Bolkestein: per cosa protestano gli ambulanti italiani?

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La direttiva europea prevede la messa a gara delle concessioni pubbliche, finora rinnovate “automaticamente” in Italia. Ecco perché alcune categorie si sentono in pericolo

20 marzo 2017 | di | Economia - Europa - in evidenza

Continuano le proteste contro la Bolkestein. Solo la scorsa settimana, a Roma, gli ambulanti sono tornati in piazza per manifestare. Qualche giorno prima era stata la volta dei tassisti. Ma cosa prevede la direttiva in questione e perché alcune categorie si sentono tanto minacciate?
La direttiva Bolkestein (2006/123/CE) è stata approvata dalla Commissione europea nel 2006 e recepita in Italia nel 2010 (dl 26 marzo 2010, n. 59) durante il governo Berlusconi. Si tratta di un regolamento che si propone di favorire il libero mercato all’interno dell’Ue, dunque la libera circolazione dei servizi fra i vari Stati membri. Prevede inoltre che le concessioni pubbliche vengano messe a gara, anziché assegnarle senza un termine preciso come è successo finora in Italia.

Ed è qui il nodo del contendere: alcune categorie, ambulanti in primis ma anche tassisti e gestori di stabilimenti balneari, finora avevano ricevuto le concessioni trattando direttamente con lo Stato che, automaticamente, le rinnovava per lunghi periodi, talvolta di generazione in generazione, mantenendo spesso canoni notevolmente bassi che in alcuni casi potevano addirittura considerarsi simbolici.
Con l’attuazione della Bolkestein, invece, una volta scaduti i termini, sarà necessario  partecipare a bandi di gara pubblici e vincerli per poter accedere alle concessioni. Bandi di gara che, ovviamente, saranno aperti a tutti i Paesi Ue.

Con il decreto “milleproroghe” il governo italiano ha stabilito di protrarre le concessioni attualmente in atto fino al 31 dicembre 2018. Dal 2019, dunque, dovrebbero iniziare le gare pubbliche con la conseguente riassegnazione.
Una data che si fa sempre più vicina destando la preoccupazione delle categorie interessate, che vedono vacillare ciò che finora avevano considerato un “bene” acquisito. E infatti gli ambulanti non chiedono un’ulteriore proroga, ma la totale esclusione della loro categoria dalla direttiva.

La maggior parte degli esponenti dei partiti di opposizione si sono schierati con gli ambulanti, contro la Bolkestein.
Da parte sua, il gruppo alla camera del Pd ha presentato una mozione in cui si chiede di “Rivedere il decreto di attuazione alla Direttiva Bolkestein escludendo il commercio su aree pubbliche o stabilendone l’applicazione secondo modalità che ne contengano le ripercussioni negative sul tessuto economico e sociale, anche mediante l’individuazione di criteri per la concessione delle autorizzazioni che tengano conto delle diverse caratteristiche e dimensioni degli operatori e dei luoghi in cui si svolge il commercio ambulante”.

Di certo la questione ben si presta ad essere cavalcata dall’onda, ormai dilagante, di populismo e dunque anche a facili strumentalizzazioni politiche. Aldilà delle dichiarazioni dei parlamentari di turno sarebbe infatti apprezzabile che i nostri politici studiassero una soluzione che possa davvero mediare le esigenze di tutti: delle categorie interessate ma anche di un’economia che deve necessariamente fondarsi sul libero scambio, tanto più perché parte dell’Unione europea.

 

Valentina Ferraro
Foto © Creative Commons

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