Davanti e dietro alle immagini della vita: Letizia Battaglia

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“Fotografando la Casa”, il primo workshop internazionale a Roma dedicato all’istrionica fotoreporter, tenutosi nei giorni scorsi nella sede del movimento femminista della capitale

13 luglio 2017 | di | Arte - Eventi

In uno dei luoghi più suggestivi dello storico rione Trastevere a Roma, oggi Casa Internazionale delle Donne, ma per secoli reclusorio femminile, lo scorso 24 giugno Elena Luviso, l’Associazione Diritti e Culture Organizzare Comunicando (ADECOC) e la stessa Casa internazionale delle donne hanno organizzato il primo workshop internazionale “Fotografando la Casa“, con una interprete per immagini del nostro tempo, Letizia Battaglia.

Per cinque giorni la fotografa, che ha interpretato se stessa e la sua arte con l’impegno della militanza, la cui fama ha da tempo varcato i confini dell’Italia, ha formato e messo alla prova i venticinque selezionati; donne e uomini di Paesi diversi e di età, che hanno avuto molteplici opportunità all’interno di un unico Master: la prima, voluta da Elena Luviso far conoscere la storia di un luogo dalla viva voce della giornalista e scrittrice Maria Paola Fiorensoli, autrice del libro “La dea Perenna. Via della Lungara 19 e dintorni”, che ne narra la storia assolutamente unica nel suo genere; il complesso, infatti, incastonato fra il Gianicolo in alto e il cuore di Trastevere in basso, vicino al Tevere, in quello che secoli fa era un triangolo sacro per la presenza di tante chiese, e monasteri, si è rivelato agli occhi dei frequentanti del workshop come una scatola cinese, una storia nella storia. Quando il movimento femminista romano, ormai qualche decennio fa, abbandonò la prima sede occupata, lo storico palazzo di via del Governo Vecchio, e diede inizio all’occupazione del Complesso del Buon Pastore, oggi Casa Internazionale delle Donne, non sapeva che quello fosse stato da sempre un luogo di reclusione femminile, con una storia degna delle migliori pagine di un romanzo storico.

Il workshop è iniziato così, nel migliore dei modi, legando il passato al presente perché compito dei frequentanti dell’insolito Master era quello di fotografare la Casa, come ha raccontato Letizia Battaglia, nel prendere parola la sera del 24, quando è stata presentata nella Mostra allestita al Caffè Letterario della Casa coordinata e organizzata da Elena Luviso: una selezione dei lavori dei corsisti. 3 giorni di scatti, selezione imperante e stampa di Francesca Rosini. Velocità, professionalità e caparbietà che contraddistinguono gli eventi luvisiani. Coinvolgimento e upsidedown emotiva emozionale dell’artista, della Casa dei partecipanti. Come ha ricordato la Maestra, «ho detto loro di andare in ogni dove della Casa Internazionale e fotografare». Gli scatti quindi hanno narrato un’altra storia del luogo, quella colta da chi non l’aveva mai visto, una realtà con occhi incontaminati, forse facendo emergere ciò che le donne assuefatte ormai alla sua storia imponente, scorgono con più difficoltà, alle prese con l’evidenza dell’abitudine.

I corsisti hanno lavorato gomito a gomito, non solo con Letizia Battaglia, ma con Elena Luviso – giurista, giornalista e organizzatrice di incontri internazionali di alto livello – cui è toccato il difficile compito di appianare e coordinare un workshop sperimentale, certamente originale, ma per questo ricco di tante incognite, riuscendo anche nell’amalgama. Sfide luvisiane a volte impossibili che trovano la naturale fattibilità nella passione e professionalità che ripone. L’ottica internazionale, intergenerazionale: il focus di fotogrammi che si parlano. Culture diverse, generazioni a confronto. Lo si è visto nella serata di presentazione della Mostra, sabato 24, quando nel cortile della Casa, in una di quelle indimenticabili serate estive romane, tutti sono saliti sul palco, in una sorta di grido liberatorio; il via all’evento è toccato a Marina del Vecchio, che con altre compagne di strada e di avventura fa vivere questo luogo che coniuga ancora oggi, storia e tradizione, dissenso e adattamento, libertà e mediazione; a seguire, la storica della questione femminile Fiorenza Taricone, Università di Cassino, e Livia Turco, presidente della Fondazione Jotti.

Tutte facenti parti del primo gioco europeo di alfabetizzazione di genere che sarà protagonista della notte europea dei ricercatori, ideato da Elena Luviso sostenuto da Livia Turco, Valeria Fedeli, Elena Marinucci e tantissime altre donne. I volti di tutti e tutte erano felicemente soddisfatti, nell’aver dato ma anche nell’avere ricevuto, intorno ad una fotografa che non più giovanissima, ma al contempo bambina, testarda e sognatrice, si è fatta narrare da due interviste che scorrevano sullo schermo del palco, i documentari scelti dall’organizzatrice. Uno sguardo di entrambi i generi su una donna scomoda e coraggiosa anche per questo senz’altro omogenea al luogo del workshop e al suo spirito. Una donna che ha inaugurato scelte oggi per le donne meno spigolose, ma al tempo, molto, ma molto meno. Più di mezzo secolo fa, quando una ragazza sedicenne si sposava e metteva al mondo dei figli e figlie, come nel suo caso, vedeva la sua vita scorrere sui binari del conformismo familiare.

È evidente che non è stato il suo caso: come racconta, ormai quarantenne sceglie di abbandonare le strettoie di una vita angusta e impara a diventare fotografa. La sua Palermo, quella che lei stessa dice di odiare ma al contempo di averne bisogno, era la Palermo delle scie di sangue lasciate dalla mafia, omicidi quasi giornalieri che Letizia Battaglia con le sue istantanee, spesso come ha descritto, scattate sui luoghi senza avere troppa cura del risultato per l’emergenza delle situazioni; è quasi paradossale che scatti brevissimi e ripetuti abbiano lasciato a noi una traccia lunghissima e senza fine nella storia italiana. Riprendere le violenze assistite, per amore e per professione, ha avuto un costo nella sua vita, ma pagarlo non ha alterato lo sguardo sul mondo, che è rimasto pulito, amaro, ma di denuncia. Ancora oggi, nella figura del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rivive indirettamente la forza delle immagini con cui Letizia Battaglia, senza sapere neanche chi fossero esattamente, aveva ripreso l’ennesimo delitto di mafia: in quel caso si trattava del presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella appunto.

Sulle sedie tutte occupate, i volti dei presenti hanno tradito tutta l’emozione della serata e sono stati partecipi non come spettatori, ma come collaboratori attivi della serata. Docente e discenti, pubblico in prima fila e dietro le quinte, un momento di gioia collettiva e omaggio senza riserve ad una donna che continua con uno dei suoi motti “Mi prendo il mondo ovunque sia“, non solo a sognare, ma a realizzare; la prova è il progetto del Centro Internazionale di Fotografia che aprirà i battenti a Palermo, di cui Letizia Battaglia è la garanzia vivente. Una sinergia di questa natura difficilmente non avrà seguito. Ci si aspetta dall’intesa forte fra l’artista e la progettista del workshop Elena Luviso, la prosecuzione di questa scuola itinerante, per continuare a imparare e a trasmettere ai giovani distratti da una tecnologia invasiva, ricca d’immagini insignificanti e talvolta analfabeta.

 

Pierfrancesco Mailli

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