedesca) nella capitale statunitense, che hanno chiesto al presidente di posporre la decisione sui dazi all’import europeo. Merkel, in particolare, avrebbe proposto l’apertura di negoziati commerciali bilaterali tra Usa e Ue. Ma i tre leader, con la loro presa di posizione, sembrano prevedere decisioni poco amichevoli dopo il primo maggio.

 

Sophia Ballarin

Foto © Financial Times, The Telegraph, Euronews

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