Roaming: 90 giorni gratuiti non sono abbastanza

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La Commissione europea decide di rivedere la proposta sull’abolizione dei sovraccosti. Juncker: «Abbiamo ascoltato gli interlocutori e ora ci lavoreremo su»

12 settembre 2016 | di | Senza categoria

Si attende per questa settimana la presentazione della nuova proposta che regoli le tariffe di roaming all’interno dell’Ue fino a giugno 2017 (data in cui verranno definitivamente abolite). È probabile che Juncker la presenti mercoledì, quando terrà anche il discorso sullo Stato dell’Unione.
La precedente proposta, infatti è stata ritirata dalla Commissione Ue dopo solo quattro giorni. Sul sito della Commissione si legge semplicemente: «I servizi della Commissione, su istruzione del presidente Juncker, l’hanno ritirata e sono ora al lavoro su una nuova versione».
Il portavoce Alexander Winterstein ha spiegato la posizione del presidente che, dopo aver ascoltato gli interlocutori e preso atto delle molteplici critiche, ha stabilito che si poteva fare di meglio.

La proposta presentata la scorsa settimana prevedeva che gli operatori garantissero almeno 90 giorni l’anno (divisi a blocchi da 30 giorni) di roaming gratuito all’interno dei Paesi Ue. Questa copertura, infatti, era stata inizialmente giudicata sufficiente a coprire il 99% dei viaggi dei cittadini europei e delle necessità di coloro che studiano o lavorano in diversi Stati membri.
All’interno dell’Europarlamento, tuttavia, la copertura di 90 giorni non è sembrata a tutti adeguata. C’è da ricordare che la proposta in questione serve di fatto a gestire la fase “di passaggio” che porterà, nel giugno 2017 all’abolizione totale dei costi del roaming all’interno dei Paesi Ue. Nel frattempo, tuttavia, la Commissione deve impegnarsi a evitare abusi. I consumatori potrebbero infatti sfruttare questa situazione a proprio vantaggio, magari acquistando carte sim in uno Stato membro diverso dal proprio, dove le tariffe sono più vantaggiose.

«Alla luce delle prime reazioni ricevute» ha spiegato il portavoce Alexander Winterstein  «il presidente Juncker ha dato istruzioni ai suoi servizi di ritirare questo testo e di lavorare a una nuova proposta» aggiungendo che il presidente «ha ritenuto che bisognasse fare qualcosa di meglio e quindi ci lavoreremo su». «Questo non è fare marcia indietro» ha infine sottolineato Winterstein «a meno che lo sia tenere in considerazione le osservazioni dei propri interlocutori».

Tra gli interlocutori in questione, figurano senza dubbio i consumatori europei della Beuc che auspicano che «il ritiro della proposta della Commissione Ue significhi che torni alla lavagna per disegnare nuove regole tarate sugli interessi a lungo termine dei consumatori».
Inevitabilmente opposte le posizioni degli operatori tlc, per i quali la soglia dei 90 giorni era già più che sufficiente per un “uso equo” del roaming all’interno dell’Ue, proprio per mantenersi alla larga da eventuali abusi.

Kathleen Van Brempt
Kathleen Van Brempt

All’interno dell’Europarlamento, il Ppe si è detto soddisfatto della decisione di rivedere la proposta: «Stiamo spingendo – ha dichiarato il leader del Gruppo, Manfred Weber –  per la fine dei sovraccosti del roaming nel 2017 in piena trasparenza, questo è quello che abbiamo promesso ai nostri cittadini e lo sosteniamo ancora. Ci aspettiamo che la Commissione europea dia un segnale forte in questa direzione».

Simile anche la posizione dei socialdemocratici: «Quando abbiamo negoziato con Commissione e Consiglio – ha spiegato il vicepresidente del Gruppo,  Kathleen Van Brempt – il Parlamento ha accettato di introdurre misure per evitare abusi nelle chiamate in roaming, ma siamo anche stati chiari che un limite di tempo non era appropriato con il concetto di “uso equo” e ci siamo sempre opposti».

 

Valentina Ferraro
Foto © European Union

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