Nato sempre più presente a Est. Con Russia si dialoga o guerreggia?

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Mille soldati Usa in Polonia, 650 britannici in Estonia, controllo canadese in Lettonia e tedesco in Lituania. Ma nei confronti di Mosca si cerca cooperazione

10 luglio 2016 | di | Attualità - in evidenza - Mondo

A differenza dell’Unione europea la Nato continua ad aumentare forze in campo e Paesi associati. Nel primo caso c’è la creazione di 4 battaglioni «robusti e multinazionali» sul “fronte orientale” diretti da Usa, Regno Unito, Canada e Germania. Dall’altro il nuovo ingresso – per ora come “osservatore” – del Montenegro, che è in attesa della ratifica degli altri Stati membri. Due fattori che dimostrano la forza dell’Alleanza e che preoccupano sempre di più la Russia. Perché «un attacco ad uno di questi Paesi sarà considerato un attacco contro tutta la Nato». Ma con la quale l’alleanza non intende chiudere il dialogo, anche perché determinante per la sicurezza europea.

Jens Stoltenberg
Jens Stoltenberg

Il vertice Nato di questi giorni a Varsavia segna dunque un “punto di svolta”, come ha commentato il segretario generale Jens Stoltenberg. E non solo per l’importanza delle decisioni prese, ma anche perché, come ricorda l’agenzia Ansa, è il primo summit dopo il referendum britannico sull’uscita dall’Ue e l’ultimo del presidente Usa Barack Obama. Sarà un caso ma quest’ultimo, dopo essersi schierato apertamente contro la Brexit, ha incontrato poche ore prima dell’apertura del vertice i vertici europei per siglare l’accordo di cooperazione Usa-Ue. E che il premier dimissionario britannico David Cameron, ancora scottato dal risultato del referendum, abbia deciso di presentarsi con ben 650 militari da schierare sul fronte orientale e una forza di intervento rapido da 3000 uomini pronto “su chiamata”. Una risposta all’invito Usa a rafforzarsi all’interno della Nato per mantenere la sua influenza internazionale una volta abbandonata l’Ue.

L’alleanza atlantica non perde, dunque, peso dopo l’addio di Londra come Stato membro dell’Unione europea. Semmai accadrà il contrario, come ha spiegato Stoltenberg all’indomani del referendum: ora l’alleanza «è più importante che mai come piattaforma per la cooperazione tra gli alleati europei». Quasi quattromila militari specializzati in più dispiegati lungo il confine orientale della Nato, per contrastare la minaccia russa, checché se ne dica. L’alleanza avrà guida canadese in Lettonia, tedesca in Lituania, britannica in Estonia e statunitense in Polonia, con ben mille uomini, mentre dagli altri Paesi arriveranno «altre forme di cooperazione» (l’Italia sta valutando il suo contributo).

Meeting of the North Atlantic Council at the level of Heads of State of Government - NATO Summit WarsawMosca resta comunque un partner decisivo per la sicurezza europea. «Per la Francia» – ha avvertito Hollande – «la Russia non è un avversario ne’ una minaccia. Vero è» – come è successo in Ucraina – «che a volte Mosca ha usato la forza, e noi l’abbiamo condannata». Ma è anche vero che rappresenta un partner «che può avere l’effetto di proteggere l’Europa da altre minacce». Un concetto che sta a cuore anche all’Italia e che ripete lo stesso Stoltenberg invitando i membri dell’Alleanza a non isolare il Cremlino. Che conferma nuovi segnali di apertura per «un grande spazio per la cooperazione», a patto che la Nato riesca ad abbandonare “l’assurda retorica” sulla minaccia russa.

 

Foto © Nato

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