Domenico Cimarosa: compositore cosmopolita nell’Europa del Settecento

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Al Festival di Innsbruck “Il matrimonio segreto”, opera pensata per il gusto raffinato della corte viennese

10 settembre 2016 | di | Cultura - Musica

L’Europa del Settecento è una realtà dinamica, all’interno della quale ampia è la circolazione delle idee, fitto lo scambio fra i compositori. Domenico Cimarosa nasce ad Aversa da una famiglia modesta, ma il talento lo porta ad affermarsi come uno dei musicisti più dotati del proprio tempo. La sua notorietà travalica presto i confini parti. Nel 1787 viene chiamato addirittura alla corte di Caterina II di Russia per sostituire il Sarti, maestro di cappella a Pietroburgo. Nel 1791 riprende la strada per l’Italia, sostando a Varsavia e a Vienna. Proprio qui nasce Il matrimonio segreto, unanimemente ritenuto dalla critica il suo capolavoro. Cimarosa approfitta dell’occasione offertagli per cogliere il suo successo più limpido e clamoroso. La storia narra che la sera della prima, dopo la rappresentazione, il sovrano Leopoldo II volle a cena tutta la compagnia, invitandola in seguito a ripetere l’opera per intero.

Il matrimonio segreto mostra raffinatezze che ben si spiegano con la destinazione viennese, luogo d’elezione della cultura strumentale europea. Il librettista Giovanni Bertati rielabora e semplifica temi che avevano ampia circolazione, dal ciclo di stampe di Hogarth dal titolo Le mariage à la mode, fino alla commedia The clandestine marriage di Garrick e Coleman.

unspecified-1La trama è facilmente riassunta. Paolino, un ragazzo di limitati mezzi finanziari, ha sposato segretamente Carolina, figlia del ricco mercante Geronimo, totalmente ignaro del fatto. Questi ha ben altri obiettivi nobiliari per la sua prole, ma alla fine sarà costretto a capitolare. A tale proposito promette in sposa l’altra figlia Elisetta al conte Robinson il quale, per scompaginare la trama e offrire l’occasione per episodi di comicità esilarante, si invaghisce proprio di Carolina. La commedia buffa si tinge a tratti di atmosfere patetiche, dando vita a una delle partiture più alte di Cimarosa.

Spassoso e vitale lo spettacolo messo in scena al Festival di Innsbruck dal regista Renaud Doucet e dallo scenografo André Barbe. L’ambientazione richiama quella di un enorme pollaio, nel quale il carattere realistico della vicenda si colora di sfumature fiabesche. Acrobati animano il palcoscenico volando di qua e di là. I personaggi, abbigliati in costumi dai colori molto accesi, mimano mosse da pennuti, scatenando il riso del pubblico.

Buona nel complesso l’esecuzione musicale. Alessandro De Marchi è un filologo attento, sorretto da un gran senso del teatro. La sua direzione è vivace e ricca di brio. Lo sostiene in maniera eccellente l’orchestra Academia Montis Regalis. Giulia Semenzato è una Carolina dagli accenti commoventi. Bravissimi i due buffi, Donato di Stefano (Geronimo) e Renato Girolami (Robinson). Klara Ek è una Elisetta più che corretta, mentre Loriana Castellano dona spessore al ruolo di Fidalma. Peccato solo per il tenore Jesús Álvarez, un Paolino di scarse qualità tecniche.

Il pubblico austriaco ha dimostrato di apprezzare.

Oksana Tumanova

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