Tria: «Impedire l’aumento della pressione fiscale»

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Il ministro dell’Economia al convegno di Confcommercio “Meno tasse per crescere”. Presentato il rapporto sul rallentamento del Belpaese

26 settembre 2018 | di | Economia

Giornata importante quella vissuta mercoledì 26 a Roma presso la sede di  Confcommercio di Piazza Belli, in occasione del convegno “Meno tasse per crescere” al quale ha partecipato il ministro Giovanni Tria alla vigilia del varo del documento di bilancio (Def). Per l’occasione il direttore dell’Ufficio Studi Confcommercio, Mariano Bella ha presentato un rapporto sulla economia italiana dal quale risulta che l’economia nel Belpaese sta rallentando.

«Abbiamo una pressione fiscale da Paese scandinavo» – ha dichiarato Bella – «ma servizi pubblici da Terzo mondo». Confcommercio ha poi presentato una simulazione sui possibili effetti della manovra economica che il governo si accinge a fare. La riforma della Fornero costerebbe 5 miliardi, la mini flat tax altri 5 miliardi, il reddito di cittadinanza (fase 1) altri 5 miliardi, la maggiore spesa per interessi vale 2,2 miliardi per un totale di 17,2 miliardi.

La pace fiscale che non impatta sul saldo strutturale, costerebbe altri 5 miliardi di euro. Se a queste spese si aggiungono 2 decimi di punto di spese non differibili (missioni militari) la proiezione di indebitamento sarebbe del 2,8%. Il rapporto ci dice anche che se il governo procedesse all’aumento dell’Iva, i consumi delle famiglie varierebbero percentualmente in maniera negativa.

Così nel 2019 viaggi e vacanze senza aumento Iva  si attesterebbero a 2,1, con aumento dell’Iva calerebbero a 0,7 (-1,4), mobilità e comunicazioni da 0,8 a -0,2, acquisto mezzi di trasporto da 0,3 a -0,8, abbigliamento e calzature da 0,5 a 0,0, consumi in pubblici esercizi da 2,2 a 1,5 (-0,7) per citarne solo alcuni. Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, nel suo intervento ha affermato: «sull’Iva non si tratta e non si baratta. Lo scambio tra più Iva e meno Irpef» – ha sottolineato il presidente – «equivarrebbe a tre errori e due autogol, perché più Iva e meno Irpef non riduce la pressione fiscale complessiva, colpisce invece i livelli di reddito più bassi e incide in  una fase di rallentamento della crescita del Paese. Sarebbe un danno all’equità sociale».

Per il presidente di Confcommercio la parola d’ordine è: ”equilibrio”, un termine caro a Tria che da tempo sostiene una politica economica equilibrata che deve essere coerente con obiettivi di interesse generale. Una politica di bilancio deve perseguire conti pubblici in ordine, disinnesco delle clausole di salvaguardia, avvio di riforme economiche e sociali questo deve essere il programma del governo.

Sangalli ha poi ricordato che il nostro Paese ha un livello di pressione fiscale superiore al 42% e che è necessario perseguire la progressiva riduzione delle aliquote a vantaggio dei contribuenti in regola. Il riordino delle aliquote e la riduzione del prelievo è ora imprescindibile. Le risorse devono essere trovate contrastando l’evasione e l’elusione per la crescita.

Il ministro Tria nel suo intervento ha precisato; «non ho sentito richieste che non siano condivisibili, ma vanno attuate un po’ per volta. Siamo partiti» – continua il ministro – «da una situazione che abbiamo trovato nella quale era previsto un accordo, del precedente governo con la Commissione europea, che si basavano su un forte incremento della pressione fiscale, le famose clausole di salvaguardia».

«Se si programma in questo modo era necessario affrontare questo problema. L’intervento del governo è invece ridurre la pressione e sterilizzare quindi queste clausole. Ci stiamo muovendo e al primo punto c’è trovare i margini per una crescita. Obiettivo primario è bloccare la decrescita dell’Italia rispetto gli altri Stati europei. Il primo anno vi saranno interventi a favore delle imprese, la flat tax andrà quindi incontro alle imprese medie e piccole».

«Punteremo poi su investimenti pubblici, modificando il codice degli appalti con strumenti di accompagnamento delle amministrazioni pubbliche nel disegnare progetti di investimenti». Giovanni Tria ha quindi elencato tra gli interventi da adottare subito il reddito di cittadinanza, i correttivi alla legge Fornero. Negli anni successivi sarà poi “aggredito” il problema dell’Irpef. << Dobbiamo dare un segno ai mercati finanziari  ed agli italiani –ha concluso il ministro- che la nostra è una manovra di crescita e non di austerity e che non crea dubbi sulla sostenibilità del nostro debito>>.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Giancarlo Cocco

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