Tensioni in Kosovo: un muro dividerà serbi e albanesi?

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I lavori di restauro al ponte sul fiume Ibar a Mitrovica surriscaldano la situazione nell’ex provincia separatista. Rappresentanti dell’Unione europea: vigileremo

9 dicembre 2016 | di | Attualità - in evidenza
Il ponte di Mitrovica

Le autorità kosovare hanno accusato la municipalità di Mitrovica Nord, dove vive la più numerosa comunità serba del Kosovo, di aver iniziato la costruzione di un muro sul ponte dell’Ibar, il fiume che divide i quartieri settentrionali serbi da quelli meridionali albanesi. Secondo il governo di Pristina, l’intento è deliberatamente quello di creare una separazione tra le due aree della città: se così fosse, si tratterebbe della più clamorosa reazione agli ormai frequenti assalti da parte di estremisti albanesi nei confronti della minoranza serba, vittima nell’ultimo anno di episodi di intolleranza religiosa. Il più clamoroso risale alla fine dello scorso agosto, quando violente proteste da parte di alcuni nazionalisti impedirono a un gruppo di 150 pellegrini serbi di visitare la chiesa ortodossa nel villaggio di Mushtisht. Una situazione che allora aveva quindi portato le autorità di Mitrovica Nord a costruire barricate sull’Ibar, poi smantellate a fine ottobre.

Bandiere albanesi a Pristina (Kosovo)Il ministro kosovaro per il Dialogo, Edita Tahiri, ha espresso preoccupazione per la notizia, paventando conseguenze negative nei rapporti tra le due etnie: «La costruzione di questo muro è un atto illegale, perchè va contro gli Accordi di Bruxelles del 2013 sulla ristrutturazione del ponte sul fiume Ibar, e come tale verrà fermato. Adotteremo tutte le misure legali a nostra disposizione per abbatterlo. L’epoca dei muri è finita, ora è il tempo della libertà di movimento. La rimozione delle barricate dal ponte sul fiume Ibar ha messo fine a quel periodo». La Tahiri ha confermato di aver informato di quanto accade a Mitrovica l’Ue, una cui delegazione è giunta a Pristina per affrontare la questione.

Il sindaco di Mitrovica Nord, Goran Rakic, ha però smentito che la costruzione abbia intenti divisori tra le due etnie: «Il muro ha una semplice funzione di contenimento, servirà a proteggere la zona pedonalizzata dall’inquinamento acustico», precisando che l’intervento si colloca nel progetto già approvato. A proposito della preoccupazione espressa dal ministro Tahiri, ha aggiunto che le autorità serbo-kosovare hanno informato le istituzioni europee già prima che lo facesse il governo di Pristina: «I lavori sono svolti nel pieno rispetto degli Accordi sul fiume Ibar del 2013, e comunque la Tahiri non può decidere lei di cosa accade in questa parte di città abitata da serbi».

Sulla questione è intervenuta Maja Kocijancic, portavoce dell’Alto Commissariato per la Politica Estera dell’Ue, che ha confermato che l’Unione europea monitorerà ciò che accade al ponte sull’Ibar: la struttura verrà riaperta al traffico il prossimo 20 gennaio dopo il completamento di lavori infrastrutturali previsti dagli Accordi di Bruxelles, per facilitare il transito su entrambe le sponde.

Alessandro Ronga
Foto Wikicommons/G.Beharamaj

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