Una nuova Guerra fredda contrappone Russia e Stati Uniti

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Il fallimento della tregua in Siria è solo un tassello dello scontro globale che vede le due superpotenze fronteggiarsi. Fallisce l’utopia di uno sforzo congiunto contro l’Isis

5 ottobre 2016 | di | Politica

Analizzare i motivi per i quali è fallito l’accordo di tregua in Siria fra Russia e Stati Uniti, significa addentrarsi nelle dinamiche della nuova Guerra fredda che vede contrapposte le due superpotenze. Uno scenario di scontro globale, che passa anche attraverso il troppo spesso sottovalutato conflitto ucraino.

Come due antichi rivali , che per un breve periodo abbiano sopito una atavica ostilità, i due contendenti sono di nuovo di fronte allo scacchiere mondiale. Poco importa che, a farne le spese, siano inermi popolazioni, come quella siriana. Gli americani non sono meno coinvolti dei russi. Tutti combattono e bombardano senza curarsi delle conseguenze. L’offensiva delle forze di Bashar al-Assad su Aleppo è ripresa più ardente che mai, con l’appoggio di russi e iraniani. Tramontata l’idea di una tregua, le forze governative cercheranno di riconquistare questa posizione strategica nel più breve tempo possibile, per consolidare il controllo del Paese.

La tregua aveva fatto sperare in uno sforzo congiunto delle due superpotenze contro l’Isis. Uno scenario utopico presto sfumato. Qualcosa ha minato gli sforzi diplomatici di Kerry e Lavrov, anche se i due, almeno a parole, dimostrano di non volersi arrendere al dilagare incontrollato della violenza. Il canale fra Mosca e Washington rimane dunque aperto, ma presenta uno spiraglio che si va assottigliando sempre di più.

p030874000302-799120-jpgVladimir Putin sembra voler approfittare della momentanea debolezza degli Stati Uniti, sospesi nell’incertezza prima delle elezioni del nuovo presidente. In quest’ottica va letta la minaccia del leader russo riguardo una possibile sospensione degli accordi sul taglio della produzione di plutonio. Lo spauracchio atomico torna dunque a farsi sentire. Probabilmente solo una maniera per mostrare i muscoli, comunque un segnale preoccupante, anche considerando che i numerosi scenari di guerra aperti porgono il fianco a incidenti che potrebbero innescare spirali pericolose.

La Russia mostra ambizioni smisurate, probabilmente poco sostenibili considerando le difficoltà nelle quali si dibatte la sua economia. Il deficit del bilancio statale è infatti superiore alle previsioni, e le prospettive per la maggior parte della popolazione non sono certo rosee. Eppure la popolarità di Putin è ai massimi storici. Il patriottismo non teme affatto gli squilibri sociali, ma si nutre di propaganda. Il popolo è tutto, o quasi, riunito attorno al proprio leader, l’unico in grado di restituire dignità e fierezza a una nazione umiliata dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Nel frattempo il candidato repubblicano Donald Trump elogia il collega russo e lo addita come un esempio da imitare. Una condotta paradossale in un tale momento storico, che rientra nella strategia istrionica e provocatrice del miliardario statunitense. Trump aspira alla popolarità di Putin, cerca di fornire ai disorientati elettori l’immagine di un uomo forte, in grado di riconsegnare al proprio Paese il primato mondiale.

La Russia, dal canto suo, sembra voler mettere sul campo tutti i motivi di malcontento nei confronti delle politiche a stelle e strisce. Si stigmatizza la volontà di allargare la Nato ai Paesi dell’Est Europa, si condannano le presunte manovre statunitensi in Ucraina, responsabili dell’attuale guerra civile. La posta in gioco è altissima. Le due superpotenze hanno il compito di smussare, se non di rimuovere, gli squilibri politici da loro stesse fomentati. Se saranno in grado di farlo è difficile dirlo. Certo è che il mondo intero guarda, con il fiato sospeso, sperando che il buon senso prevalga sulla cieca contrapposizione.

Riccardo Cenci

Foto © European Union , 2016

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